Febbraio 24th, 2010 by Carlo Lazzeroni
Negli ultimi anni quando a Pisa si parla di associazionismo e spazi per giovani di solito si finisce sempre a parlare del progetto Rebeldìa. Già nel passato nella nostra città varie associazioni si sono “prese” nel tempo dei luoghi pseudo-abbandonati, ottenendo poi dal Comune il relativo riconoscimento a utilizzare tali spazi attraverso comodati di varia natura. Con il progetto Rebeldia sta succedendo la stessa cosa. Infatti, con la scusa che all’interno del progetto esistono varie attività di “positiva utilità sociale” il Comune, che aveva concesso a Rebeldia gli spazi in Via Battisti (dopo che quelli del progetto avevano occupato spazi dell’Università di Pisa) di proprietà della Compagnia Pisana Trasporti in comodato gratuito con l’impegno che questi fossero lasciati liberi alla data del 28 febbraio 2007, si trova oggi a fare bandi “blindati” a favore di Rebeldia, per assicurarle altri spazi adeguati nella zona della stazione. Il bello di tutto ciò è che loro non vogliono spostarsi da dove si trovano oggi, limitando tra l’altro lo sviluppo e il miglioramento di un’area così importante della città. Ma il punto è sempre lo stesso: è giusto eticamente che tutte le altre associazioni, giovanili e non, che negli anni hanno operato e operano nella città per il bene comune di tutti e non pensano neanche minimamente ad occupare case o enti di proprietà pubblici/privati debbano, in nome di un’assurda idea di coesione sociale che in realtà è incentivazione all’illegalità, continuare a subire in silenzio e accettare l’idea che solo chi infrange ripetutamente le regole trova ascolto nella pubblica amministrazione?
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Febbraio 20th, 2010 by admin

SENZA PAROLE
E’ il 6 aprile dell’anno scorso. Gli italiani sono incollati ai televisori, alle radio e ai siti internet che riversano nelle case le immagini e le parole del disastro. Mentre il Paese fissa gli occhi sul terremoto che ha distrutto L’Aquila, due imprenditori sono impegnati in una telefonata. L’Aquila e l’Abruzzo stanno appena cominciando a contare i loro morti: sono le 15,34. Al telefono ci sono Francesco Maria De Vito Piscicelli e suo cognato, Gagliardi. Cosa hanno di così importante da dirsi i due?
Piscicelli dice: «…si».
Gagliardi risponde: «…oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito…non è che c’è un terremoto al giorno».
Piscicelli: «..no…lo so (ride)».
Gagliardi: «…così per dire per carità…poveracci».
Piscicelli: «..va buò ciao».
Gagliardi: «…o no?».
Piscicelli: «…eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto».
Gagliardi: «…io pure…va buò…ciao.

IPOCRITI
Morgan in un’intervista dichiara di far uso regolare di cocaina. Subito viene allontanato dal festival e zelanti moralisti chiedono alla Rai di annullare qualsiasi collaborazione in atto. Ora per quel poco che ne so un po’ tutti sapevano della sua “abitudine”, così come probabilmente di molti altri. Ma siccome in Italia l’importante è seguire la regola “si fa ma non si dice”, sono abbastanza preoccupato. Sapendo la quantità spaventosa di cocaina che circola nel nostro paese, spero che in molti ambienti non si aspetti che coloro che la usano, magari autisti di pullman, treni, aerei oppure medici, ingegneri, poliziotti, ecc…facciano interviste sui giornali per allontanarli dal lavoro… Stesso discorso vale per i politici, ma lì in effetti noi cittadini rischiamo meno!

DEMOCRAZIA GIUDIZIARIA
In Puglia l’Italia dei Valori di Di Pietro candida alle prossime elezioni regionali come capolista il pubblico ministero barese Lorenzo Nicastro, fino a ieri in servizio alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari. E’ uno dei pm che ha condotto per anni indagini su quel territorio che hanno portato tra l’altro nel 2009 al rinvio a giudizio del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto del Pdl…
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Febbraio 17th, 2010 by admin
di Ernesto Galli della Loggia - Corriere della Sera
Si accontenti chi vuole di credere che «il problema è politico» e riguardi quindi la destra e la sinistra. Sì, questa volta a essere presi con le mani nel sacco sono stati esponenti del Pdl, ma in passato la stessa cosa è accaduta con esponenti del Pd: ma anche dando per scontato che le imputazioni a loro carico siano domani convalidate da una sentenza, davvero la corruzione italiana si riduce a quella dei politici? Davvero in questo Paese la sfera della politica è malata e il resto della società è sano? Non è così, con ogni evidenza. Ognuno di noi sa bene che non è così, e non bisogna smettere di dirlo, anche se i soliti moralisti di professione grideranno scandalizzati che in questo modo si finirebbe per occultare «le precise responsabilità politiche». Ma figuriamoci: cosa volete mai che si occulti, con tutta la stampa ormai scatenata dietro Monica e Francesca, dietro Bertolaso, Balducci, e compagnia bella?
Proprio perché non ha alcuna natura propriamente politica ma affonda radici profondissime nel corpo sociale - cosicché nella politica essa si riversa soltanto, essendo uno degli ambiti dove più facile è la sua opera - la corruzione italiana sfugge a ogni facile terapia. Come si è visto quando, convinti per l’appunto del suo carattere politico, abbiamo creduto che almeno per ridurne la portata bastasse mutare il sistema elettorale, o fare le privatizzazioni, o cambiare la legge sugli appalti, o finanziare i partiti in altro modo dal finanziamento diretto; o che l’esempio di «Mani pulite», di cui proprio oggi è paradossalmente il 18mo anniversario, potesse segnare una svolta. Invece è stato tutto inutile. La corruzione italiana appare invincibile. Rinasce di continuo perché in realtà non muore mai, dal momento che a mantenerla viva ci pensa l’enorme serbatoio del Paese. La verità, infatti, è che è l’Italia la causa della corruzione italiana: lo si può dire senza rischiare l’accusa di lesa maestà? Chi si ostina a credere che «il problema è politico», che tutto si riduca a destra e sinistra, lo sa che le tangenti continuano a girare vorticosamente anche nel privato: che dappertutto qui da noi, quando ci sono soldi in ballo, non si dà e non si fa niente per niente?
Lo sa che i concorsi più vari (non solo le gare d’appalto!) sono sempre, in misura maggiore o minore, manipolati? Riservati agli amici e ai protetti quando non direttamente truccati in un modo o nell’altro dai concorrenti con la complicità delle commissioni, e il tutto naturalmente in barba a ogni credo politico? E che colore politico pensa che abbia l’evasione fiscale dilagante? O i tentativi a cui si dedicano incessantemente milioni di italiani di violare i regolamenti urbanistici ed edilizi in tutti i modi possibili e immaginabili (spessissimo riuscendoci grazie all’esborso di mazzette)? E a quale schieramento politico addebitare, mi chiedo, il sistematico taglieggio che da noi viene praticato da quasi tutti coloro che offrono una merce o un servizio al pubblico, come le società autostradali, quelle di assicurazione, le compagnie telefoniche, le compagnie petrolifere, quelle aeree, le banche, le quali tutte possono a loro piacere fissare tariffe esagerate, imporre contratti truffaldini, balzelli supplementari, clausole capestro, sicure dell’impunità? Sì lo so, tecnicamente forse non è corruzione. Ma so pure che in molti altri Paesi comportamenti del genere sono severamente sanzionati anche sul piano penale. Da noi no, sono considerati normali. Perché?
La risposta è nella nostra storia profonda, nei suoi tratti negativi che i grandi ingegni italiani hanno sempre denunciato: poca legalità, assenza di Stato, molto individualismo anarchico, troppa famiglia, e via enumerando. Perciò l’Italia è apparsa tante volte un Paese bellissimo ma a suo modo terribile. E lo appare ancor di più oggi, dopo aver perso anche gli ultimi pezzi delle sue fedi e dei suoi usi antichi. Più terribile e incarognito che mai. Più corrotto. Spesso queste cose le capisce per prima l’arte, e in particolare il cinema, il nostro cinema, a cui tanto deve la conoscenza di ciò che è stata ed è l’Italia vera. Quell’Italia vera che riempie, ad esempio, le immagini dell’ultimo film di Pupi Avati, Il fratello più piccolo, in arrivo proprio in questi giorni nelle sale cinematografiche. Un ritratto spietato di che cosa è diventato questo Paese: una società dove gli unici «buoni» sembra non possano che essere dei disadattati senz’arte né parte; dove, nell’ultima scena, dal volto pur devastato e ormai annichilito di un grandissimo De Sica, ladro e canaglia ridotto all’ozio forzato su un terrazzino di periferia, non cessa tuttavia di balenare il guizzo di un’inestinguibile mascalzonaggine. È di una lucida resa dei conti del genere che abbiamo bisogno; di guardare a fondo dentro di noi e dentro la nostra storia. Non di credere, o di fingere di credere, che cambiare governo serva a cambiare tutto e a diventare onesti.
Ernesto Galli della Loggia
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Febbraio 11th, 2010 by Carlo Lazzeroni
Nell’edizione di mercoledì del Corriere Fiorentino è apparsa un’interessante lettera di Tommaso Ciuffoletti, già giovane segretario provinciale del partito socialista fiorentino, che deluso dalla politica in Toscana afferma che non andrà a votare proprio perché ama la politica.
Non andrò a votare perchè amo la politica - di Tommaso Ciuffoletti
Prendo spunto da questa lettera per alcune considerazioni. Le cose che dice sono assolutamente condivisibili anche se io rimango dell’idea che rinunciare al diritto - dovere del voto sia sempre e comunque sbagliato.
Credo tra l’altro che ci siano le condizioni, anche in Toscana, per provare ad esercitare un voto utile, seppure all’apparenza minoritario.
E’ il voto che gli elettori possono esprimere scegliendo l’Unione di Centro, forza politica di cui faccio parte. Da sempre, seppure con posizioni numeriche limitate, si batte in Toscana all’interno e fuori dalle varie istituzioni, contro quello che Ciuffoletti definisce il “regime” toscano. Lo ha fatto e lo fa, con il rispetto istituzionale di una forza responsabile e moderata, ma con l’energia di chi è sempre stato e continua a stare all’opposizione non tanto perché quelli del Partito Democratico sono ancora comunisti, come qualcuno del PDL continua a urlare, ma perché nelle nostre amate terre si respira un’oppressiva commistione tra cultura, economia e politica. E in questo senso il futuro rischia di essere ancora peggiore vista la linea politica ancora più a sinistra portata avanti dal candidato Rossi che fa accordi con la sinistra radicale e la sinistra giustizialista dell’Italia dei Valori.
Così come l’Unione di Centro è l’unica che in questi anni si è battuta in maniera coerente contro i vari inciuci Pd-Pdl, che hanno portato alle modifiche elettorali per le regionali del 2005 e di quelle di pochi mesi fa. E’ l’unica che ha chiesto e si è battuta per il ripristino delle preferenze, così da dare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Senza di queste, con le primarie che mostrano carenze evidenti, le segreterie dei partiti decidono tutto e la democrazia dei partiti è sempre più a rischio.
L’impressione che il Pdl in Toscana non voglia creare le condizioni per l’alternanza appare sempre più evidente e non da oggi. Rafforzare l’Unione di Centro attraverso il voto di marzo potrebbe essere quindi un primo seme per creare uno schieramento più ampio e provare a superare questo bipolarismo malato, e nella nostra regione, profondamente bloccato.
Insomma credo che l’Unione di Centro possa rappresentare, con tutti i propri limiti, l’unica vera alternativa in queste elezioni. Da domani però, se vorrà veramente incidere in Italia e in Toscana, dovrà avere la forza di essere molto più aperta e dialogante con i cittadini che, come Ciuffoletti, non ne possono più di questa situazione e riuscire ad aprire il partito a tutti coloro che, all’interno del Partito Democratico e del Partito della Libertà, soffrono questa situazione. Dovrà insomma riuscire ad andare oltre l’unione di centro costruendo un nuovo partito che unisca su pochi e saldi principi le forze più dinamiche e responsabili del paese e della Toscana. Se sarà capace di questo potrà veramente rappresentare quell’alternativa per molti cittadini delusi, altrimenti sarà un’altra occasione persa e il finto bipolarismo Pdl-Pd ne uscirà rafforzato.
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Febbraio 6th, 2010 by Carlo Lazzeroni
Il legittimo impedimento approvato nei giorni scorsi viene considerato come male minore rispetto a quello del processo breve. E’ vero, è preferibile una legge che riguarda una persona o poche persone, come il Presidente del Consiglio e i ministri, che una legge che riguarda tutti, come il processo breve che però potrebbe avere effetti devastanti sulla nostra giustizia. Non sono però paragonabili perchè il legittimo impedimento sta dentro una visione di separazione dei poteri che è fondamentale in democrazia e che secondo me va ampliata. La politica, senza rincorrere populismi e giustizialismi, dovrebbe lavorare per trovare gli adeguati strumenti per tutelare sempre di più questa separazione, garanzia di uno stato di diritto. Il processo breve invece, partendo dal presupposto giusto di garantire tempi certi di fronte alla giustizia, non si preoccupa affatto di tutelare il doveroso principio della separazione dei poteri; è solo il modo di provare a tutelare dalla giustizia il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, bloccando e facendo morire migliaia di altri procedimenti aperti. Un colpo di spugna inaccetabile, per ora rinviato grazie anche al legittimo impedimento, e che speriamo venga bloccato definitivamente.
Il legittimo impedimento è soltanto una legge provvisoria. Che sia l’occasione per iniziare un percorso di riforma della giustizia di cui questo paese ha bisogno. I magistrati fanno bene ad alzare la voce per tutelare la propria indipendenza ma non si chiudano a riccio: il nostro paese ha bisogno di cambiare profondamente il proprio sistema giudiziario, e gli italiani se ne rendono conto quotidianamente. La magistratura faccia la propria parte affinchè si arrivi ad una riforma della giustizia che la provi a rendere più rapida ed equa. Ce n’è bisogno.
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Febbraio 2nd, 2010 by admin

32ª GIORNATA PER LA VITA - PISA
In collaborazione con il Tavolo Famiglia e Vita
Domenica 7 Febbraio ore 15,30 - Stazione Leopolda
TAVOLA ROTONDA
La forza della vita una sfida alla povertà
Presiede:
Domenico Delle Foglie
interverranno:
dott.ssa Angela Gioia - Specialista in Anestesia e Rianimazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana
dott. Antonio Oriente - Dirigente Medico AUSL 5 Messina - Tutela Materno Infantile
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