Pensieri di Natale
Dicembre 25th, 2008 by admin
VITA
La vita è un’opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala. La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo. La vita è preziosa, conservala.
La vita è una ricchezza, conservala. La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo. La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala. La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, vivila. La vita è una gioia, gustala.
La vita è una croce, abbracciala.
La vita è un’avventura, rischiala. La vita è pace, costruiscila.
La vita è felicità, meritala. La vita è vita, difendila.
Madre Teresa
AUGURI SCOMODI
Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora , miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
AUGURI
Sogno, ma ad occhi aperti, in piena coscienza, un mondo in cui i giovani sanno ribellarsi, sanno dire no a tante comodità e false libertà che li rendono schiavi. Dei no che sfondano il muro delle certezze di oggi che li stanno sempre più incastrando nel proprio io.
Immaginiamo di essere alla vigilia di Natale di una decina di anni fa. Chi di noi avrebbe dato credito alla previsione del successo, specialmente tra le ragazzine, della “vita bassa”, talmente bassa che non è impossibile immaginare tutto quello che possiamo immaginare? Chi di noi avrebbe ritenuto credibile che in Medio Oriente ragazzi, ragazze, uomini e donne, anche madri, si sarebbero fatti saltare in aria, come i kamikaze, e che sarebbero stati migliaia? Io avrei commentato con un: è fantapolitica, è impossibile!
Sappiamo tutti che c’è oggi una gara al ribasso, ad abbassare la vita, in tutti i sensi. La maggior parte dei giovani, che per me sono il presente e il futuro, vuole convivere per non prendersi la responsabilità di un sì definitivo. Molti fra quanti fanno la morale agli altri, non convincono più neanche se stessi e persino il vecchio adagio “predica bene e razzola male” sembra inadeguato.
Ci troviamo in un momento di grande crisi e ne sono un esempio i giovani, oppressi da un male infinito. Non sono neanche più capaci di fare l’amore con il necessario bagaglio di sentimenti e di affetto, non sono neanche più capaci di avere una storia bella - naturalmente non in assoluto. Ma da dove hanno imparato questo male infinito? Dal mondo degli adulti che ha scelto di avere amanti e rapporti con chicchessia; di usare il potere e il denaro solo per il proprio tornaconto; che sente il bisogno di imbrogliare e di apparire a tutti i costi. Le persone più deboli imparano da questi cattivi “maestri”.
Ma adesso si è superata la soglia. Dobbiamo riascoltare il profeta Malachia, da lui ci arriva un’apertura di grande speranza: i padri devono riconciliarsi con i figli, devono ammettere di avere sbagliato. Poi verranno cieli e terra nuova, che ci sono già.
È certamente importante dar da mangiare agli affamati, curare gli ammalati, vestire chi è nudo…, ma dobbiamo essere convinti che il pane più importante è dare un presente e un futuro ai giovani. E per fare questo bisogna amarli perdutamente, non “secondo noi”, ma secondo l’esempio che Gesù ci ha dato. Dobbiamo raccontare con il nostro silenzio, con la nostra vita, che abbiamo incontrato Qualcuno che ci ha fatto aprire gli occhi e da quel momento questi occhi non li abbiamo staccati da Lui, malgrado le nostre difficoltà. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di dire: Signore, tu mi conosci, sai tutto di me, aiutami a trovare qualcuno che mi rinforzi.
Tutti abbiamo bisogno di essere aiutati. Se non chiediamo aiuto alle persone giuste, l’aiuto ci viene sicuramente da qualcuno che non è positivo: il male è attorno a noi e cerca di accalappiarci. Da soli non ce la facciamo, c’è bisogno di una fraternità, di persone attorno che ci dicono la verità, anche se a volte può essere scomoda. Mentre facciamo questa ricerca, che deve essere fatta nel cuore, dobbiamo continuare a dar da mangiare agli affamati, ad occuparci del bene degli altri.
Mi chiedo come saremo fra dieci anni. Mi chiedo se c’è ancora qualcuno che ha l’autorità morale per dire al mondo: fermati! Fermati per riflettere, per cercare un senso. Siamo sull’orlo di un precipizio, se ci caschiamo è finita, ma sembra che nessuno se ne accorga.
Sembra che il mondo sia il mio corpo che deve godere e possedere. Questa schiavitù ci impedisce di vedere la bellezza che c’è intorno e dentro di noi.
Il mio augurio è che questo Natale sia finalmente un Natale dove il regalo più bello è la ricerca e non “un regalo”. La ricerca che qualche dubbio diventi certezza e qualche certezza diventi ricerca.
Ernesto Olivero
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