Marzo 31st, 2009 by Carlo Lazzeroni
Ancora una volta in queste ore stiamo assistendo alla strage della disperazione, con centinaia di giovani, bambini e donne dell’Africa che hanno trovato la morte nei mari che dividono il loro continente da quello nostro. E’ una tragedia continua che non sembra avere fine e che avviene tra l’inerzia del nostro Paese e dell’Europa. Non bastano infatti politiche e accordi bilaterali, servirebbe una coesione maggiore a livello europeo per un controllo vero delle coste africane da parte delle nostre navi, con il benestare della Libia, il cui leader non può continuare a promettere impegni che poi non mantiene. E per difendere la vita e la dignità delle persone, l’Europa deve fare maggiori pressioni affinchè il fenomeno sia fermato. Non è possibile continuare a morire in questa maniera. Così come non dovremmo perdere di vista il sentimento di umanità e dire che è disumano rimpatriare coloro che riescono, dopo un viaggio di stenti e sopravvivenza, ad arrivare a Lampedusa.
Su questo delicato tema dell’immigrazione mi piace mettere insieme due storie, una che denota i rischi di un clima pericoloso che la politica sembra alimentare con le proprie scelte e un altro di accoglienza e condivisione:
- l’ivoriana Kante è la prima vittima di una legge che ancora non c’è ma qualche medico zelante l’ha voluta applicare (è una proposta di legge che molte critiche ha suscitato e che è stata già trattata anche in un recente post in questo blog): è successo al Fatebenefratelli di Napoli dove Kante è andata il 5 marzo scorso per partorire e qui è stata denunciata all’autorità di polizia come clandestina. E’ sola, il marito è morto e rischia che il bambino le sia tolto. Intanto non l’ha potuto allattare nei suoi primi giorni di vita.
- diversi rifugiati nel grossetano hanno trovato nei giorni scorsi ospitalità per un pò di tempo dalle famiglie del luogo. L’appello è partito dal prefetto di Grosseto e diverse famiglie hanno accettato di dare la loro ospitalità: tra queste Luca e Giulia, di Follonica, sposati con due figli che da domenica scorsa ospitano, in una casa di 60 metri quadrati, Aranshi e Zara, eritrei, in attesa di un figlio.
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Marzo 25th, 2009 by Carlo Lazzeroni
E’ finito da un paio di giorni il viaggio storico del Papa in Africa. Qui Benedetto XVI ha incontrato folle e parlato un linguaggio forte anche e soprattutto contro l’Occidente. Ma l’Occidente e in particolare l’Europa radical chic, in maniera molto superficiale, si è soffermata in questi giorni solo per mettere in risalto le frasi del Papa che confliggono con la propria idea di libertà sessuale.
Il fenomeno di come i media possano distorcere un messaggio più complessivo, è cosa ormai risaputa, ma sembra esserci un certo tipo di accanimento da parte del mondo dell’informazione per voler colpire la Chiesa Cattolica, che è rimasta una delle poche istituzioni a portare avanti un pensiero ”Altro”.
Insomma anche sull’Africa ormai non si parla più di storture delle multinazionali, di egoismo dell’Occidente, della corruzione dilagante dei leader locali, ecc…; nei nostri giornali, nel nostro web, si parla solo di quanto sia indietro il nostro Pontefice rispetto al pensiero “unico” avanzato e di quanti morti in più di Aids le sue parole, così influenti in Africa, provocheranno dopo questo viaggio.
Anche noi proviamo a scendere, speriamo in maniera un pò più ragionata, sul problema dell’Aids che affligge questo continente, tralasciando tutte le altre cose altrettanto importanti che il Papa ha richiamato da questo viaggio (in attesa che ci vadano un pò di più e un pò più spesso i nostri leader europei, così apparentemente sensibili al tema). Innanzitutto bisogna riconoscere che Benedetto XVI parla chiaro ed è portatore di un pensiero forte, condivisibile o o meno, che piace poco al conformismo della critica. Il punto è che nella sostanza dice le stesse identiche cose, anche sull’Africa, del grande Giovanni Paolo II, osannato molto spesso nel passato anche dai laici.
I conformisti del pensiero unico e debole si lamentano perchè il Papa ha riaffermato che non è con i profilattici che si combatte l’Aids. Questa convinzione, considerata assurda dai bempensanti europei, sembra però reggere ed è condivisa da molti di coloro che operano in Africa, sanitari e non, cattolici e laici (la Chiesa Cattolica anche in quei luoghi fa molto di più per i poveri e i malati di Aids, rispetto a tutte le organizzazioni laiche o laiciste e agli Stati come quello ”francese”). Anche lo scienziato laico Edward Green di Harvard nei giorni scorsi ha difeso le posizioni di Benedetto XVI affermando come le prove dei numeri stiano a dimostrare che in Africa le politiche di diffusione del preservativo non hanno portato la riduzione del tasso di infezione da HIV, come sperato e successo in altre parti del mondo. Sempre lui afferma invece come ci sia una relazione tra un più largo uso di preservativi e un maggior tasso di infezione e quindi come sia vero che soltanto dai cambiamenti più radicali delle abitudini di vita sessuale degli africani si può sperare un’ inversione considerevole e duratura del fenomeno. Insomma un’analisi seria della situazione dovrebbe perlomeno mettere il dubbio sulla validità esclusiva delle politiche incentrate sulla diffusione dei preservativi; e invece soltanto a parlare della cosa si viene definiti come fuori dal mondo e dal tempo. Vedremo. Certamente affermare che le parole del Papa provocherebbero una diffusione del virus mi pare curioso: la Chiesa invita a vivere la castità e i rapporti sessuali all’interno del contesto della coppia: comportamenti sicuramente difficili per una cultura come quella africana, ma sicuramente utili a diminuire i rischi di contagio.
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Marzo 20th, 2009 by Carlo Lazzeroni
Nei giorni scorsi l’Ikea ha presentato agli amministratori locali un terzo progetto di insediamento a Migliarino, di dimensioni ridotte rispetto ai precedenti, per cercare di superare i limiti imposti dall’amministrazione regionale e dai dubbi espressi dal Comune di Vecchiano.
La vicenda di una possibile apertura Ikea a Pisa va avanti ormai da tre anni e, al di là di come uno la possa pensare, la politica deve assumersi la responsabilità di prendere una decisione, a favore o no dell’insediamento. Il Sindaco di Vecchiano afferma che persistono forti dubbi sul progetto e parla di “vantaggi discutibili” per il territorio.
Certamente è giunta l’ora di parlare il linguaggio della verità. E allora, se non si è contrari a priori ad un insediamento del genere per ideologia (qualche partito e associazione lo è) o per tutela di interessi “corporativi” (associazioni di commercianti), credo che in tre anni sarebbe stato “normale” per una buona amministrazione avere intrapreso un percorso che potesse riuscisse ad unire esperti ed associazioni di cittadini per porre ai presentatori del progetto le proprie proposte e i propri paletti per poter accettare l’insediamento Ikea. Non pare che questo sia stato fatto: l’impressione che esce dalle cronache di questi giorni è, di fronte a proposte della società civile e del mercato, che l’amministrazione e la politica attenda a dare risposte e a fare proposte.
Personalmente credo che l’insediamento Ikea potrebbe essere una grande opportunità di sviluppo e di lavoro per la nostra zona in un momento così difficile per l’economia; che di fronte a risorse limitate, potrebbe essere un’opportunità unica per fare interventi che possano migliorare la viabilità attuale della zona. Infine che si potrebbero utilizzare le entrate economiche derivanti da questo insediamento per migliorare e ampliare i progetti di un turismo ambientale e sostenibile, che devono giustamente sempre di più caratterizzare l’area del Parco di Migliarino S. Rossore. La presenza dell’Ikea potrebbe essere un ulteriore veicolo per pubblicizzare il nostro territorio, oltre il mordi e fuggi della Torre, e permettere una permanenza più duratura nei luoghi del nostro territorio. Insomma la sfida di un grande complesso commerciale nelle vicinanze di un territorio che ha una vocazione di turismo “naturale”, può essere vinta. Certo, forse serve un pò più di coraggio e un’idea di sviluppo da parte dei nostri amministratori. Se crediamo invece che non ci sia compatibilità tra territorio e un centro commerciale del genere, una buona politica deve comunque avere il coraggio di dirlo apertamente e lavorare comunque su un’idea di sviluppo e di vocazione turistica di un territorio.
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Marzo 12th, 2009 by admin

Per Ivan
“Quando ci fu detto per la prima volta quanto fosse grave la disabilità di Ivan, pensai che avremmo sofferto dovendoci prendere cura di lui, ma almeno lui avrebbe tratto beneficio dalle nostre cure.
Ora che mi guardo indietro vedo che è stato tutto il contrario. E’ stato sempre solo lui a soffrire davvero e siamo stati noi - Sam, io, Nancy ed Elwen - a ricevere più di quanto abbia mai creduto fosse possibile ricevere dall’amore per un ragazzo così meravigliosamente speciale e bellissimo”.
David Cameron - leader conservatori Gran Bretagna
APPARTENENZA
“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
L’appartenenza è un’esigenza che si avverte a poco a poco, si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo. È quella forza che prepara al grande salto decisivo che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti in cui ti senti ancora vivo.”
Giorgio Gaber - dalla canzone L’appartenenza
COOPTAZIONI - RICAMBIO GENERAZIONALE
“Oggi in Italia un ragazzo che vuol fare politica, o qualsiasi altro mestiere, aspetta obbediente che il capo di turno gli assegni il compitino. Io nel 2004 sono stato cooptato.”…
…”Poi ho deciso di “rompere le catene” dopo un discorso di D’Alema. Nel settembre 2008, alla Festa del Pd a Firenze, lui ironizzava sul ricambio generazionale: “Se hanno idee si facciano avanti. Abbiano un pò di coraggio“. Allora ho deciso che era il momento”…
…”Ma D’Alema aveva ragione. Ci sono troppi pseudo-giovani, che teorizzano la rivoluzione e praticano la cooptazione…nel ruolo dei cooptati”.
Matteo Renzi - Vincitore Primarie Pd-centrosinistra a Firenze
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Marzo 10th, 2009 by Carlo Lazzeroni
La cultura e l’attenzione verso il bello non sembra essere una caratteristica degli amministratori della nostra città. Lo si nota da tante piccole-grandi cose (incuria del centro storico, muri imbrattati, spazi verdi abbandonati, sporcizia, piste ciclabili, rotatorie) che la nuova amministrazione sembra voler modificare ma i cui risultati tardano a venire. Le rotatorie costruite nella nostra città negli ultimi anni hanno mostrato questa carenza: molte di queste sono state fatte e poi disfatte e rifatte nuovamente per essere rese più belle: ora finalmente, va riconosciuto, molte abbelliscono gli ingressi delle nostre città.
Prima ancora di questo aspetto però, quando si concepisce una rotatoria, definitiva o provvisoria che sia, si dovrebbe fare attenzione verso la sicurezza delle persone, si trovino queste ad affrontarla da pedoni, ciclisti, motociclisti, automobilisti. Del resto il limitato rispetto per la persona umana da parte di chi gestisce la sicurezza stradale si manifesta agli occhi di tutti viaggiando nelle strade del nostro paese e della nostra Regione (ad esempio facendo la FI-PI-Li) ma anche molte strade dissestate e le rotatorie della nostra città non sono da meno. E quello che fa più rabbia è che non si tratta di spendere chissà quali soldi, ma pochi accorgimenti sarebbero sufficienti per rendere una rotatoria o una strada più sicura. Non sono bastati incidenti e vittime (a Marina di Pisa la morte di un motociclista qualche anno fa che si è scontrato con il paletto della rotatoria di fronte al Bagno Lido) a fare prendere gli accorgimenti necessari per rendere più sicuro affrontare una rotatoria.
Pensiamo in questo periodo a quelle rotatorie provvisorie fatte in pieno centro in zona piazza Vittorio Emanuele II - Stazione. Quella all’incrocio tra Via Pellico e Via Battisti risulta costantemente un pericolo perchè gli automobilisti provenienti da Via Battisti quasi mai si fermano per dare la precedenza o addirittura tagliano completamente tale rotatoria. All’estero le rotatorie sono segnalate in tutt’altro modo e anche da queste cose si vede la civiltà di un popolo: il disprezzo per la dignità della vita che ogni giorno viviamo nelle nostre strade ci dovrebbe fare riflettere.
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