Il Blog di Carlo lazzeroni

Dove sono oggi i liberi e forti? Il manifesto per una nuova Italia


Febbraio 27th, 2009 by admin


images.jpgL’Italia ha bisogno di una profonda rigenerazione
politica e morale. È giunto di nuovo il tempo di fare appello alle
migliori energie dell’Italia, allo slancio delle donne e degli
uomini liberi, alla responsabilità delle donne e degli uomini
forti, per determinare una grande svolta nel futuro della nazione.
Novanta anni dopo l’atto di coraggio di Luigi Sturzo, un
nuovo coraggioso impegno è richiesto a chi crede nel valori
della giustizia e della libertà.

“Dal manifesto per una nuova Italia” - Todi, 20-21 febbraio 2009

“Quando, negli anni Novanta, crollò il
vecchio sistema, quattro erano le grandi questioni
che giustificavano la transizione verso un nuovo
tempo della Repubblica:
1) La questione istituzionale, già posta alla fine degli anni Settanta, affrontata
lungo il corso degli Ottanta e infine riproposta
dall’illusione referendaria.
2) La questione giudiziaria,
parte essenziale della questione istituzionale,
esplosa drammaticamente in un inedito,
radicale e pericoloso conflitto con la politica di settori della
magistratura, dei media e dell’opinione pubblica.
3) La questione dell’unità nazionale e del sistema delle autonomie, nell’incombente
rischio di una nuova frattura storico-sociale tra Nord
e Sud.
4) La questione della modernizzazione economica, sentita
come ineludibile, in tutti i campi della vita pubblica, per ricollocare
l’Italia in sintonia con le esperienze più avanzate
dell’Occidente.
Ebbene, tutte queste questioni sono ancora davanti a
noi, irrisolte; anzi, incancrenite dal tempo perduto. Abbiamo
ormai alle spalle quasi un ventennio sprecato.”…
…”L’unità politica dei cattolici è formula
che appartiene ad altra e superata stagione storica.
Ciò però non vuol dire che tutti coloro che si riconoscono
nell’ispirazione cristiana debbano necessariamente
accettare la “diaspora” come condanna inappellabile della storia
dei cattolici italiani, come se dovesse essere obbligatorio vivere
in “partibus infidelium”, e non possano invece ritrovarsi in una
stessa casa politica, se la cornice identitaria e programmatica
corrisponde ai loro valori.
Ma non è certo questo il tempo di “rifare la Dc”. Il
passato è il nostro tesoro di esperienza e di saggezza. Ma il presente
e il futuro ci chiedono di aprire un diverso tempo politico.
Il tempo di un nuovo soggetto nel quale i popolari, i liberali, i
riformisti, i moderati di tutte le aree politiche riscoprano insieme
la via maestra del Centro come luogo sempre essenziale per
il governo.”…

…”C’è un popolo cristiano che guarda alla politica con
diffidenza, ma che sa che solo attraverso la politica può ottenere
risposta alle sue esigenze. C’è un popolo laico che non si riconosce
più nelle posizioni laiciste e che sente giunta l’ora di intraprendere
nuovi sentieri.
È giunto dunque il momento di aprire una nuova
storia politica. Non un “terzo polo” di risulta tra due immutabili
giganti bipolari, ma un’offerta politica, di governo, di partecipazione
democratica del tutto nuova, che nasca dalla “rottura”
del finto bipartitismo, pericolante esito del fallimento della
cosiddetta Seconda Repubblica. Un centrosinistra che metta
insieme tutto, dall’estrema sinistra al centro, così come un centrodestra
costruito con analoga disomogeneità non sono stati e
non saranno mai in grado di governare, nella stabilità, l’innovazione.”…

…”Il vero valore della nostra modernità politica
non è il bipolarismo. È la democrazia dell’alternanza.
L’Italia moderna deve proteggere questa seconda, non il
primo. Dobbiamo garantire il ricambio del potere, e la
scelta preventiva, da parte degli elettori, dei partiti e degli
uomini che debbono governare. Ma questo può avvenire anche con un
sistema tripolare o quadripolare. Il bipolarismo è solo una delle forme
possibili di governance. La democrazia dell’alternanza è la sostanza.”…

…”La nostra è una cultura dell’accoglienza, della solidarietà,
della tutela universale della dignità umana. Perciò ci opponiamo con
fermezza ad ogni diffidenza xenofoba. Nello stesso tempo vogliamo
che l’Italia e l’Europa tornino a coltivare l’amore per la propria identità,
per la propria storia e la propria etica pubblica, l’affetto per la nostra
religione, tutte cose che negli ultimi decenni sembrano essere state
smarrite. Perché senza amore e rispetto per se stessi non è possibile
alcun vero dialogo. L’amore per l’altro, lo spirito di amicizia e di comprensione,
la ricerca dell’integrazione devono coniugarsi con una permanente
e convinta richiesta di reciprocità. Anche di fronte ai massicci
fenomeni di immigrazione, la generosità verso chi cerca la nostra
terra come speranza di futuro è doverosa. Ma altrettanto doveroso è
pretendere rispetto per la nostra cultura, la nostra religione, le nostre
tradizioni, le nostre leggi. Questa è l’unica via maestra per provare a
costruire dialogo e solidale convivenza.”…

…L’Italia è ormai da due decenni il Paese del
“riformismo bloccato”. Nella Seconda Repubblica i roboanti
impegni di innovazione assunti sia dalla destra che
dalla sinistra sono il più delle volte naufragati nell’impotenza.
Così, anno dopo anno, lo spettro di un grave declino
storico del nostro Paese si è fatto sempre più incombente.
All’impotenza politica si è accompagnata la confusione
culturale. Si è passati dalla declamazione della “rivoluzione liberale”
alla teorizzazione di un “nuovo statalismo” con spensierata spregiudicatezza.
Gli stessi protagonisti che un tempo si facevano paladini del
“più mercato-meno Stato” oggi sono i principali fan della tesi opposta
“meno mercato-più Stato”. Non si può governare un grande Paese con
tale superficiale volubilità di visione del mondo. L’economia sociale di
mercato resta per noi, non solo a parole, la più efficace dottrina di
governo delle società occidentali. Essa propone da sempre un orizzonte
assai chiaro: “più mercato” (per accrescere la ricchezza) e “più Stato”
(quando è necessario per riequilibrarla).”…

…”L’Unione di Centro si propone come partito di tutela del
cittadino-consumatore. Partiamo dalla consapevolezza che, dal 1996 al
2001, i governi di centrosinistra hanno realizzato una serie di privatizzazioni
che, in luogo dei cittadini, hanno favorito nuovi monopolisti di
settori strategici come banche, assicurazioni, telecomunicazioni, gas ed
energia con il risultato di appesantire i costi dei servizi per i cittadiniconsumatori,
le famiglie-consumatrici e le imprese consumatrici. Ma
la destra non ha cambiato strada: la nuova fase di governo, dietro il
paravento della crisi internazionale, sembra mirare anch’essa solo a
costruire nuovi equilibri di potere nell’ambito del sistema bancario e
industriale.
Occorre invertire la rotta: solo attraverso un’imponente
spinta liberalizzatrice sarà infatti possibile completare il processo di
ammodernamento dell’economia italiana creando finalmente condizioni
di concorrenza tra le imprese, riducendo i costi e migliorando la
qualità per i consumatori. Lo Stato, abbandonato definitivamente il
ruolo di Stato-imprenditore, ha il dovere di assumere quello di Statoregolatore
ponendo al centro della propria azione la figura del consumatore.”…

…”L’attuale sistema pensionistico non tiene conto dei mutamenti
demografici in atto e finirà con il far pagare alle giovani generazioni
il prezzo dell’irresponsabilità dei governi attuali. È indispensabile
approvare una riforma della previdenza che tenga conto della combinazione
tra allungamento dell’attesa di vita e caduta delle nascite. Dalla
previdenza occorre inoltre sganciare l’assistenza, recuperando risorse
che potranno essere destinate a chi ne ha veramente bisogno.”…

…”Lo Stato italiano produce ormai un livellamento verso il
basso di prestazioni e servizi, e non riesce più a promuovere verso l’alto
chi sta indietro nella scala sociale. L’Unione di Centro lavora, viceversa,
per ridefinire lo Stato sociale, per un nuovo grande modello da
costruire in Italia e in Europa: la Welfare Society. Quest’ultima si
potrebbe anche definire come “la società del bene comune”.
Una società dove la responsabilità della gestione sociale
è affidata anche ai corpi intermedi della comunità. Nella quale il livello privato e il livello statale cooperino e competano nell’offerta
di servizi formando, insieme, un unico sistema pubblico
all’interno del quale sia più plurale e libera possibile la scelta dei
cittadini e delle famiglie”…

…”L’insieme di questi grandi obiettivi non potrà mai
essere raggiunto se non si diffonderà nel Paese una nuova cultura
diffusa: la promozione del merito in tutti i campi della vita pubblica.
I quarant’anni che ci separano dal ’68 hanno fatto diventare
senso comune idee del tutto opposte, soprattutto la devastante
equazione tra selezione di merito e selezione di classe. È vero esattamente
il contrario: l’utopia dell’egualitarismo, che livella verso il
basso, è infatti la tomba dell’emancipazione sociale. I ricchi, infatti,
possono cavarsela in tanti modi, ma se ai figli dei poveri togli
la chance del merito e del talento, li condanni all’inferno.
L’uguaglianza delle opportunità è la nostra bussola, perché il destino
sociale di emarginazione può essere combattuto dai giovani
meno fortunati solo in una società che promuove il merito.
L’assistenzialismo è conservatore. La promozione del merito è
rivoluzionaria.”…

…”Ma l’Italia può ancora evitare il proprio
declino. Alla condizione di capire che nessuno ha la
bacchetta magica. Che nessun demiurgo, ammesso che
ce ne siano, può salvarci. Solo gli italiani possono salvare
l’Italia. Perciò è indispensabile resistere alle tentazioni
del rifiuto, del disimpegno, dell’antipolitica, del leaderismo
senza sostanza. Al contrario abbiamo tutti bisogno
di attraversare insieme una nuova frontiera di
responsabilità. Di nuovi diritti e di nuovi doveri.
L’Unione di Centro nasce per raggiungere questo obiettivo.
Per proporre una nuova politica: insieme umile e coraggiosa,
responsabile e costruttiva.
Siamo figli di chi, nel dopoguerra, ha permesso che questo
Paese crescesse nella libertà. Adesso la storia ci chiama a un nuova
decisiva prova. Essere i padri di nuove generazioni di liberi e di forti.”

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Aforismi e pensieri


Febbraio 24th, 2009 by admin


speranza.jpgSPERANZA
“La speranza è cosa buona, forse la migliore delle cose, e le cose buone non muoiono mai”. (dal film “Le ali della libertà)



popper.jpgERRORE
“Il punto fondamentale è riconoscere gli errori e correggerli al più presto possibile, prima che facciano troppo danno. Di conseguenza, l’unico peccato imperdonabile è nascondere un errore.” Karl Popper


bicicletta.jpgBICICLETTE
“Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza.” H.G. Wells

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Protezionismo: ci ricadremo?


Febbraio 19th, 2009 by Carlo Lazzeroni


autarchia.jpgLa riunione dei ministri del G7 che si è tenuta nei giorni scorsi ha ribadito l’impegno di tutti i paesi di non attuare politiche protezionistiche in economia in un periodo dove invece le ricette proposte, un pò da tutti, sembrano andare proprio verso un rigurgito di chiusura: riducendo l’integrazione economica tra Paesi diversi e alzando le barriere protettive. A parole quindi i leader del mondo sembrano tutti d’accordo. Peccato che sembra che si predichi bene e si razzoli molto male: dalla svolta anti-liberale dell’interventismo di Obama negli Stati Uniti, anche con il “Buy American”, a quella in Europa, specialmente nella “nazionalista” Francia come nel caso del sostegno automobilistico, è tutto un aiuto all’industria nazionale. Più che di chiusura invece potrebbe essere utile un nuovo Piano Marshall che coinvolga veramente tutto quel mondo ancora troppo escluso dalla globalizzazione. I lavoratori britannici che protestano perchè “scavalcati” dai lavoratori italiani, così come quelli di molte realtà sembrano persuasi dall’idea che ogni volta che si delocalizza, si importa e si affidano incarichi ad imprese straniere, si stia facendo il male della propria economia. Ma è proprio così? Più del lavoro in senso stretto è lo scambio la risorsa vera che permette lo sviluppo di un paese.
Il punto è che i lavoratori britannici sono stati accusati di razzismo, mentre nessuno ha mosso questa accusa ad Obama: ma sul piano economico c’è differenza tra la politica del chiudiamo agli italiani delle trade union britanniche rispetto all’assistenzialismo progettato dalla nuova amministrazione americana.
E non ci dimentichiamo, come gli storici più avveduti ci ricordano, che i periodi di chiusura in economia sono stati quelli che hanno portato ad un numero maggiore di conflitti e di guerre nel mondo: la voglia di populismo protezionista che c’è in giro si rammenti anche di questo.

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Ciao Eluana


Febbraio 10th, 2009 by admin


eluana.jpgIsacco, Eluana e la mano che non è stata fermata - di Giuliano Ferrara

La mano di Abramo sul collo di Isacco, che testimoniava la fede, qualcuno l’ha fermata. La mano dei volenterosi guerrieri culturali che hanno costituito l’associazione “per Eluana”, e le hanno tolto clinicamente la vita per celebrare l’ideologia della libertà di coscienza, anche presunta, non l’ha fermata nessuno. Una cittadina italiana in età adulta, resa disabile diciassette anni fa da un incidente stradale che le aveva tolto la capacità percettiva, senza staccare la spina della sua attività cerebrale e lasciandola per tutto questo tempo in uno stato abulico di sonno e di veglia, è stata fisicamente eliminata in esecuzione di una sentenza giudiziaria. Niente moratoria per la signora Englaro.
Dopo il caso di Terri Schiavo, per la seconda volta in occidente una disabilità grave è curata con la morte su richiesta di una autorità tutoria (ieri un marito, oggi un padre). La Schiavo era reclamata dai suoi genitori, ma il marito la pensava diversamente, e nonostante la rivolta dell’esecutivo e del Congresso, anche lì l’ultima parola spettò a una corte giudiziaria. Anche lì la cerimonia dell’addio fu celebrata in pubblico, per affermare un modello morale moderno, che ha le sue radici nel disprezzo verso la vita umana mostrato dalle socialdemocrazie e dai totalitarismi convergenti, nella prima metà del Novecento, intorno alla maledizione dell’eugenetica. In Italia c’è stato un clamoroso e benedetto sussulto della classe dirigente, contraddetto e reso vano con disprezzo da una casta di funzionari dell’ideologia secolarista che odiano ogni possibile lezione di umanità laica e di carità cristiana. Qui a reclamare Eluana, che è morta presto fuori di quel suo ambiente, sottoposta a una forma molto asettica e moderna di tortura, c’erano le suorine misericordine della clinica Beato Talamoni di Lecco. A loro vanno le nostre condoglianze.
Questo è un mondo in cui, da oriente a occidente, la vita è trattata in relazione all’onnipotenza dei desideri personali.
Non voglio un figlio, lo abortisco perché me lo consente la mia libera coscienza. Lo stato non lo vuole femmina, e impone di abortirlo per ragioni utilitaristiche. Non lo voglio potenzialmente malato, ed è la deriva eugenetica in atto con il contributo ideologico della tecnoscienza. Anche piccoli difetti possono determinare una condanna a morte. I vecchi sono in cura, ancora per qualche tempo, ma la cura delle loro disabilità, e domani l’assunziuone responsabile della loro dipendenza totale dalla attenzione e dall’amore degli altri, viene messa in discussione da campagne pubbliche oblique, fondate su casi solo apparentemente privati, il cui scopo è l’introduzione anche in Italia di protocolli eutanasici. L’azione di carità che pervade la santità moderna, dalle suorine di Lecco tutrici di Eluana Englaro a Madre Teresa, è svillaneggiata e disprezzata sempre più apertamente come versione oscurantista e premoderna di una fede cristiana che logora la potenza semidivina dell’uomo tecnologico.
Perfino grandi preti operosi, che fondano ospedali e scuole di filosofia, pensano che la cura non abbia senso senza la possibilità ravvicinata di guarigione, e che il conforto, la consolazione, l’attesa e la carezza siano paccottiglia residua di un passato che anche la chiesa deve imparare a dimenticare in nome degli idoli della scienza e della ricerca. La battaglia dei credenti e degli “atei imprudenti” contro la barbarica esecuzione di una disabile non poteva che essere perduta. E non poteva che essere data. Grazie a tutti coloro che questa battaglia hanno accostato e guardato con lo stesso sentimento di laica e razionale pietà di chi l’ha animata.

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Sicurezza o caccia allo straniero?


Febbraio 6th, 2009 by Carlo Lazzeroni


immagine-parlamento.jpgIl primo sì alle norme del decreto sulla sicurezza approvato dal Senato mostra un governo che rincorre sempre più le battaglie della Lega Nord, con sempre più evidenti rischi di derive razziste. Tra le diverse norme sta facendo molto discutere il fatto che i medici possano denunciare i clandestini che si fanno visitare in ospedale. 
Pare evidente che il delicato tema della sicurezza non va perseguito con interventi che alimentano la diffidenza, ma il governo dovrebbe lavorare per regolarizzare i tanti immigrati onesti che lavorano nel nostro paese e non mettere in piedi norme che finiscono per colpire in modo indiscriminato tutti gli immigrati. E poi questa norma che “militarizza” gli ospedali è utile per ridurre l’immigrazione clandestina? Piuttosto i clandestini ricorreranno alle cure illegali, incontrollate e insicure e il rischio è che con questa norma “disumana” a rimetterci saranno i soggetti più deboli, donne e i bambini in particolare. Che la Camera dei Deputati ci ripensi. Siamo ancora in tempo.

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