Luglio 31st, 2009 by Carlo Lazzeroni
 Si vantano di essere stati bravi. Hanno tagliato alcune poltrone (10 consiglieri e 4 assessori in meno), smentendo di fatto quello che avevano detto 5 anni fa: per i lavori dell’aula servivano dei consiglieri in più, aumentandoli in un colpo solo del 30% circa. E sono tornati indietro spinti più che dalle proprie convincioni, dall’ondata di sdegno che si è alzato in questi anni in Toscana tra i media e la società civile contro la casta e le spese della politica.
L’hanno fatto però ancora una volta in maniera un pò “furbesca”… attraverso un accordo blindato tra PD e PDL, che sembra fatto apposta per fare gravare qusto taglio dei consiglieri sulle spalle dei partiti più piccoli, cercando di confermare invece il numero dei consiglieri oggi in aula del Partito Democratico e del Partito della Libertà. Hanno messo infatti lo sbarramento al 4%, sapendo che quella soglia non sarà facile da superare per tutte le altre forze politiche. Tra l’altro io ho sempre sostenuto il principio che uno sbarramento serva, aiutando a semplificare il quadro politico: ma obiettivamente dà noia se si sceglie, come in questo caso, con il sospetto di voler salvaguardare il propro posto in consiglio regionale, a discapito di quello degli altri.
E infine la norma più contestata 5 anni fa da molti cittadini e molte associazioni, non è cambiata, anzi è stata peggiorata. Nell’accordo “inciucio” di 5 anni fa, infatti, furono eliminate le preferenze, cioè la possibilità degli elettori di poter scegliere, all’interno delle liste dei partiti, i propri rappresentanti. E consegnando così alle segreterie dei partiti la scelta di “eleggere” i consiglieri. Siamo l’unica regione ad everle eliminate e poi la Toscana, come si sa, ha fatto scuola a livello nazionale con l’approvazione del cosiddetto Porcellum. Ma per le prossime elezioni regionali continueremo ad essere l’unica Regione dove non si voterà con le preferenze.
Anche in questo caso, io non sono mai stato uno che esalta come bene assoluto il sistema delle preferenze, di cui nella prima repubblica ho visto difetti e limiti.
Ma certo l’esperienza di questi anni porta a vedere come male assoluto della politica un sistema elettorale con liste bloccate, dove le segreterie dei partiti decidono tutto. La legge in realtà prevede le primarie facoltative: ma solo il Pd probabilmente le utilizzerà, magari distorcendone un pò il meccanismo, se qualcuno dei dirigenti “doc” venisse bocciato dai votanti.
E comunque anche se non si vogliono le preferenze ci sono anche altri sistemi, ad esempio i collegi uninominali, che comunque portano ad un rapporto più diretto tra eletto ed elettore.
Ma il paradosso più grosso è che un pò tutti i consiglieri in aula, mentre votavano la legge elettorale, affermavano la necessità di dover cambiare un sistema a liste bloccate che, anche a loro giudizio, limita la partecipazione e allontana i cittadini dalla politica. Affermando però allo stesso tempo cha tali modifiche, in nome di un accordo di ferro tra Pd e Pdl, dovranno essere fatte dal futuro consiglio regionale…
Geniale!
E invece in realtà i due partiti principali, per essere ancora più sicuri di poter controllare la situazione dei propri eletti, l’unica modifica che hanno posto a questo sistema di liste bloccate è stato di aumentare i nomi del listino regionale da 2 a 5.
Che dire. Attendiamo tempi migliori, sperando in una ribellione dell’opinione pubblica e anche dei tanti militanti che all’interno di tutti i partiti non possono continuare a sopportare l’alimentarsi di una vera e propria casta autoreferenziale.
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Luglio 29th, 2009 by Carlo Lazzeroni
Questa notte migliaia di uomini e donne di Viareggio si metteranno in cammino al buio e in silenzio. Assemblee e riti, cortei e processioni, riflessioni e preghiere toccheranno le zone ferite dalla strage che un mese fa ha portato via ventotto persone (Noureddin e Abdelaiatif Boumalhaf, Rachid Moussafar, Magdalena Cruz Ruiz, Emanuela Milazzo e Mauro Iacopini, Elena Iacopini e Federico Battistini, Luisa Carmazzi e Andrea Falorni, Stefania Miccioni e Luca e Lorenzo Piagentini, Ilaria e Michela Mazzoni, Mario Pucci, Ana Habich, Mohamed Ayad e Aziza Abou Talib e Hamza e Iman Ayad, Alessandro Farnocchia, Claudio Bonuccelli e Nadia Bernacchi, Rosario Campo, Antonio Farnocchia, Sara Orsi e Roberta Calzoni), ne ha ferite molte altre, alcune con quadri clinici gravissimi, segnando per sempre la città di Viareggio.
E dopo un mese di lutto e di rabbia, questa gente, questa città, l’Italia intera, chiede con forza giustizia. La chiede anche per la risposta eccezionale che hanno dato, di fronte ad un’emergenza così drammatica, le istituzioni, gli enti locali, le autorità preposte, la protezione civile, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, le associazioni di volontariato e tutta la società civile.
Chiedono giustizia, perchè dopo un mese dalla notte che ha cambiato la storia di Viareggio, non c’è un’idea chiara su chi possa essere chiamato a rispondere di un incidente che non è stato causato da eventi naturali. E che ha visto ancora una volta, il famoso rimbalzo della responsabilità. La situazione è sicuramente delicata e difficile ma il rischio è che tra perizie e controperizie, ricorsi e controricorsi, eccezioni e rinvii, prima che qualcuno paghi potrebbero passare chi sa quanti anni. Una beffa che l’Italia deve evitare. Perchè se è vero che dobbiamo lavorare affinchè incidenti come quello di Viareggio non succedano mai più, non si può neanche pensare che un tale incidente, se avviene, possa accadere senza che nessuno ne paghi i danni.
Anche perchè, allargando un pò l’orizzonte, al giorno d’oggi, con società sempre più complesse, per fare ogni tipo di intervento invasivo sul territorio si dovrebbero rispettare due regole: - mettere in piedi percorsi di partecipazione, coinvolgendo la popolazione nelle scelte e nei progetti attraverso processi inclusivi; - individuare responsabilità certe di fronte a potenziali, anche se limitiati, rischi per la comunità.
E l’incidente di Viareggio, se non troverà dei responsabili, sommerebbe, al dramma di morti, feriti, distruzioni incancellabili per questa città, anche l’ennesima dimostrazione di un paese che non usa gli strumenti adatti per uno sviluppo civile del proprio territorio.
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Luglio 27th, 2009 by Carlo Lazzeroni
Un nuovo inizio sul tema dell’aborto. Dopo la moratoria internazionale contro la pena di morte, il nostro paese si fa paladino di una nuova e ancora più grande battaglia di civiltà.
E’ stata approvata infatti il 15 luglio scorso dal nostro parlamento una mozione presentata dall’Unione di Centro attraverso il suo presidente, l’On. Rocco Buttiglione, che impegna le Nazioni Unite a condannare l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico.
La mozione è stata approvata dall’Unione di Centro, dal Pdl, dalla Lega e da alcuni parlamentari del Pd.
Di fronte a paesi come la Cina e l’India che praticano l’aborto selettivo, per il controllo delle nascite, dopo il primo figlio e/o se di sesso femminile, e molti altri paesi in via di sviluppo dove spesso le politiche di aiuto sono strettamente collegate al contenimento demografico attraverso la pratica dell’aborto, dall’Italia parte un messaggio politico-culturale molto importante. Questa mozione sembra dare compimento e forza alla proposta lanciata più di un anno fa da Giuliano Ferrara e all’incontro di pochi giorni fa tra il Papa e il presidente degli Stati Uniti sul tema del contenimento della pratica dell’aborto.
“Siamo tutti d’accordo che l’aborto è comunque un male, ma ci dividiamo sempre tra chi è per la vita e chi è per la scelta. È ora di contrastare tutti insieme chi nel mondo è sia contro la vita sia contro la scelta”. Queste parole di Buttiglione, dopo l’approvazione della mozione, mostrano una nuova stagione politica che cerca di coniugare vita e libertà e che può trovare la condivisione anche tra coloro che non hanno approvato quella mozione (presentandola un’altra simile come nel caso del Partito Democratico, tra l’altro votata anche dall’Unione di Centro), come queste parole dell’On. Livia Turco dimostrano: “l’aborto non è un diritto ma una dolorosa necessità”.
Alla politica e alla cultura in Italia, in Europa e in tutto il mondo, ora il compito di proseguire questa nuova strada.
Ecco il testo della mozione approvato e un’ interessante lettera scritta pochi giorni dopo da parte di Eugenia Roccella - sottosegretario al Welfare e già storica esponente del movimento femminista.
MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE A CONTRASTARE L’USO DELL’ABORTO COME STRUMENTO DI CONTROLLO DEMOGRAFICO
La Camera,
premesso che:
l’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo afferma il diritto alla vita di ogni essere umano;
l’articolo 6, paragrafo 1, dell’Accordo internazionale sui diritti civili e politici, adottato dall’Assemblea generale dell’Onu il 16 dicembre 1966 ed entrato in vigore il 23 marzo 1976, prevede che il diritto alla vita è inerente alla persona umana. Questo diritto deve essere protetto dalla legge e nessuno può essere arbitrariamente privato della vita;
secondo l’articolo 6 della Convenzione sui diritti dell’infanzia, gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita ed assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo;
l’articolo 1 della legge n. 194 del 1978 afferma che «l’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite»;
la diffusione nel mondo della pratica dell’aborto selettivo a danno prevalentemente delle concepite di sesso femminile sta provocando in alcune aree geografiche un forte squilibrio fra i sessi;
è sempre crescente il numero delle legislazioni straniere che attivamente promuovono l’aborto come strumento di controllo demografico e delle politiche che colpiscono con sanzioni di vario genere le donne che rifiutano l’aborto,
impegna il Governo
a promuovere - ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione - una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto.
“Il muro della 194 è caduto, l’ aborto è a una svolta”- di Eugenia Roccella
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Luglio 23rd, 2009 by admin
 
KATYN - DIRITTI UMANI - LIBERTA’
(in ricordo di Natalia Estemirova)
Pare che Silvio Berlusconi abbia regalato per l’estate, ai parlamentari del PDL, il dvd del film Katyn.
Molto bene. Speriamo adesso che lo divulghi un pò anche presso il suo amico Putin e i parlamentari russi, visto che in Russia questo film è assolutamente vietato. Sarebbe un bel modo per ricordare Natalia Estemirova, l’ultima vittima di chi si batte, e muore, per i diritti umani e la libertà d’espressione nella nuova Russia.
Katyn è un film storico che racconta l’episodio del 17 settembre 1939, quando la Polonia viene invasa. Da ovest dalle truppe di Hitler e da est dall’Armata Rossa. 18.000 ufficiali dell’esercito, 230.000 soldati e 12.000 ufficiali di polizia vengono arrestati dai russi. Tutti i graduati vengono portati in campi di concentramento e nella primavera del 1940, su espresso ordine di Stalin, 15.000 di loro vengono uccisi con un colpo alla nuca e seppelliti in fosse comuni nella foresta vicino a Katyn.
I tedeschi scopriranno le fosse nell’aprile del 1943 ma i russi scaricheranno su di loro la colpa del massacro. Solo nel 1990 per la prima volta ammetteranno la responsabilità.Pur essendo stato prodotto nel 2007 e distribuito anche in Italia, il film risulta difficile da vedere, a causa delle limitazioni, sia di natura politica, sia di natura promozionale, cui è soggetto. Il film probabilmente ha incontrato ostacoli in Italia perché mostra che “nazismo e comunismo sono ideologie sorelle”. Il Patto di Non Aggressione tra nazisti e sovietici e la conseguente spartizione della Polonia, dimostrava evidentemente che l’antifascismo non era un valore costante dell’ideologia comunista. Anzi, dimostrava che c’era stato un lungo periodo della storia europea in cui Hitler e Stalin avevano ordito insieme, allo stesso tavolo.
 GIUSTIZIA
per Federico Aldrovandi e la sua famiglia
La mattina del 25 settembre 2005 Federico Aldrovandi, 18 anni da poco compiuti, ha perso la vita. Non si sa cosa sia successo negli attimi prima e al momento dell’arrivo di quelle due volanti della polizia. Si è scoperto quello che è successo poco dopo. Quattro poliziotti, FORLANI PAOLO, SEGATTO MONICA, PONTANI ENZO e POLLASTRI LUCA lo hanno, in maniera sproporzionata, picchiato e immobilizzato provocandone, probabilmente, il soffocamento. E Federico è morto così su quell’asfalto a poche centinaia di metri da casa.
LUNEDI 6 luglio 2009 è arrivata la sentenza che sancisce la colpevolezza di quei poliziotti: 3 anni a 6 mesi a ciascuno di loro.
A qualcuno può sembrare poco, ma l’esito era tutt’altro che scontato e solo grazie alla caparbietà della mamma e del babbo di Federico, si è arrivati a questa verità coperta da troppi silenzi, bugie, intimidazioni di diversi responsabili delle forze dell’ordine.
Ora, come chiedono i genitori di Federico, Lino e Patrizia, serve giustizia fino in fondo.“Caro Federico, è arrivata un poco di giustizia, di rispetto e di dignità, parole grosse e insufficienti, se dette e scritte in assenza di un tuo ritorno.
Il sistema processuale italiano, a garanzia della libertà dei cittadini, prevede che ogni sentenza sia sottoposta ad appello e poi a ricorso per cassazione, ma sono convinto che le basi per quel minimo di giustizia e di rispetto che ti dobbiamo, sono state finalmente poste.
Quanta fatica, quanto sangue nel cuore, quante notti insonni, quanti sguardi al cielo.
Chi ora ha giudicato, ha condannato con certezza: 3 anni e 6 mesi a ciascuno degli imputati.
Le responsabilita’ sono chiare, inequivocabili ed oggettive.
Io in quei 4 individui, colpevoli di averti ucciso, non ho mai visto la Polizia.
Mio padre Carabiniere mi ha insegnato nella sua lunga vita, ad amare le divise, ad amare quello che rappresentano per i cittadini, ad avere fiducia. Ma dentro quelle divise ci può essere di tutto.
La vera Polizia, quella con dei valori, vicino ai propri cittadini, alle proprie famiglie è ben altra cosa.
La legge deve essere uguale per tutti.
Cosa chiedo ora?
Ritengo che quei 4 individui non abbiano arrecato del male solo a te Federico ma all’immagine dello Stato e di chi ogni giorno, con ogni divisa, in silenzio, mette a repentaglio la propria vita per la sicurezza di tutti noi.
Dallo Stato ora mi aspetto, anche se un po’ in ritardo (1402 giorni), provvedimenti severissimi che fino ad ora non sono mai stati presi nei confronti delle tante persone coinvolte in questa orribile e disgustosa storia.
La nostra è stata, in questo faticoso cammino, solo una richiesta di Verità e Giustizia per un figlio, ma anche per un’intera generazione.”
Lino Aldrovandi - padre di Federico
RAZZISMO
Non abbassare la guardia
A Roma il 3 luglio in zona Monteverde stava facendo volantinaggio porta a porta:
gli hanno urlato «sporco negro», «dovete tornare a casa vostra», poi hanno lanciato bottiglie dalle finestre. Non contenti sono scesi in strada, l’hanno inseguito e ferito al sopracciglio sinistro. Poi l’hanno anche derubato dei soldi che aveva in tasca e del passaporto.
“Mia figlia mi ha guardato e mi ha chiesto “papà, che cosa è successo, ti hanno fatto del male?”». Mi sono mancate le parole per risponderle perché non so come può vivere una cosa del genere”.
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Luglio 21st, 2009 by Carlo Lazzeroni
Pisa è stata la prima città della Toscana a mettere in piedi il registro di fine vita: dai primi del mese infatti per i pisani, è possibile andare in Comune e fare registrare le proprie volontà su eventuali cure a cui essere sottoposti in caso di incapacità di intendere e di volere per malattia. Tale registro, fatte salve eventuali modifiche normative da parte del Parlamento, avrà valore vincolante e dovrà essere rispettato e applicato dal personale sanitario.
E così ci troviamo di fronte ad un nuovo primato per Pisa: dopo il registro delle unioni civili - il primo in Italia - costituito nella nostra città nel 1996 (e il cui limitato utilizzo dimostra quanto queste cose vengano fatte molto spesso a scopo “propogandistico”), si è deciso in questi mesi di fare questo atto che vorrebbe sancire una chiara presa di posizione, proprio mentre a livello nazionale si discute di una legge che dovrebbe provare a disciplinare questa delicata materia.
L’iniziativa nasce su proposta di un consigliere del PD e approvata in consiglio da parte della maggioranza di centro-sinistra e dalla sinistra radicale. Per i promotori dell’iniziativa l’obiettivo è quello di “umanizzare, per quanto possibile, il momento drammatico della fine della vita”. Parlano di “atto di civiltà, con la speranza che il provvedimento pisano possa fare scuola, e possa rappresentare un esempio positivo anche per il Parlamento che si appresta a discutere di questi temi”…
Io non vorrei entrare nel merito di un tema che divide così profondamente le coscienze e che credo andrebbe trattato cercando di mettere da parte le ideologie e i sentimenti più accesi. Certo è che l’esperienza della malattia ci cambia, , come ricordato anche nella bella testimonianza del cardinale Scola apparsa nei giorni scorsi nel Corriere della Sera, e non possiamo pensare di prendere decisioni così importanti in una situazione di benessere, così lontana da quella che ci troveremo a vivere. Probabilmente quindi si tratta di un foglio che dovrebbe essere periodicamente aggiornato in relazione ai continui progressi della medicina e ai mutamenti dei desideri e delle opinioni del paziente, che è necessariamente generico per l’impossibilità di prevedere tutte le situazioni. A tal proposito esistono decine di studi e testimonianze che mostrano l’ instabilità dei desideri del paziente. Dopo soli 4 mesi un terzo dei pazienti affetti da AIDS che dichiaravano di non volere la rianimazione cardiopolmonare ha cambiato idea. E ancora ci sono pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica che fino a poche ore prima avevano sempre detto, nel caso di insufficienza respiratoria, di non volere essere sottoposto a tracheotomia e ventilazione assistita, che alla prima crisi dispnoica di grave entità hanno immediatamente richiesto ai medici di aiutarli a respirare.
Forse un tema così delicato non dovrebbe essere oggetto di una disputa manichea tra laicisti e cattolici. Dobbiamo sforzarci di trovare una mediazione. Il Comune di Pisa ancora una volta invece ha scelto un’altra strada, che tende a dividere sui temi etici.
E’ il modello di partito democratico incentrato tutto sul laicismo, portato avanti dalla candidatura di Ignazio Marino, dimenticando completamente la storia della sinistra italiana (vedi Berlinguer) che su certi temi cervava le intese e l’ascolto delle ragioni dell’altro.
E in attesa che a Pisa arrivino più importanti “primati” (la città più pulita, quella con più piste ciclabili “vere”, quella con maggiori spazi per anziani, quella più a dimensione dei bambini, quella con le minori barriere architettoniche, ecc…), speriamo che il parlamento italiano lavori in maniera più serena ed equilibrata nei prossimi mesi ad un testo sul fine vita.
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Luglio 9th, 2009 by Carlo Lazzeroni
Uno dei punti più importanti nell’agenda di questo G8 sarà quello del clima.
Già pochi giorni dopo la presentazione del piano sul clima del presidente americano, che prevedeva un impegno mai avuto prima per risolvere il problema del riscaldamento del pianeta, un nutrito gruppo di studiosi di tutto il mondo, tra cui 13 premi Nobel, scrisse al presidente americano un manifesto dichiarandosi in totale disaccordo con le analisi prevalenti degli ultimi anni: “Noi sottoscritti scienziati confermiamo che l’allarme sui cambiamenti climatici è grossolanamente esagerato…Con tutto il rispetto, Mr President, quello che Lei afferma non è vero”.
Questi ricercatori, scettici nei confronti delle teorie del riscaldamento globale che sarebbe dovuto agli “sciagurati” modi di vivere dell’uomo, affermano che i modelli utilizzati finora sono assolutamente inadeguati ed insufficienti per arrivare ad affermare quanto ormai in tutto il mondo viene dato per scontato (come l’aumento della temperatura media, l’innalzamento dei livelli dei mari, l’aumento della CO2, la crescita delle catastrofi naturali, la riduzione del volume dei ghiacci, ecc…).
E ora che anche gli Stati Uniti decidono di investire un sacco di soldi per invertire la rotta, invito a leggere questo lungo articolo scritto da Carlo Ripa di Meana, già ecologista e leader dei Verdi, uscito ieri su Liberal. Può essere un contributo importante contro quella che è definita l’omologazione “catastrofista”, di cui ho sempre coltivato qualche dubbio.
La stangata di Obama - di Carlo Ripa di Meana - Liberal - Pagina 4_
La stangata di Obama - di Carlo Ripa di Meana - Liberal - Pagina 5
La stangata di Obama - di Carlo Ripa di Meana - Liberal - Pagina 6
La stangata di Obama - di Carlo Ripa di Meana - Liberal - Pagina 7
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Luglio 7th, 2009 by Carlo Lazzeroni
Ieri il Rettorato di Pisa, come quello di molte altre Università, è stato occupato per l’ennesima volta dagli studenti dell’Onda. (e sta diventando una cattiva abitudine a cui la città si sta iniziando ad assuefare).
Protestano contro la politica del governo in materia di università (e anche questa non è una novità), ma in maniera particolare contro l’arresto avvenuto nei giorni scorsi di 21 persone, responsabili dei violenti scontri contro la polizia durante il G8 dell’Università che si è tenuto a Torino il 19 maggio scorso. La polizia ha lavorato per mesi ai filmati a loro disposizione per individuare i colpevoli di quello che è stato un vero e proprio assedio alla città piemontese e un agguato intollerabile nei confronti delle forze dell’ordine. A Torino infatti corca 300 persone, a fronte di centinaia e centinaia di manifestanti che esprimevano in forma pacifica il proprio dissenso, si sono staccati dal corteo e hanno messo in atto una violenza gratuita e inaudita. Alcuni degli arrestati, tra l’altro, hanno partecipato agli scontri di Vicenza di qualche giorno fa e sembra che stessero preparando atti di violenza contro il G8 dell’Aquila. Insomma, mi pare che protestare per chiedere la liberazione delle frange più estremiste e violente del movimento porterà presto la morte del movimento studentesco dell’Onda: se i movimenti di dissenso pacifico hanno molto spesso un ruolo positivo, di movimenti che praticano la violenza gratuita e ingiustificata non c’è assolutamente bisogno. Peccato, un’altra occasione persa.
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