Aprile 24th, 2010 by Carlo Lazzeroni

In questi giorni si sta preparando il regolamento dell’Agenzia Casa del Comune di Pisa, strumento che dovrebbe aiutare molte persone e famiglie che si trovano nella cosiddetta fascia grigia di povertà, a risolvere il problema della casa.
Dalla proposta della Giunta Comunale scaturisce che potranno usufruire di tale strumento i residenti a Pisa e tutti coloro che, anche di altri Comuni, ci lavorano; sono elencati inoltre una serie di condizioni-punteggi da assegnare per stabilire la graduatoria.
Come componente (uditore) della seconda commissione consiliare ho proposto, per conto dell’Unione di Centro, un emendamento, a prima vista un po’ provocatorio, che potesse essere utile per aprire una riflessione. Tale emendamento prevedeva di dare alcuni punteggi, considerando gli anni di residenza nel Comune di Pisa (da un max. di 4 punti per coloro che ci risiedono da oltre venti anni ad un minimo di 1 punto per coloro che ci risiedono da 5).
Questa proposta serviva evidentemente da un lato a non fare superare in graduatoria i residenti pisani da coloro che vivono nei comuni limitrofi che lavorano a Pisa, dall’altro a favorire nella graduatoria coloro, italiani o stranieri che siano, che da un po’ di anni hanno deciso di investire sul nostro territorio contribuendone lo sviluppo, rispetto a coloro che magari si sono trasferiti nella nostra città da pochi mesi.
Il Partito democratico ha votato contro questi emendamenti anche se la maggioranza di questo ha riconosciuto l’importanza di prevedere qualche punteggio per i residenti a Pisa. Vedremo che cosa proporrà. Certo è che una proposta che qualcuno ha definito di stampo “leghista”, risulta molto più soft di quella che il nuovo presidente della Giunta Regionale Enrico Rossi sembra avere in testa: per quanto riguarda le case popolari ha proposto infatti che vi possano partecipare, tra gli immigrati, solo quelli che abbiano la residenza da almeno 10 anni, portata poi a 5 anni dopo le insistenze della sinistra radicale. Insomma anche a sinistra qualcuno, il problema di come gestire una situazione difficile, come quello dell’assegnazione degli alloggi, se lo sta proponendo.
Vorrei discuterne anch’io, pacatamente, e trovare le soluzioni più idonee per evitare inutili conflitti sociali e guerre tra poveri che potrebbero far fallire il progetto di una società mlticulturale, multietnica e multireligiosa che io invece auspico.
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Aprile 15th, 2010 by admin
LA MALEDIZIONE DI KATYN
Sabato 10 aprile 2010, 96 persone, tra cui il Presidente della Repubblica Polacca Lech Kaczynski, sono morte in un incidente aereo in Russia mentre si recavano alla commemorazione, per la prima volta, dell’eccidio compiuto 70 anni fa a Katyn per ordine di Stalin, e nascosto fino alla fine del comunismo, contro 22 mila tra ufficiali e civili polacchi. Fu sterminata volontariamente l’elite di un paese. Questo incidente aereo ripropone, in piccolo, la perdita di una buona parte dell’elite della Polonia. Preghiamo per le vittime e perchè questo valoroso paese risorga più forte di prima. 
CONTROTENDENZE
Al Comune di Galatina vince, al secondo turno, il candidato dell’Unione di Centro, Lista Io Sud e altre civiche, contro il candidato del Popolo della Libertà. A volte succede…

LIBERTA’
La libertà non è divisibile; buona nella politica o nella religione e non buona nell’economia o nell’insegnamento: tutto è solidale. Vedo che certi cattolici sociali ora sarebbero disposti ad abbandonare la libertà economica e non comprendono che essi così abbandonano la libertà in tutti i campi, anche quello religioso.
Luigi Sturzo
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Aprile 14th, 2010 by admin
Dopo tanti attacchi feroci e spesso ingiustificati a tutta la Chiesa e a Benedetto XVI in particolare mi sembra importante questo articolo uscito oggi sul Corriere della Sera.
Una difesa laica del Papa
di Piero Ostellino
All’origine dell’aggressione cui sono sottoposti la Chiesa, e lo stesso papa Benedetto XVI, sul tema della pedofilia in ambito ecclesiale, ci sono un pregiudizio razionalista e una violenza giacobina: si pensi alla «peste pedofila » di cui parla Paolo Flores d’Arcais, che prefigura la dannazione per volontà popolare dell’«untore » di manzoniana memoria. Sono toni cui dovrebbe essere estranea la stessa cultura laica. Che non è negazione della religione, ma cavourriana separazione tra le leggi e i comandamenti, tra lo Stato e le istituzioni ecclesiastiche. Il pregiudizio razionalista tende invece a cancellare la distinzione kantiana, e liberale, fra peccato e reato; pretende di assimilare, «omologare», i comportamenti della Chiesa a quelli della società civile, negandone la specificità spirituale, codificata nel diritto canonico, ben diverso da quello positivo dello Stato secolarizzato.
La Chiesa, che condanna il peccato e perdona il peccatore pentito, ha commesso in passato (anche con Papa Wojtyla) molti errori in materia di pedofilia ecclesiale. I reati andavano denunciati con coraggio, mentre varie forme di reticenza hanno contribuito a peggiorare la situazione. Tuttora gli atteggiamenti, spesso confusi e contraddittori, di alcuni rappresentanti del clero non aiutano a far chiarezza. Quando risuonano paralleli impropri con le persecuzioni antisemite, o si stabiliscono arbitrarie correlazioni tra omosessualità e pedofilia, si ha l’impressione che papa Ratzinger vada tutelato anche dalle sortite incaute di alcuni alti prelati.
Resta il fatto che non si può chiedere alla Chiesa di rinunciare a uno spazio autonomo di analisi e di giudizio, che è tutt’altra cosa dalla pretesa di sottrarre i propri membri all’imperio della legge. Lo Stato e la Chiesa hanno missioni diverse e la pretesa di cancellare questa feconda differenza danneggerebbe entrambi. Si sta manifestando, inoltre, un vistoso paradosso. A essere oggetto degli attacchi più aspri è proprio l’attuale Pontefice, che ha il merito indubbio di aver fatto opera di trasparenza all’interno della Chiesa, su un fenomeno troppo a lungo sottaciuto, e di aver cercato di definire, e distinguere, gli ambiti dei tribunali civili, riconoscendone le prerogative in tema di persecuzione del reato di pedofilia, secondo la legge civile, e quelli propri della Chiesa, rivendicandone l’autonomia nella condanna dei peccati e nella redenzione dei peccatori, secondo il diritto canonico e la propria predicazione (si chiama carità cristiana). Nonostante questo, oggi Benedetto XVI rischia di passare come il Papa che ha coperto la pedofilia dei sacerdoti.
La distinzione fra peccato e reato è parte integrante della nostra cultura e della nostra civiltà, alla quale non possiamo rinunciare. Essa sanziona la differenza, e la distanza, fra lo Stato democratico-liberale, fondato sui diritti e le garanzie individuali, e lo Stato teocratico: un ordinamento oppressivo che, come hanno tragicamente provato i totalitarismi anche di un recente passato, non s’identifica solo nel connubio fra trono e altare, ma, anche e soprattutto, nell’illusione razionalista e nel tentativo volontaristico di cambiare, con mezzi coercitivi, la natura dell’uomo. Di fronte allo spettacolo inquietante cui stiamo assistendo, stupisce, infine, la grande quantità di spettatori che rimangono silenti in un’apparente indifferenza. Come se la stessa nostra democrazia liberale non fosse debitrice del messaggio cristiano che ha posto al centro la sacralità e l’inviolabilità della persona.
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Aprile 9th, 2010 by admin
A proposito di riforme costituzionali, tornate in queste ore di grande moda, condivido l’approccio di questo fondo di Giovanni Sartori (con cui quasi mai mi trovo d’accordo) uscito oggi sul Corriere della Sera che, spiegando un pò di modelli presidenziali e non, invita la politica italiana a copiare un sistema da altri paesi, ma scegliendolo in maniera ”completa”, senza modificarlo cioè all’amatriciana…
Di Giovanni Sartori - Corriere della Sera del 9 aprile
Dico presidenzialismi (al plurale) perché ne esiste più di uno, ai quali si aggiungono poi presidenzialismi fasulli inventati dall’ignoranza dei politici e dal pressappochismo crescente dei giornalisti. Per esempio molti chiamano il regime berlusconiano un «presidenzialismo». No: non c’entra per niente. Altri ritengono che un sistema è presidenziale se e quando il capo dello Stato è eletto direttamente dal popolo. Ancora no: non è così. In Irlanda, Islanda e Austria, per esempio, il capo dello Stato è eletto direttamente ma i presidenti in questione sono «di facciata» (cito il politologo francese Maurice Duverger, che se ne intende).
Il sistema presidenziale fu inventato dai costituenti americani di Filadelfia perché a loro mancava il re, mancava il monarca (e nel Settecento tutti i grandi stati erano dinastici); e per quanto successivamente adottato in tutta l’America del Sud, lì il modello degli Stati Uniti ha funzionato, di regola, maluccio. Pertanto si potrebbe dire che i presidenzialismi del Nuovo Mondo sono due; e la differenza che forse più di ogni altra ha fatto la differenza è il rispettivo sistema elettorale: maggioritario negli Stati Uniti, quasi sempre proporzionale al Sud. Non lo dico per sostenere che al presidenzialismo occorra l’uninominale, ma solo per far presente che con il presidenzialismo (e probabilmente anche con tutte le democrazie che funzionano) il sistema elettorale è parte integrante e costitutiva dell’edificio.
Se il presidenzialismo puro riesce a funzionare solo a Washington, se ne ricava che il semi-presidenzialismo di tipo francese è — nel contesto dei presidenzialismi — l’opzione di gran lunga preferibile. Se Fini ora appoggia davvero questa formula (finora era sempre restato nel vago), e se la Lega — che ha già il placet di Berlusconi — si è davvero convertita al semi- presidenzialismo (alla Bicamerale del 1997 lo votò non per convinzione ma per intralciare il gioco di D’Alema che allora puntava, immagino per sé, al premierato di tipo israeliano), questa soluzione è, ritengo, accettabile e difendibilissima. A condizione, beninteso, che non venga «ripastrocchiata» all’italiana (come si sta già cercando di fare).
Altrimenti l’altra opzione diciamo in grande (perché esiste anche l’opzione di piccole riforme di governabilità nel contesto della Costituzione esistente) è il cancellierato di tipo tedesco. Il rifacimento costituzionale è in questo caso più modesto (visto che restiamo nell’ambito di un sistema parlamentare); ma il sistema elettorale è ugualmente decisivo e dovrebbe restare così come è in Germania: proporzionale con sbarramento al 5% non aggirabile mediante alleanze elettorali truffaldine.
Anche a questo proposito sento da gran tempo ripetere che il «genio italico» non può imitare, non si deve degradare nel copiare. Stupidaggini. Il nostro Statuto Albertino del 1848 fu copiato dalla costituzione belga del 1831; e tutti i sistemi parlamentari europei dell’Ottocento furono ispirati dall’Inghilterra di allora. Se il modello tedesco ci convince, non obietto: ma deve essere tedesco, non rifatto all’amatriciana.
Al Giappone sconfitto venne imposto dagli americani un costituzionalismo di tipo parlamentare; e quando gli americani se ne sono andati, quel costituzionalismo i giapponesi se lo sono tenuto. Smettiamola di essere «geniali». Non solo non lo siamo, ma è inutile esserlo quando non occorre. Se l’ombrello è già stato inventato, occorre davvero reinventare l’ombrello all’italiana?
Finora ho richiamato due presidenzialismi veri e propri, più un semi-presidenzialismo che è tutt’altra cosa (difatti potrebbe anche essere detto «semi-parlamentarismo»), più il premierato parlamentare di tipo tedesco, il cancellierato. Resta l’elezione diretta del capo del governo (non, sia chiaro, del capo dello Stato) inventata in Israele e ivi rapidamente ripudiata dopo le due elezioni mal riuscite del 1996 e del 2001. Dunque il modello israeliano è stato sconfessato dai suoi inventori, e non è stato preso in considerazione da nessun altro Paese. Salvo che in Italia, che lo ha coccolato non solo prima che fallisse ma che continua a coccolarlo a tutt’oggi. Questo coccolamento deriva dal fatto che il grosso dei nostri legislatori, e del personale mediatico che li pappagalleggia, non afferra la differenza tra l’elezione diretta di un presidente (sistema presidenziale) e l’elezione diretta del capo del governo (in un sistema che resta pur sempre di tipo parlamentare).
Ma purtroppo il grosso degli italiani non si interessa di queste astruserie, delle riforme costituzionali, nemmeno quando sono in cantiere. Peggio per loro. Finché sarà così si meriteranno il cattivo governo e il «malservizio» dei quali si lamentano.
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Aprile 9th, 2010 by admin
articolo di Matteo Orsucci - Liberal del 7 aprile scorso
Poco sotto la targa che ne ricorda il soggiorno, qui in via della Faggiola, c’è una scritta fatta con uno spray nero: «Curva Nord sempre presente».
Siamo a circa un centinaio di metri dalla Scuola Normale, a Pisa, nel centro storico e in teoria cuore culturale della città. La casa che Giacomo Leopardi prese in affitto nell’inverno del 1827 per risiedervi fino a metà dell’anno successivo ha appunto una lapide che ne tributa il passaggio; poi i muri sono lì in bella mostra e qualche
ultrà nerazzurro, fregandosene della memoria del recanatese, ha voluto far sapere che i tifosi continuano ad appoggiare il Pisa Calcio, nonostante gli scarsi risultati.
E forse anche questo è un segno dei tempi…
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