Giugno 29th, 2009 by Carlo Lazzeroni
“Caro Presidente Napolitano,
chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sè tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito alla loro madre….”.
Inizia così la lettera scritta da uno dei tanti cervelli che si vedono costretti a lasciare il nostro paese. E’ una voce che, tralasciando il caso personale che non conosco, serve ancora una volta per una denuncia pubblica: è infatti solo una tra le molte altre che nei vari settori di competenza si trovano le strade chiuse nella nostra “Italia immobile”. Molte di queste persone non hanno il coraggio e la forza di ribellarsi ad un sistema che rinuncia alla meritocrazia come metodo più democratico di selezione della propria classe dirigente, dei propri medici, professori, giudici, ecc…
Una cosa ovvia come mettere al centro la MERITOCRAZIA, ha trovato invece nel nostro paese un grosso ostacolo, credo per due motivi principali: uno ideologico e uno di caratteristiche più culturali.
L’ideologia comunista, che nel nostro paese ha avuto largo seguito e che ha trovato anche qualche (ahimè) fiancheggiatore sul versante cattolico, che inneggiando ai principi dell’uguaglianza ha portato alla costruzione di un sistema che ha alimentato ancora di più le differenze tra i ricchi e i poveri, tra i figli di papà e i figli di “nessuno”.
Questa ideologia si è unita, creando una sorta di miscela esplosiva, con la cultura prevalente del nostro popolo e delle nostre elites che, soprattutto in certe zone, preferisce adeguarsi allo logica clientelare, alla ricerca della facile scorciatoia per raggiungere l’obbiettivo prefissato, e che ha portato nel tempo alla totale rinuncia dei sistemi più trasparenti che una moderna e avanzata democrazia dovrebbe mettere in atto per scegliere e premiare le sue forze migliori.
Sperando che questa lettera-denuncia contribuisca un pò a cambiare questo nostro paese….
“Scappo dall’Italia. Qui la ricerca è malata”
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Giugno 26th, 2009 by admin

PER NEDA E TUTTE LE ALTRE VITTIME CHE COMBATTONO PER LA LIBERTA’
Il ricordo di Renzo Foa - direttore di Liberal
“Renzo Foa è stato un inviato coraggioso, ha diretto Paese Sera e l’Unità, ha collaborato al Giornale, era ora condirettore di Liberal. Bastano questi titoli a segnalare un itinerario che sembrerebbe paradossale, se non testimoniasse di uno sforzo caparbio di indipendenza personale. Aveva un gran padre, Vittorio - gli è sopravvissuto così poco - e un gran madre, Lisa Giua. “Le altre famiglie avevano i figli gruppettari - scherzava - io avevo i genitori gruppettari”.
Quando sentì di non credere più al comunismo ortodosso cui si era addestrato dall’adolescenza, ruppe di colpo, senza preoccuparsi di capovolgere opinioni e frequentazioni.
Del suo disinteresse, nessuno che lo conoscesse (io lo conoscevo) poteva dubitare. Era insofferente, nel crollo di un’ideologia che si era voluta infrangibile, di gradualismi, aggiustamenti e continuità.
Nei confronti di chi passa le linee, il comunismo aveva coniato due epiteti: uno lusinghiero, “transfuga”, se le aveva passate per venire di qua, uno terribile, “rinnegato”, per chi passasse di là, nelle file dell’odiata borghesia.
Renzo ne ebbe abbastanza di transfughi e rinnegati: cercò di essere uomo libero.
Arrivò, in una conversazione ininterrotta, a sorridere della rassegnazione di Vittorio al ruolo di padre nobile di uno schieramento del quale era stato militante eretico.
Renzo non si è fermato in nessuna nuova casa.”
Il ricordo di Adriano Sofri
“Caro Foa, tra le tante cose su cui dobbiamo metterci d’accordo è, ogni tanto, di non essere d’accordo su qualcosa, altrimenti saremmo sbranati dai nostri”.
dicembre 1991 - da Indro Montanelli direttore del Giornale a Renzo Foa direttore dell’Unità.
DEMOCRAZIA
“Berlusconi presidente libico? Non ci vedo niente di male. Non avrei nulla in contrario se l’amico Silvio Berlusconi si presentasse per diventare il presidente del Governo Libico. Il popolo libico ne trarrebbe sicuramente vantaggio”.
Gheddafi (1) “scherzando”…? durante il suo interevento al Campidoglio
“Dare il potere al popolo italiano annullando tutti i partiti senza più destra, sinistra e centro. Il simbolo del popolo italiano sarà la fratellanza perchè il partitismo è un aborto della democrazia”.
Gheddafi (2) “scherzando”…? durante il suo interevento al Campidoglio
Sarà meglio non scherzarci troppo e tenerci stretto Berlusconi…??
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Giugno 18th, 2009 by Carlo Lazzeroni
La rivolta in Iran continua. Quello che sembrava non fosse possibile e ciò un palese dissenso di popolo verso i presunti brogli che dovrebbero aver portanto alla vittoria il presidnete Ahmadinejad, sta con sempre maggiore forza prendendo piede in quel paese e un pò in tutto il mondo. Ma mentre il web si mobilita (molti parlano di twitter revolution) e molte associazioni e partiti si muovono a difesa della libertà di espressione e di dissenso, appare sempre più assordante il silenzio dei capi delle democrazie occidentali. E’ vero che in nome della realpolitik ci siamo abituati un pò a tutto e certo è abbastanza comprensibile la scelta prudente di Obama in ricerca di un nuovo rapporto con il mondo islamico, anche dopo il suo discorso all’Islam all’università del Cairo. Impressionante però appare il silenzio dell’Europa, che anche questa volta non esprime una posizione chiara e univoca. Paesi come l’Italia e la Germania che hanno maggiori rapporti economici con l’Iran si guardano bene da dire qualcosa contro la repressione in atto. Unica voce che si è levata in questi giorni è stata quella del presidente francese Nicolas Sarkozy: ha dimostrato che anche un capo di stato con grosse responsabilità può dire cose chiare che miliardi di cittadini pensano, condannando le violenze contro i manifestanti, gli arresti di oppositori e di personalità politiche, le restrizioni alle libertà d’espressione e di comunicazione, gli ostacoli posti al lavoro dei giornalisti, iraniani e stranieri. In attesa che l’Europa si renda conto che serve un’unica voce e che il silenzio è soltanto la peggiore politica possibile, onore a Sarkozy.
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Giugno 15th, 2009 by Carlo Lazzeroni
Domenica e Lunedì si voterà per tre referendum. Pochi sanno che ci sono, quasi nessuno ne conosce il merito. Proviamo un pò a parlarne.
Devo prima di tutto fare una premessa: mi sono avvicinato in maniera diretta alla politica attraverso il primo referendum proposto da Mariotto Segni nei primi anni ‘90; erano tempi di grandi speranze di cambiamento. Per anni ho usato lo strumento referendario in maniera convinta per proporre innovazioni politiche in materia elettorale e in campo socio-economico; erano cambiamenti che andavano ben oltre il significato del quesito referendario. Li appoggiavo in maniera convinta anche (quasi sempre) quando a proporli erano forze politiche a me poco vicine (in diversi casi Alleanza Nazionale, in molti altri i Radicali). Oggi a questo strumento non ci credo più. Non è colpa dei referendari, probabilmente ma più in generale della politica italiana. Ma come si fa a mettere tante speranze in un referendum quando poi le scelte effettuate dal popolo nel merito possono essere rimesse in discussione e cambiate in poco tempo per volontà dei partiti?
Devo dire quindi che sono innanzitutto sfiduciato da questo strumento. Ma ragionando di sistemi elettorali, quelli per cui siamo chiamati al prossimo referendum, lo sono allo stesso modo per come i vari sistemi politici - istituzionali sperimentati in Italia siano stati applicati e “peggiorati”.
Alcuni esempi: credevo nel sistema maggioritario, adatto a semplificare il numero dei partiti italiani e credevo nei sistemi uninominali all’inglese come scelta dei politici amministratori. E ho visto nel maggioritario “all’italiana” raggiungere un numero di partiti mai avuto prima; per ciò che riguarda i sistemi uninominali all’italiana ho visto invece, al contrario di quanto accade nei paesi anglosassoni, catapultare dalle segreterie romane sul territorio persone che con questo non avevano niente da spartire: e naturalmente essere eletti.
E ancora: ero contro le preferenze perchè vedevo, soprattutto in certe zone d’Italia, il rischio e la decadenza morale che queste potevano provocare. Tolte le preferenze ci troviamo con i partiti (cioè con il leader di partito) che decidono chi deve entrare in Parlamento, in Consiglio Regionale, ecc… e quindi parlamentari sempre più mediocri e allineati al capo di turno. Il risultato è il totale appiattimento della politica, quella vera. E potrei continuare…
I promotori di questi referendum fanno credere che votando sì, venga eliminata una legge vergogna (porcellum) e si arrivi ad una svolta epocale.
Vediamo allora il merito della proposta: i primi due referendum (scheda colore viola il n. 1 e scheda colore beige il n. 2) si propongono di modificare il premio di maggioranza. In pratica propongono la stessa cosa, il primo quesito per la Camera dei Deputati, il secondo per il Senato. Le attuali leggi elettorali di Camera e Senato infatti prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Con la legge oggi in vigore questo premio va alle coalizioni (es. PDL + Lega Nord ; PD + Di Pietro). In caso di esito positivo del referendum (che significa vittoria dei Sì e superamento del 50% degli aventi diritto), la conseguenza è che il premio di maggioranza verrebbe attribuito alla singola lista (e non più alla coalizione di liste) che ragiunge il maggior numero di seggi. Lo sbarramento del 4% alla Camera e dell’ 8% al Senato rimmarrebbero, ma si riferirebbero alle singole liste.
Il terzo quesito (scheda colore verde chiaro) riguarda l’abrogazione delle candidature plurime in più di una circoscrizione per uno stesso candidato. In pratica, l’eletto in più circoscrizioni (o meglio il capo del partito) con l’attuale legge decide il destino di tutti gli altri candidati, la cui elezione dipende dal fatto che, scegliendo uno dei seggi che ha conquistato, lascia liberi gli altri. Attualmente circa un terzo dei parlamentari sono stati eletti in questo modo…
I promotori di questi tre referendum spingono a votare sì immaginando un sistema a due partiti. Io devo dire che non sono contrario a priori per un sistema di tipo anlgosassone a due partiti, anche se l’esperienza di questi anni mi pare ci porti a dire che in Italia non ci sono le condizioni per questo tipo di semplificazione partitica. E dico questo, cercando di non farmi influenzare dai due partiti maggiori che dovremmo in quel caso scegliere…e che mi porterebbero a restare a casa per un pò di tempo. Credo infatti che i sistemi elettorali, come tutte le leggi, vadano scelti per ciò che è bene al paese e non per interessi o simpatie di parte.
Devo anche dire che l’attuale panorama politico scaturito dalle ultime elezioni politiche ed europee, cioè 5-6 partiti o aree politiche, sia discreto e veritiero dell’articolazione politica del nostro paese (e per questo va riconosciuto il merito alle scelte di semplificazione fatte prima delle ultime elezioni politiche da parte di Walter Veltroni seguite da Silvio Berlusconi, piuttosto che dai singoli sistemi elettorali). Io spero sinceramente che da questo assetto politico non ci siano passi indietro che ci riportino ad alleanze e raggruppamenti troppo ampi e ad un crescente proliferare dei partiti. Bisogna anche dire, a tale riguardo, che per limitare il proliferare di nuovi partiti basterebbe intervenire sui regolamenti parlamentari e sul finanziamento ai partiti, cercando di proibire e disincentivare i piccoli raggruppamenti che nascono in parlamento subito dopo il voto. Devo dire di più, andando oltre il referendum. Forze a dover essere eliminato dovrebbe essere il premio di maggioranza in sè. Un proporzionale come quello che abbiamo oggi con un forte sbarramento (il 4% o il 5%) garantisce che ad entrare in parlamento siano 4-5 partiti. E questi, senza premio di maggioranza, in base ai voti avuti e i seggi conquistati potrebbero mettere in piedi le alleanze e i governi più adatti al momento del paese.
Qualcuno con questo sistema potrebbe pensare ad un ritorno indietro di qualche anno quando i governi venivano fatti e disfatti dalle segreteri dei partiti. Credo che i politici di oggi abbiano ben presente quegli anni e quei problemi e forse oggi il sistema alla tedesca (perchè è quello vigente in Germania e in qualche altro paese) potrebbero farlo funzionare al meglio (sapendo che sistemi politico-istituzionali perfetti non esistono al mondo, figuriamoci in Italia!).
Venendo al dunque, per quanto ho provato ad esprimere, io domenica e lunedì ai primi due referendum non voterò (non ritirando la scheda) mentre per quanto riguarda il quesito n. 3 voterò in maniera convinta SI. Quest’ultima scelta non è una rivoluzione, ma è un piccolo modo per togliere ai leader un potere all’interno dei partiti che mai prima avevano avuto.
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Giugno 13th, 2009 by Carlo Lazzeroni
Alcune considerazioni riguardanti il voto, dall’Europa alle comunali:
- innanzitutto il Partito Popolare si conferma in netta maggioranza nel parlamento europeo rispetto al Partito Socialista, con il forte ridimensionamento un pò in tutti i paesi da parte della sinistra socialdemocratica.
Il vero vincitore però appare il crescente euroscetticismo espresso da moltissimi europei attraverso due modi: il voto a forze di “destra” antieuropea e l’astensione, segno di un’Europa ancora troppo lontana dai cittadini. A differenza di molti, credo che l’astensione sia una chiara scelta politica e possa essere anche benefica: è un nuovo chiaro segnale per i politici e i burocrati europei che dovranno, con un nuovo modo di governare, conquistarsi la fiducia dei loro cittadini.
- in Italia il sentimento antieuropeo è meno sviluppato che in altri paesi, ma l’Europa è, a torto, considerata poco importante e strategica. Da qui l’astensione abbastanza elevata per i nostri canoni, unita al crescente sentimento contrario alla politica dei partiti che, soprattutto nelle fasce più giovani, mi sembra sempre più evidente e forse un pò troppo sottovalutato dalla politica italiana. E questo, in termini di voti, ha premiato quei partiti più “populisti” e che incarnano l’antipolitica anche attraverso un diverso radicamento sul territorio: la Lega di Umberto Bossi e l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
- allo stesso tempo credo vada riconosciuto il risultato importante di Silvio Berlusconi: è l’unico leader europeo al governo che tiene alla grande. E se in Italia si può parlare di battuta d’arresto del Pdl è soprattutto perchè è stato lui ad alzare l’asticella elettorale dicendo da mesi che il Pdl sarebbe arrivato al 40% (tra l’altro in una fase di fusione tra due partiti come An e Forza Italia che poteva anche provocare qualche problema sul territorio). Così come mi pare si possa dire che si consolida il progetto centrista dell’Unione di Centro, che aumenta di un punto percentuale rispetto alle politiche dello scorso anno.
- gli sconfitti invece appaiono abbastanza chiaramente: sono il Partito Democratico, anche se qualcuno afferma che poteva andare peggio… (perdere quasi 5 punti in percentuale, stando all’opposizione in tempi di crisi come questo, non mi pare possa essere considerata una vittoria!); e la sinistra radicale che il voto utile dello scorso anno aveva fortemente penalizzato e che aveva questa occasione per dimostrare la sua forza: inspiegabili divisioni ne hanno sancito una nuova sonora sconfitta, i cui strascichi credo saranno difficili da superare.
- In termini generali mi pare anche che si possa affermare che il “bipartitismo” italiano subisce un contraccolpo in queste elezioni e che le analisi elaborate dall’Unione di Centro possano essere condivisibili. Le forze più estreme dei due schieramenti infatti si rafforzano e condizioneranno ancora di più nei prossimi mesi l’agenda del governo e il modo di fare opposizione. Per queste ragioni assume maggiore valore l’esigenza di un nuovo appello da fare ai moderati dei due partiti maggiori per dare vita ad una forza responsabile che possa essere forza di governo nei prossimi anni.
- a livello amministrativo, nella Provincia di Pisa, il candidato del centro-sinistra Andrea Pieroni vince al primo turno, anche se è rilevabile come in termini di consiglio provinciale ci sia uno spostamento a destra. Nella maggioranza infatti prende più forza Di Pietro, nell’opposizione aumentano i consiglieri della Pdl rispetto a cinque anni fa e la novità più grossa è che entrano due della Lega Nord che per la prima volta va ben oltre il 4% dei voti e porta in consiglio un altro consigliere oltre il candidato alla presidenza Sala. L’opposizione di sinistra rimane con un solo consigliere mentre cinque anni fa ne aveva tre.
- Anche a livello comunale sono arrivate alcune sorprese, segnale importante di come sempre meno i partiti, anche quelli con un sistema di potere collaudato, riescano a controllare ed arginare quei segnali di malessere che portano, finalmente, gli elettori a fare cambiare amministrazione in Comuni dove praticamente questo non era mai avvenuto. Questa dato è evidente nella zona della Valdicecina, territorio forse che si è sentito un pò abbandonato dalle amministrazioni locali: l’impresa più clamorosa è avvenuta a Volterra dove una lista civica trasversale ha messo al centro proposte di carattere locale che hanno trovato il consenso necessario per una svolta storica. Vittoria importante è avvenuta anche a Casciana Terme che dimostra come una lista civica, anche se di orientamento politico “marcato”, quando nasce dal territorio e ha candidati credibili, può essere percepita dai cittadini come forza di cambiamento.
Per chiudere mi pare doveroso fare un grosso in bocca al lupo a tutti i nuovi amministratori, specialmente a quelli citati poco sopra che si troveranno per la prima volta nell’esperienza del governo del loro territorio: una bella sfida li attende nei prossimi mesi. Buon lavoro anche agli eurodeputati italiani, di qualsiasi colore politico, perchè dimostrino qualità e, almeno a presenze in parlamento, non ci facciano sfigurare e pentire di avere dato loro fiducia. Rispetto ad alcune esperienze del passato, sarebbe già una crescita importante.
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