Luglio 30th, 2010 by Carlo Lazzeroni
La situazione di emergenza che continuano a vivere le carceri italiane avrebbe bisogno di una vera presa d’atto da parte della classe politica. Un paese civile non può permettere una situazione di sovraffollamento come quello del nostro sistema carcerario, con gli ultimi dati che parlano di oltre 68 mila detenuti, rispetto alla capienza prevista che sarebbe intorno a 43 mila. Sono in continuo aumento i suicidi (siamo arrivati a 38 nel 2010, di fronte a 100 morti in carcere dall’inizio dell’anno), tra cui 4 agenti di polizia penitenziaria. Ogni anno più di 150 detenuti muoiono in cella, di questi 50 o 60 si suicidano: numeri drammatici, pressoché stabili da almeno 20 anni. Insomma, le nostre carceri appaiono sempre più terre di nessuno, dimenticate da tutti, nascoste sotto il tappeto come si fa con la polvere. Cuore non vede, occhio non duole.
In alcuni casi qualche detenuto riesce anche ad evadere tranquillamente, come successo in quello di Lecco e di Pisa. Quest’ultimo, considerato tra i migliori in Italia, ha visto la fuga di due albanesi, calati con le lenzuola, in pieno giorno. Si è scoperto così che non c’erano sorveglianti sulla torre di controllo e nessun tipo di allarme…
Tornando alla situazione insostenibile delle carceri, quello che prevede l’ordinamento penitenziario (legge del 1975) sembra sempre più un miraggio nell’Italia del 2010: “Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.[..] Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento é attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti.”
L’ordinamento prevede che il detenuto stazioni in cella la notte per poi trascorrere l’intera giornata in attività di rieducazione, ma ad oggi ci sono carceri in cui i detenuti arrivano a trascorrere anche 20-22 ore al giorno chiusi in una cella, spesso sovraffollata, dove è possibile soltanto stare in branda ad aspettare che il tempo passi in fretta. C’è poi da vergognarsi se si guardano i dati sulla custodia cautelare in Italia, confrontandoli con le cifre di altri paesi europei. Più del 50% dei detenuti si trova in carcere per effetto di custodia cautelare : cioè non sono ancora stati giudicati colpevoli, ma per l’abuso di questa misura che dovrebbe essere eccezionale, stanno attendendo il processo in carcere.
È difficile credere che molte carceri possano anche solo pensare di attuare un programma di reinserimento. Mancano i fondi e il personale.
Le promesse di Berlusconi sulla costruzione di nuovi carceri appaiono sempre più lontane e anche il piano del ministro Alfano teso ad alleggerire le carceri, in attesa di costruirne di nuove, sembra trovare delle resistenze in commissione giustizia.
E’ per questo che nei giorni scorsi un liberale come Luigi Compagna, senatore del PDL, ha presentato una proposta di legge, subito smentita dall’ala più giustizialista, maggioritaria, di quel partito.
La situazione di emergenza che si continua a vivere nelle carceri in Italia potrebbe portare anche ad una nuova esigenza del genere anche se appare in salita visto le polemiche politiche “strumentali” seguite all’ultimo “indultino” del 2006, che fu approvato da una maggioranza trasversale con il solo no di Lega Nord, Alleanza Nazionale e Italia dei Valori (e l’astensione dei Comunisti del PDCI). Oggi con il dominio leghista al governo sarebbe impensabile un provvedimento del genere, che comunque lascia qualche dubbio sull’efficacia, visto anche i risultati prodotti (dopo appena un paio di anni eravamo a punto e a capo).
La prospettiva vera dei prossimi anni dovrebbe essere incentrata per trovare il modo di dare vita ad una nuova concezione delle strutture carcerarie che dovrebbero essere costruite su piccole dimensioni e trovando il supporto e il coinvolgimento dei privati e delle associazioni no profit, più adatte ad attuare al meglio il recupero e il reinserimento delle persone che hanno compiuto reati.
Nel frattempo è ovvio che le guardie penitenziarie andrebbero aumentate di diverse unità, così come sarebbe auspicabile ridurre i termini di custodia cautelare per i reati meno gravi, aumentato il ricorso alla misure alternative alla detenzione, come l’adozione di procedure di controllo mediante strumenti elettronici o altri dispositivi tecnici (come il braccialetto elettronico) che hanno finora funzionato bene in molti paesi europei. Così come, laddove possibile, andrebbe messa in atto la procedura secondo la quale almeno una parte dei detenuti stranieri sconti la pena nelle carceri del proprio paese d’origine. Così come i condannati a pene inferiori a 3 anni (che sono 20 mila circa) potrebbero essere affidati ai servizi sociali e impiegati in lavori socialmente utili. Oltre che evitare l’affollamento record che stiamo vivendo, questo porterebbe un risparmio economico notevole, visto che dei circa 160 euro al giorno spesi per detenuto, solo 8 euro sono destinati al vitto e alla salute; il resto sono spese che riguardano manutenzione dei fabbricati, gestione ordinaria e personale.
Speriamo che la politica abbia un sussulto e trovi finalmente la volontà politica per dare vita ad una seria programmazione del sistema di detenzione, per migliorarne la vivibilità assicurando la doverosa sicurezza dei cittadini. Sicurezza che deriva innanzitutto dalla capacità di recuperare coloro che hanno sbagliato e purtroppo, con il sistema attuale, sono portati a continuare a delinquere una volta usciti dal carcere, quando non ricorrono al gesto disperato di farla finita.
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Luglio 28th, 2010 by Carlo Lazzeroni
Ieri la Giunta Regionale, guidata da Enrico Rossi, ha dato il via libera alla modifica del Pit, atto che dà il via all’iter per la costruzione della nuova pista a Peretola, che aprirebbe nuovi scenari nell’offerta aeroportuale della toscana. Si tratta anche di una svolta politica nella sinistra toscana, fortemente voluta dal sindaco Renzi e che ha trovato in Rossi l’alleato essenziale, dopo anni in cui la maggioranza regionale risultava scettica e contraria a tale opzione. Naturalmente siamo all’inizio di un percorso difficile con un progetto che dovrà superare la valutazione di impatto ambientale e le resistenze politiche della sinistra radicale e anche in molti esponenti del Pd, tra cui lo scettico presidente della Provincia di Firenze Barducci e i contrari sindaci di Campi e Sesto.
Allo stesso tempo Rossi ha iniziato a parlare con forza di trovare forme di collaborazione stretta e magari di gestione unica dei due aeroporti toscani. Queste proposte sono da tempo in campo e trovano anche ampie convergenze: il punto è capire cosa vuol dire e come si fanno. Specialmente ora, con questa novità della pista fiorentina, che in qualche modo potrebbe cambiare la situazione di forza tra i due maggiori aeroporti toscani, il Peretola e il Galilei di Pisa.
Ma vediamo innanzitutto un po’ di numeri che riguardano gli aeroporti italiani, con i dati riferiti al 2009, comparati anche con quelli del 2008. In questa classifica Roma Fiumicino è sempre prima (33.415.945 passeggeri ma con -4% rispetto al 2008), seguita dai due di Milano (Malpensa con -8,8% rispetto al 2008) e da Milano Linate (-10,5%). Al quarto posto c’è Bergamo (+9,7%). A seguire Venezia (-2,8%), Catania (-1,9%), Napoli (-5,1%), Bologna (+15, 5), Roma Ciampino (-0,4%) e Palermo (-1,6%).
In queste prime dieci posizioni gli unici a crescere rispetto al 2008 sono Bergamo e Bologna, grazie alla forte crescita dei voli low cost. E’ quello che è successo anche al Galilei di Pisa che in questa classifica del 2009 (un anno difficile anche per le compagnie aeree e gli aeroporti) risulta fuori dalle prime dieci posizioni, ma continua a crescere anche se la concorrenza di Bologna, (non di Firenze), inizia a farsi sentire grazie a scelte politiche e infrastrutturali che in Toscana non sono state fatte e di cui invece Bologna ha goduto, grazie ai tempi di percorrenza ferroviaria della Tav.
I dubbi derivanti dall’ operazione della nuova pista di Peretola quindi ci sono tutti perché il rischio è di togliere in qualche modo un presente positivo per Pisa (e anche per Firenze), sicuramente da migliorare, per un futuro ancora da realizzarsi e da quantificare nei volumi, nei passeggeri e nei guadagni complessivi, in favore principalmente di Peretola. E’ impossibile e indimostrabile, grazie alla nuova pista, arrivare a dire infatti che ci sarà un aumento di milioni di passeggeri in più sia per Pisa che per Firenze.
L’analisi dell’esistente ci mostra inoltre una serie di fattori importanti: che l’utente di Peretola deve pagare delle tasse aeroportuali più alte rispetto a Pisa; che Pisa e Firenze distano solo 81 chilometri per ferrovia e questa però non si riesca a percorrere in un tempo europeo al di sotto dei 45 minuti; che nel raggio di 100 km da Firenze, oltre a Peretola e a Pisa, c’è appunto la concorrenza di Bologna a 97 km, servita in Alta Velocità; che una nuova pista a Peretola – se dovesse arrivare a 3-4 milioni di passeggeri come sarebbe auspicabile - renderebbe l’aria irrespirabile in un’area di Firenze che risulta congestionata di opere pubbliche e private (Castello, Parco della Piana, Università, nuovo stadio multi sportivo, Scuola Carabinieri) in corso d’opera.
Insomma forse sarebbe stato meglio, come molti osservatori chiedono da tempo, che la politica toscana agisse, sempre in un’ottica di integrazione, per creare una rete seria di collegamento tra il capoluogo e il porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa, con un servizio vero di navetta tra la stazione Centrale di Pisa e il Galilei e un collegamento serio e veloce con Firenze (di max. 45 minuti) Santa Maria Novella e il Peretola.
E’ l’opinione anche di una voce autorevole in materia come quella di Giulio De Carli, amministratore delegato di One Works, che ha elaborato per conto di Enac e del ministero dei trasporti, il nuovo piano nazionale degli aeroporti. Da quanto si evince da questo studio, molti aeroporti (ben 24) non potrebbero più stare sul mercato e dovranno essere chiusi o drasticamente ridimensionati perché hanno un bacino di traffico insufficiente o vincoli infrastrutturali insuperabili. A questi scali lo Stato non dovrebbe più fornire nessun aiuto o sostegno finanziario, promuovendo lo spostamento del traffico verso scali più efficienti. La conclusione principale di policy del piano è quella di fare sistema a livello nazionale e a livello di macro-aree, invitando gli enti locali a fare scelte impopolari per evitare sprechi per scali che sono mal collocati, mal collegati e sottocapitalizzati. Altolà alla polverizzazione aeroportuale e alle guerre di campanile insomma.
E a proposito di Toscana, De Carli qualche mese fa dichiarava queste cose:
“Una pista più lunga per l’aeroporto di Firenze parallela all’autostrada? Sono contrario a forzare le situazioni. E’ bene che gli aeroporti crescano in maniera armonica e quello fiorentino ha due limiti forti nella montagna da un lato e nell’autostrada dall’altro.
Pisa? Eccellenza in Europa. Entrambi gli scali hanno lavorato bene in questi anni. Firenze ha un futuro radioso ma da scalo per affari, una sorta di London Airport in riva all’Arno…
Non si ragiona per aeroporti e campanili, ma per aeroporti, bacini di traffico e livelli di servizio che le infrastrutture devono offrire alla popolazione. La scelta di Pisa come aeroporto principale della Toscana non è stata una scelta sbagliata perché Firenze ha dei limiti infrastrutturali che sono sotto gli occhi di tutti e non è conveniente nè per chi gestisce l’aeroporto nè per gli utenti forzare l’attuale situazione. Firenze e Pisa sono aeroporti che devono svolgere il loro ruolo in modo coordinato per garantire la disponibilità di infrastrutture che servono al bacino di traffico. Se il bacino è sbilanciato su Firenze bisogna collegarlo meglio a Pisa. Ma a Pisa c’è un aeroporto che sta in una condizione ambientale più favorevole a far volare e a gestire i passeggeri.
Un’ora? Distanza europea. Il vero problema sono la qualità dei servizi con i quali si accede all’aeroporto. Il treno che garantisce l’accesso allo scalo pisano non offre certo un servizio di qualità e quindi su questo punto occorre lavorare.”
In conclusione se il pisano Rossi nei prossimi cinque anni avesse portato a compimento questa integrazione di cui parla anche De Carli, invece di dare l’ok alla nuova pista di Peretola, avrebbe probabilmente fatto crescere veramente il sistema aeroportuale toscano a beneficio di tutti i cittadini, fiorentini compresi. Speriamo di sbagliarci.
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Luglio 23rd, 2010 by admin
IL NO DI RICHARD
Ti stacchiamo la spina?» E Richard disse no
Richard Rudd aveva sempre detto alla famiglia che se gli fosse accaduto qualcosa non avrebbe mai voluto essere tenuto in vita da una macchina. Ma si sbagliava. Dopo essere rimasto paralizzato nell’ottobre 2009 in un incidente in moto, il 43enne inglese autista di autobus ha fatto il possibile per far capire ai medici che non voleva morire. Con un segno dell’occhio, per tre volte di seguito, ha detto sì al medico che gli chiedeva se voleva vivere ancora. E così è stato. Oggi, trascorsi nove mesi da quel momento cruciale, Rudd rimane paralizzato e bisognoso di cure costanti ma riesce a comunicare con i familiari e le figlie, Charlott di 18 anni e Bethan di 14: sorride, muove gli occhi e la testa. «Quando è arrivato il momento di decidere – racconta il padre – non avevamo dubbi. Ci aveva sempre detto che non avrebbe voluto vivere appeso a un filo». Ma fortunatamente i medici che lo avevano in cura all’ospedale Addenbrooke di Cambridge, hanno voluto provarci ancora. Hanno sollevato le palpebre del paziente e gli hanno chiesto di muovere gli occhi verso sinistra se non voleva morire. Rudd l’ha fatto tre volte e a quel punto era chiaro che capiva e lo hanno tenuto in vita.
PAESE DIFFICILE (1)
Giampaolo Ganzer è stato condannato in primo grado a 14 anni per traffico di droga. Non si tratta di un narcos qualsiasi, bensì di un generale dei carabinieri, comandante del Ros. Il cacciatore di trafficanti trattato alla stregua dei criminali ai quali dava la caccia. Quattordici anni di carcere, 65 mila euro di multa e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici è la sentenza dei giudici di Milano. Il generale Ganzer è stato condannato in relazione all’operazione «Cobra» iniziata nel febbraio 1994 e terminata nel novembre 1994 e all’operazione «Cedro uno», iniziata nell’ottobre 1995 e finita nel settembre 1997.
Il generale incassa la solidarietà e fiducia dell’arma dei carabinieri e del ministro dell’interno Maroni.
Certo è difficile vivere in un paese dove capi di governi e gran parte di forze politiche del passato sono stati accusati di collusioni con la mafia, che il primo partito italiano e l’attuale presidente del consiglio sarebbero stati costituiti con l’avallo e su spinta della mafia, che il capo dei Ros sia un trafficante di droga, ecc…
PAESE DIFFICILE (2) E’ difficile vivere anche in un paese dove dovremmo compatire chi, a bordo di una fiammante fuori serie, vediamo varcare il cancello di una lussuosa villa che ha appena affittato a Porto Cervo, Capri, Forte dei Marmi, Positano, oppure, perché no, Portofino e Taormina: nel 47% dei casi, secondo Contribuenti.it, infatti risulterebbe nullatenente o pensionato con la social card nel portafoglio…
EROI… PER VENDOLA
“Vincere per gli eroi dei nostri giorni, come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani” …
Niki Vendola
EROI
“Gli uomini passano ma gli ideali restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”
Giovanni Falcone
“La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità…”
Paolo Borsellino
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Luglio 21st, 2010 by Carlo Lazzeroni
La decisione del Tar di accogliere i ricorsi presentati dalla Bresso sulle presunte irregolarità di alcune liste che appoggiavano il governatore Cota, mi pare che rischi di portare a vivere l’ennesimo pasticcio all’italiana. Il Tar ha fatto, probabilmente, il proprio dovere secondo le norme: ma il problema in questo caso sarebbe tutto politico e del sistema su cui una democrazia si regge.
Se ci sono state, e questo sicuramente è successo, irregolarità nella presentazione delle liste, queste andavano sicuramente fermate: ma prima, non dopo le elezioni.
Dopo il regolare esercizio del voto, si possonoricontare le schede, ma solo se ci sono state delle irregolarità sull’espressione di voto. Questo non è avvenuto nel caso in oggetto ed è assurdo mettere in dubbio un’elezione, togliendo voti a quei cittadini che hanno espresso la preferenza per delle liste che chiaramente erano collegate al candidato presidente Roberto Cota.
Queste non dovevano trovarsi sulla scheda elettorale: ma se ci sono, come si fa ad annullare quei voti correttamente espressi dai cittadini? Vedremo quale decisioni saranno prese nei prossimi mesi, ma il criterio finora adottato credo che indebolirebbe la nostra democrazia. Ricordiamo tra l’altro quello che successe negli Stati Uniti nelle elezioni contestate del 2000 tra Bush e Al Gore, con il decisivo voto in Florida. In quel caso emersero forti irregolarità nel processo di voto ma, di fronte alla decisione della Corte Suprema di non ricontare i voti perché i tempi sarebbero stati troppo lunghi per la proclamazione, lo sconfitto Al Gore accettò quella decisione e, dal giorno dopo, la democrazia americana si mise in moto come nulla fosse accaduto.
Nel caso del Piemonte il risultato è chiarissimo e non può essere messo in dubbio per delle irregolarità commesse dai presentatori delle liste. Chi si è reso colpevole di chiare irregolarità andrà multato e perseguito a norma di legge. Si può anche pensare di revocare il seggio di consigliere regionale eletto in quelle liste, dandolo ad altre liste che appoggiavano lo stesso candidato presidente. Ma mettere in dubbio la vittoria di Cota e della sua maggioranza ricontando le schede (con una forzatura si vorrebbe rendere valido il voto solo se espresso al candidato presidente quando era possibile invece per l’elettore dare il voto solo alla lista che automaticamente andava anche al presidente collegato) oppure fare ripetere le elezioni sarebbero una ferita alla nostra democrazia. Evitatecela.
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Luglio 19th, 2010 by admin

Spunti interessanti da questa intervista, pubblicata da City, a Giuseppe Faso, autore del ”lessico del razzismo democratico”. Il suo centro interculturale aiuta le scuole ad insegnare l’italiano ai bimbi di origine straniera.
Leggi l’intervista
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