Il Blog di Carlo lazzeroni

La guerra al mondo libero: tra paure e dimenticanza


Novembre 29th, 2008 by Carlo Lazzeroni


mumbay.jpgDa poche ore è terminato un nuovo terribile, e clamoroso nelle modalità, atto di guerra nella lunga battaglia contro il mondo libero portata avanti da Al Qaeda e dai gruppi estremisti ad essa collegata.
La guerra continua inesorabile, a partire da ben prima dal tragico attacco alle Torri Gemelle. E continua dove la rete del terrorismo fondamentalista decide di colpire i suoi bersagli simbolici.
Questa volta colpisce l’India, non a caso, per conquistare il Paese che solo il presidente Musharraf riusciva a tenere vicino all’Occidente. Colpisce Mumbay, la loro New York, metropoli simbolo del boom economico del paese. E lo fa con caratteristiche più da attacco di guerra che da atto terroristico, attraverso una vera e propria operazione di sbarco con attacco a interi distretti urbani.
Colpisce l’India dopo anni che la guerra si giocava in Irak, dove i fondamentalisti hanno tentato di dissanguare le forze americane e occidentali che accompagnano la difficile opera di stabilizzazione del regime del dopo Saddam. Ora il centro di gravità della loro azione si sposta nella zona Afghanistan-Pakistan-India. E’ soprattutto in Pakistan, da cui i componenti del commando provengono e sono stati ammaestrati, che si gioca la partita geopolitica del futuro. E che l’Occidente non può perdere. E’ una guerra geo-politica e culturale prima che militare quella da giocare.
Perché certamente una parte del mondo islamico vive da secoli una sorta di corto circuito tra religione, volontà egemonica e violenza e dall’altra parte, purtroppo, non c’è una religione e una visione che risponde dal punto di vista culturale.
Questo attacco, volutamente colpisce tutti. Anzi, qualcuno più di altri, come gli ebrei, e non è una novità. Ma il terrorismo non discerne tra ebrei e non, buoni e cattiva, innocenti e colpevoli, civili e militari. Il terrorismo uccide per il gusto di uccidere e si nutre del terrore, della confusione e del senso di insicurezza che risulta dai suoi feroci attentati contro obiettivi civili. Il vero obiettivo comune è l’instabilità, è terrorizzare noi, sì proprio noi, per provare a bloccare una storia di rapporti tra noi mondo occidentale e quello afro-asiatico.
E di fronte a questo attacco, a questi piani del fanatismo islamico emergono sempre i due approcci, le due risposte: c’è l’America, che ieri con Bush e domani con Obama,  ha delle strategie politiche che porta avanti, a volte anche commettendo errori. Bush, poco dopo quel tragico 11 settembre ebbe a definire “infinito” il conflitto che stava nascendo, ricevendo per questo molte critiche ma dimostrando alla fine di aver ragione. Può aver commesso errori ma ha tentato di mobilitare tutto il mondo libero contro un nemico che non si ferma di fronte alle minacce.
E poi c’è l’Europa, che tragicamente non ha una strategia: ha soldati in giro per il mondo ma non vede l’ora di ritirarli, critica l’America ma non ha una sua proposta, è divisa e pensa di non dover giocare un ruolo nel mondo. Anche dopo nuove violenze e nuove vittime, così lontane e allo stesso tempo così tremendamente “ognuno di noi”, la nostra cara Europa ogni volta registra i fatti, li deplora doverosamente, ribadisce che si deve tenere “alta la guardia” e poi gira lo sguardo dall’altra parte e sembra dimenticare…

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Il ruolo dell’arbitro in Italia: tra essere referee e i pregiudizi


Novembre 26th, 2008 by Carlo Lazzeroni


arbitro.jpgFare l’arbitro, lo ricorda lo slogan dell’Aia, è una scelta di classe. E il bello dell’attività dell’arbitro sta proprio in quello che il responsabile degli arbitri della Lega Pro (ex serie C) Giancarlo Dal Forno ci ha detto durante la lezione tecnica tenuta a Pisa nei giorni scorsi: l’arbitro (dall’inglese “referee”) significa essere “persona di riferimento”.
E’ questo ruolo di riferimento, garanzia di rispetto delle regole, l’essenza della nostra attività che ci rende così orgogliosi e che non può essere compresa da chi non è arbitro.
Per essere persone di riferimento però occorre avere comportamenti adeguati. Il comportamentale, ce lo ha ripetuto Dal Forno, è uno dei tre aspetti fondamentali per dirigere una gara, oltre la conoscenza approfondita del regolamento e un’adeguata preparazione atletica. Mi permetto di dire che l’aspetto comportamentale è essenziale: se durante una gara si commette un errore tecnico, anche grave, o se arbitriamo distanti dall’azione tutto questo può essere tollerato anche dalle squadre, dai tifosi e dai dirigenti (in realtà lo è con estrema difficoltà nel nostro paese, dove la cultura sportiva è così carente). La prova di quel collega sarà sicuramente negativa ma non è inficiato il buon nome della sezione e della categoria arbitrale. Avere invece un atteggiamento completamento inadeguato alla figura dell’arbitro, prima che la gara abbia inizio o durante o alla fine di questa, lascia strascichi pesanti sul ruolo del referee, della persona di riferimento.  Per questo viene spesso ribadita l’importanza del giusto approccio alla gara, dalla preparazione della borsa, all’arrivo per tempo al campo di gioco. Per questo è importante avere il giusto comportamento con i dirigenti: educato, ma mantenendo sempre il giusto distacco che il ruolo ci impone. C’è richiesto di essere figure di garanzia, a partire dai piccoli gesti: non parlare al cellulare fuori e dentro gli spogliatoi, non passare troppo tempo a parlare con i dirigenti di una squadra, tenere aperta la porta del nostro spogliatoio quando i dirigenti vengono a consegnare o a riprendere le note e spesso tendono a fermarsi a parlare con noi, sono tutti piccoli ma buoni comportamenti che denotano trasparenza e che fanno di noi un referee.
E ancora,  fare la “chiama” negli spogliatoi assumendo un atteggiamento cordiale e aperto al dialogo, ma fermo e deciso per essere autorevoli di fronte alle squadre e per riuscire - sono sempre parole di Dal Forno - a stabilire quel contatto visivo e unico con ognuno dei calciatori e ognuno dei dirigenti, che ci sarà poi utile per affrontare le fasi più difficili della gara.  Così come è fondamentale il nostro approccio alla gara attraverso la giusta concentrazione. E’ capitato a tutti di andare ad arbitrare poco motivati e ad entrare con lo stesso stato d’animo nel terreno di gioco. Tutti sappiamo che a quel punto quella gara, che magari sulla carta è facile facile, può nascondere delle serie insidie e diventare molto difficile e sfuggire al nostro controllo, proprio per colpa del nostro approccio troppo “blando”. Può essere pericoloso sottovalutarla e comunque, anche se riuscissimo a portarla a conclusione senza particolari problemi, il nostro atteggiamento non ci renderebbe, a fine gara, soddisfatti con la nostra coscienza di arbitro. Quella domenica non saremo stati referee.
Dobbiamo anche dire che espletare la nostra funzione di arbitro al meglio delle nostre possibilità e con il miglior approccio alla gara, non ci risparmia dalle profonde critiche che ci vengono quotidianamente riservate sui media e domenicalmente espresse sui campi di gioco. Di fronte a comportamenti di violenza verbale e, purtroppo, anche fisica compiuti da calciatori, dirigenti e spettatori, un pò a tutti noi è capitato di pensare: “ma chi ce lo fa fare?”.  La scarsa sportività è una carenza della nostra cultura, specialmente del mondo del calcio. A volte si dice che senza questa passione, senza un pubblico “caldo e colorito” non sarebbe così bello arbitrare. E’ sicuramente vero che fa piacere dirigere gare di fronte ad un pubblico numeroso e magari anche un pò “caldo”; ma una maggiore sportività nell’accettare i risultati, gli errori dei calciatori e quelli degli arbitri, sarebbe più gratificante anche per noi. In altre culture la forte passione dei tifosi e dei calciatori non porta alla mancanza di fiducia e di rispetto che a priori, nel nostro paese, viene riservata all’arbitro di calcio. In Italia infatti, se è vero che l’arbitro è visto come figura di riferimento, dall’anglosassone referee, allo stesso tempo viene spesso considerato, per retaggio culturale, come figura non al di sopra delle parti e, anche ai livelli più bassi, quando sbaglia quasi mai si penda alla sua buona fede.
E proprio perché ci troviamo di fronte a questo atteggiamento culturale da parte delle altre componenti del mondo del calcio, che il nostro comportamento acquista un valore essenziale: nel nostro calcio non è scontato che la figura di arbitro sia vista come “persona di riferimento”. E’ una cosa che ce la dobbiamo conquistare. E basta che una domenica si registri da parte di uno di noi un atteggiamento arrogante, un comportamento maleducato, una scarsa voglia di arbitrare, per mettere in dubbio la figura del referee in senso più ampio. Come c’è stato ricordato, il collega quella domenica rappresenta se stesso, ma anche la sua sezione e tutta l’associazione degli arbitri. Allo stesso tempo per fare crescere un vero spirito sportivo nel nostro calcio sarebbe importante chiedere alle società di promuovere iniziative tese a questo obbiettivo, che coinvolgano i calciatori e i dirigenti. Per questo credo che il cosiddetto terzo tempo e l’organizzazione di incontri, ben preparati, tra una rappresentanza di dirigenti, capitani, allenatori e di arbitri possano essere utili per farci conoscere e fare capire il nostro ruolo. Conoscersi può aiutare ad eliminare i pregiudizi. Far capire che l’errore fa parte del gioco e che l’arbitro lavora e si impegna per sbagliare il meno possibile, sarebbe già un buon inizio.
Farci conoscere per farci rispettare. In quel momento però sarebbe ancora più indispensabile un atteggiamento ineccepibile da parte di tutti i colleghi ed esporrebbe maggiormente coloro che faticano ad avere un atteggiamento idoneo alla figura dell’arbitro. E’ una sfida che viene richiesta anche al nostro interno di associazione, ma credo sia l’unica da percorrere per contribuire a fare crescere la nostra credibilità all’esterno e a portare, nel nostro piccolo, un miglioramento per il mondo del calcio.

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Un popolo di formiche


Novembre 21st, 2008 by Carlo Lazzeroni


cicala.jpgDa una recente indagine dell’Ocse ripresa dal quotidiano Liberal qualche giorno fa, emerge una piacevole sorpresa: siamo un popolo di formiche. Gli italiani sarebbero i più parsimoniosi al mondo avendo accumulato, negli ultimi venti anni, una vera e propria fortuna. Azione lodevole se si pensa che i nostri salari e stipendi sono tra i più bassi in Europa. L’accumulo è stato lento e continuo, senza strappi, da vere formiche. In tempi di estrema difficoltà economica una buona notizia che consente di leggere in modo diverso il peso del debito pubblico e che mette l’Italia, grazie al suo popolo, in grado di affrontare la grande tempesta finanziaria con un ancoraggio un pò più solido. Esistono, pertanto, tutte le condizioni per vivere questa fase, senza cedere ad improvvise crisi di nervi. La classe dirigente e politica italiana, piena di cicale e non di formiche, è chiamata a fare la sua parte e fin dalla prossima finanziaria provare a favorire quell’accelerazione che manca da troppi anni, soprattutto per i troppi vincoli politici, amministrativi e culturali che hanno frenato ogni iniziativa.

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Aforismi e pensieri


Novembre 18th, 2008 by admin


STATI UNITI

obama.jpg“Non sono mai stato il candidato più probabile per questo incarico. Quando abbiamo cominciato avevamo pochi soldi e pochi appoggi. La nostra campagna non è stata architettata nei corridoi di Washington: è partita dai cortili di Des Moines, dai salotti di Concord, dalle verande di Charleston. È stata costruita da lavoratori e lavoratrici che hanno attinto ai loro magri risparmi per versare 5, 10, 20 dollari per la causa. È diventata forte grazie ai giovani che hanno rigettato il mito dell’apatia della loro generazione, che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per fare lavori che promettevano pochi soldi e poche ore di sonno. Ha attinto forza da quelle persone non più così giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo soffocante per andare a bussare alla porta di perfetti estranei, e da quei milioni di americani che hanno lavorato come volontari e hanno coordinato, e che hanno dimostrato, più di due secoli dopo, che un governo del popolo, dal popolo e per il popolo è ancora possibile. Questa è la vostra vittoria”.
Barack Obama - discorso dopo vittoria elettorale

mccain.jpg“Chiedo agli americani di seguirmi non solo nelle congratulazioni ma nell’offrire al presidente lo sforzo più sincero nel cercare vie comuni, compromessi per unire le differenze e riconquistare prosperità, difendere la sicurezza in un mondo pieno di pericoli e lasciare a figli e nipoti un paese migliore di quello che abbiamo avuto in eredità”.
John McCain – discorso dopo sconfitta elettorale

PROVOCAZIONI berlusconi-e-putin.jpg“Diciamolo chiaramente, consideriamo che ci siano state delle provocazioni nei confronti delle Federazione Russa, come per il progetto di collocare missili in Polonia e Repubblica Ceca”.
Silvio Berlusconi - Presidente del Consiglio

SCUSE
emmanuel.jpgIl 29 settembre scorso in un parco di Parma, Emmanuel è stato fermato da agenti della polizia municipale in borghese, ha ricevuto percosse e offese anche al comando dove è stato portato e tenuto per diverse ore. La sua unica colpa era stata quella di trovarsi in un parco durante un’ operazione antidroga dei vigili urbani ed essere scambiato per il complice di uno spacciatore. «Scimmia, confessa!». Al comando gli hanno sventolato in faccia un modulo bianco: «Devi firmarlo, anche se si trattasse della tua condanna a morte».
Ora, a distanza di un mese e mezzo dieci appartenenti al corpo di polizia municipale (8 agenti, un ispettore capo e un commissario) di Parma sono stati indagati. Pesanti le accuse: percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, violazione dei doveri d’ ufficio, con l’ aggravante dell’ abuso di potere. Un vero pestaggio, secondo il magistrato, quello al quale fu sottoposto Emmanuel Bonsu Foster.
A casa di Emmanuel, intanto, aspettano sempre una visita o una telefonata: “Forse una parola di scuse da parte del Comune - afferma l’ avvocato - sarebbe a questo punto doverosa.”

INFAMIpanchina_severi.jpg

Adesso ho paura, non fatemi uscire dall’ ospedale”.
Andrea l’ hanno bruciato. A mezzanotte e mezza di una serata nebbiosa a poche centinaia di metri dal centro di Rimini. C’ è una grande macchia di benzina attorno alla panchina di Andrea, da anni conosciuto senza fissa dimora a Rimini. E’ all’ospedale, in gravi condizioni.

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Lo spoil system all’italiana


Novembre 15th, 2008 by Carlo Lazzeroni


consigliera-parita.jpglogoconspa.gifLo spoil system, sistema utilizzato nelle democrazie ”maggioritarie” più evolute per cui chi vince le elezioni, per poter governare, inserisce in alcuni posti chiave dell’amministrazione pubblica uomini di propria fiducia, è stato introdotto anche nel nostro paese con l’avvento della cosiddetta seconda repubblica.
Peccato che, come per molte altre cose, noi italiani siamo bravissimi ad importare sistemi e regole e adattarle un pò a nostro comodo alla nostra strampalata democrazia.
Uno degli ultimi episodi riguarda la revoca da parte del Governo Berlusconi della consigliera di parità nazionale (la consigliera di parità è una figura istituzionale prevista dalla L. 125/91 e dal D. Lgs. 196/00 ed ha compiti di controllo del rispetto della normativa antidiscriminatoria e di promozione delle pari opportunità nel mondo del lavoro).
La consigliera revocata, la Prof.ssa Fausta Guarriello, era stata da poco nominata dal governo precedente, poco prima dello scioglimento delle Camere (un’altra forzatura tipica del nostro Paese) perchè il suo mandato era da alcuni mesi scaduto.
Quello che lascia esterefatti è che il governo Berlusconi avrebbe revocato la nuova consigliera perchè questa non sarebbe ”in coerenza con gli indirizzi politici del governo”.
Pur essendo di nomina governativa la consigliera di parità (così come il difensore civico eletto dai consigli comunali, provinciali e regionali e altre figure a tutela dei cittadini e dei lavoratori) ha un chiaro ruolo di garanzia: essa è stata istituita per tutelare e garantire le lavoratrici e i lavoratori contro norme e azioni di enti pubblici e privati che risultino discriminatorie nei loro confronti per questioni di genere.
Insomma, niente a che vedere con la concezione autentica dello spoil system e quindi è veramente scandaloso l’intervento del Governo. Per costruire un’autentica democrazia liberale, incentrata sulla divisione e sui bilanciamenti dei poteri, c’è ancora molta strada da fare per il nostro paese.

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Sicurezza urbana: la condivisione di un percorso


Novembre 10th, 2008 by Carlo Lazzeroni


vigili-urbani.jpgSul tema della sicurezza urbana a Pisa esprimo soddisfazione per il percorso intrapreso dalle commissioni comunali (di cui ho preso parte come uditore per l’UDC) e per la conseguente approvazione del documento sulla sicurezza urbana avvenuta a grande maggioranza dei gruppi politici che compongono il consiglio comunale. Aver votato insieme come Pd, UDC e PDL rafforza il mandato che il consiglio comunale dà alla Giunta e agli organi preposti per combattere i fenomeni che provocano la crescente insicurezza nella nostra città. Questa compattezza di intenti da parte di queste forze politiche credo sia un segnale molto importante per la città ed io ho sempre indicato come via maestra un’ampia convergenza su problematiche così sentite dalla cittadinanza. Mi dispiace se qualcuno ha cercato di strumentalizzarla e mi dispiace che la sinistra arcobaleno se ne sia tirata fuori a priori, pur rispettando le posizioni politiche che hanno portato a tale decisione.
Ho fin dall’inizio del percorso appoggiato una linea di intenti portata avanti dalla Giunta Filippeschi sul tema della sicurezza, che è in profonda discontinuità con le amministrazioni precedenti. Questa nuova linea di fermezza, di rispetto di legalità, di attenzione al decoro urbano perché strettamente collegato al tema della sicurezza, mi pare sia assolutamente condivisibile e fin dall’inizio mi sono messo a disposizione per una fattiva collaborazione.
Ho portato alcune proposte insistendo perché si trovino  strumenti e si facciano scelte di priorità che dai buoni intenti provino a portare ad ottenere quei miglioramenti che la città di Pisa e i suoi cittadini meritano. Come proposte ricordo la richiesta di pattugliamento fisso e mobile h. 24 nelle zone a maggiore rischio (zona Stazione e vicinanze piazza delle Vettovaglie), la proposta del “mediatore di quartiere”, cioè semplici cittadini, magari con già esperienze nel volontariato, formati ad hoc dall’amministrazione e dalla polizia municipale, che affianchino il ruolo dei vigili di quartiere. Questo perché non voglio solo un impegno numerico maggiore delle forze dell’ordine a garanzia della legalità, ma penso che un nuovo patto di sicurezza urbana nasca anche da una nuova attenzione alla città che deve partire dal coinvolgimento dei semplici cittadini alla vita dei propri quartieri.
Ho inoltre invitato la Giunta a darsi delle chiare priorità e di combattere anche fenomeni di illegalità considerati “minori” ma percepiti dai cittadini come urgenti: come i parcheggiatori abusivi di piazza S. Caterina e piazza Carrara  e come il commercio delle biciclette rubate e vendute davanti a mensa.
L’amministrazione comunale deve fare ogni sforzo per combattere i fenomeni di emergente razzismo e allo stesso tempo evitare che l’antirazzismo sia utilizzato da chi, come la sinistra antagonista espressa a Pisa da alcuni centri sociali, adotta la violenza verbale e fisica come strumento di lotta politica. Su tutto questo ho detto la mia posizione e sarò ben lieto di condividere, anche in futuro, le posizioni della maggioranza se questa saprà  riuscire a intraprendere quei miglioramenti nella gestione “quotidiana” della città per migliorarne la vivibilità e diminuirne l’insicurezza. Senza commistione di ruoli: alla Giunta il compito di trovare le forme affinchè i miglioramenti indicati siano messi in atto. A chi come me fa parte di un’ opposizione responsabile, il compito di incalzare la maggioranza attraverso il  controllo sul  proprio operato e continuando a portare il contributo di proposte affinchè Pisa diventi veramente una città più bella e vivibile.

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