Il Blog di Carlo lazzeroni

Nasce il Circolo Liberal a Pisa


Ottobre 30th, 2008 by Carlo Lazzeroni


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Per mia iniziativa nasce anche a Pisa un circolo Liberal, che si rifà alla fondazione e rivista fondata dall’On. Ferdinando Adornato.

L’appuntamento è fissato per GIOVEDI 6 NOVEMBRE alle ore 18 presso il Leo Caffè della Stazione Leopolda a Pisa per un aperitivo di presentazione.

Per info: circololiberalpisa@gmail.com; tel. 3402516545

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Famiglie in Terra santa


Ottobre 27th, 2008 by admin


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Famiglie in Terra Santa dal 17 al 27 Agosto 2009.

Un pellegrinaggio che metterà al centro la coppia e la famiglia attraverso le riflessioni, le meditazioni e le preghiere che faremo nella visita dei Luoghi Santi.

Per info e iscrizioni: famiglieinterrasanta@libero.it - tel. 3485160160

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L’Italia immobile


Ottobre 25th, 2008 by admin


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L’Italia Immobile
Prigionieri del passato

di Ernesto Galli della Loggia

Un Paese fermo, consegnato all’immobilità: ecco come appare oggi l’Italia. Non già nella cronaca convulsa del giorno per giorno, nell’agitazione della lotta politica, nei movimenti sempre imprevedibili di una società composita, frammentata e priva di inquadramenti istituzionali forti. Ma un Paese fermo perché anche nelle sue élites prigioniero dei luoghi comuni, incapace di pensare e di fare cose nuove in modo nuovo, di sciogliere i nodi che da tanto tempo ostacolano il suo cammino.

Da trent’anni ci portiamo sulle spalle un debito pubblico smisurato che non riusciamo a diminuire neppure di tanto. Da decenni dobbiamo riformare la scuola, la Rai, la sanità, le pensioni, la magistratura, la legge sulla cittadinanza, e siamo sempre lì a discutere come farlo. Da decenni dobbiamo costruire la Pedemontana, le prigioni che mancano, il sistema degli acquedotti che fa acqua, il ponte sullo Stretto, le metropolitane nelle città, la Salerno- Reggio Calabria, la Tav del corridoio 5, e non so più cos’altro. Ma non lo facciamo o lo facciamo con una lentezza esasperante. Nel tempo che gli altri cambiano il volto di una città, costruiscono una biblioteca gigantesca, un museo straordinario, noi sì e no mettiamo a punto un progetto di massima sul quale avviare discussioni senza fine.

Perché in Italia le cose vanno così? I motivi sono mille ma alla fine sono tutti riconducibili a una sensazione precisa: siamo una società prigioniera del passato. Con lo sguardo perennemente rivolto all’indietro, che ama crogiolarsi sempre negli stessi discorsi, nelle stesse contrapposizioni, nelle stesse dispute, assistere sempre allo spettacolo degli stessi gesti e degli stessi attori. Da noi il passato non diviene mai inutile o inutilizzabile. Non si butta via mai niente. Ogni cosa è potenzialmente per sempre: ogni ruolo, ogni carica è a vita, e pure se siamo reduci da qualcosa lo siamo comunque in servizio permanente effettivo. In un’atmosfera di soffocante ripetitività siamo sempre spinti a conservare o a replicare tutto: idee, appuntamenti stagionali, parole d’ordine, comizi, titoli di giornali.
Ci domina una sorta di freudiana ritenzione anale infantile: paurosi di abbandonarci alla libertà creativa e innovativa dell’età adulta, a staccarci dalla comodità del già noto, solo noi, nella nostra vita pubblica, abbiamo inventato la figura oracolare e un po’ ridicola del «padre della patria» con obbligo di universale reverenza. È, il nostro, l’immobilismo di un Paese abbarbicato a ciò che ha vissuto perché non riesce a credere più nel proprio futuro, di un Paese che sotto la vernice di un’eterna propensione alla rissa in realtà fugge come la peste ogni rottura e conflitto veri, e desidera solo continuità. Che come un vecchio Narciso incartapecorito anela solo a rispecchiarsi nel già visto.

Un Paese, come c’informa La Stampa di qualche giorno fa, dove Guido Viale, antico giovane di un remoto «anno dei portenti », si compiace — invece di averne orrore — che oggi «le occupazioni delle scuole si fanno assieme ai genitori», e che «questi ragazzi lottano accanto ai professori e ai presidi». Già, «accanto ai professori e ai presidi»: che lotte devono essere! E comunque è con queste, buono a sapersi, che l’Italia si allena ai duri cimenti dell’avvenire.

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Aforismi e pensieri


Ottobre 20th, 2008 by admin


RICAMBIO GENERAZIONALE
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“Serve una nuova generazione di politici cattolici, con rigore morale e competenza per guidare l’Italia”. Benedetto XVI

marco-follini.jpg“Serve una nuova generazione di politici cattolici? Il tema e’ universale e non riguarda solo il versante cattolico. E’ evidente che quando si invoca una nuova generazione il giudizio sulla precedente non e’ troppo lusinghiero. Amaramente concordo.
Credo che la nostra generazione sia arrivata al capolinea prima del tempo. Ma un riscatto e’ possibile e passa attraverso la capacità di mettere una nuova generazione davanti a noi”. Marco Follini - deputato PD
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“Abbiamo bisogno di un cambiamento generazionale: il senatore Obama porta idee nuove, ha catturato i sentimenti dei giovani e parla alla nostra società in un modo più inclusivo e diverso.”
Colin Powell - ex segretario di Stato amministrazione Bush

aldo-moro.jpgSEMPLIFICAZIONI 
“Semplificare è sempre un pò falsificare. Guardatevene. La realtà non è mai così semplice”. Aldo Moro

 

CRISI FINANZIARIA e INTERVENTO DELLA POLITICA”

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La politica può adottare provvedimenti limitati e temporanei — come il salvataggio delle banche per tutelare il risparmio — ma non può, e non deve, fare di più. Non può perché, in una società «aperta», essa non è una variabile indipendente dalle libere scelte di ciascuno di noi.
Non deve, perché non sa — come non lo sa nessuno — che cosa succederà domani; e perché, qualsiasi cosa facesse, nella presunzione di saperlo, farebbe solo danni.
Dalla crisi ne usciremo perché milioni di consumatori e produttori stanno già programmando le loro vite e perseguendo i loro interessi secondo la propria personale visione del mondo e i dati di cui dispongono. Ciascuno per conto suo, senza neppure sapere come e perché ne verrà un beneficio generale. E’ la libertà, bellezza. Ne usciremo a condizione, però, che la politica lasci fare al loro «libero arbitrio »; non opponga divieti e ostacoli. La sola cosa che è giusto chiederle è di applicare i codici civile e penale — chi rompe paga — e di pretendere dalle banche maggiore trasparenza nei loro bilanci e una più limpida comunicazione sulle loro operazioni finanziarie”.
Piero Ostellino - editorialista Corriere della Sera

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Giovani in politica: tra primarie e servilismo


Ottobre 13th, 2008 by Carlo Lazzeroni


fausto-raciti.jpggiovani.jpgLe polemiche di questi giorni per le elezioni primarie del segretario nazionale dei giovani del Pd sono un’ottima occasione per permettermi di affrontare il tema del ruolo dei giovani in politica.
Si dice che le primarie messe in piedi dal Pd per eleggere il segretario del movimento giovanile siano una farsa: l’ex segretario della sinistra giovanile sarebbe super favorito (possiamo dire imposto?) dai vertici del partito.
Ci siamo abituati, ma la cosa positiva è che le conseguenti polemiche che si sono scatenate un pò in tutta Italia (soprattutto grazie alla caparbietà di una giovane di provenienza radicale), hanno portato a far spostare il giorno delle votazioni. Positivo, anche se nella sostanza cambierà poco visto che gli altri candidati in lotta sembrano comunque essere espressione di altri leader o di correnti che si giocano il potere nel partito.
Dispiace perché i Giovani DS, insieme a quelli di Azione Giovani (i giovani di destra)hanno un passato di storia fatto di una indipendenza rispetto al partito, a partire dal tesseramento.
Perché il problema è proprio questo: Cosa può portare alla politica un movimento giovanile se è scelto, è imposto e ricalca le dinamiche che già esistono nel partito?
Purtroppo, molto di tutto ciò dipende anche dall’atteggiamento dei giovani che si impegnano in politica:  oltre a scimmiottare, a 20 anni, gli atteggiamenti dei “grandi”, quasi sempre e ad ogni livello si preferiscono usare le scorciatoie. Così, al lavoro con e per i giovani per portare proposte, idee, novità in politica, si preferisce accasarsi le simpatie e il sostegno del potente di turno.
Non c’è da scandalizzarsi: in un paese in cui in tutti i campi il merito conta quasi nulla e va avanti solo chi ha le conoscenze giuste, la politica non può essere da meno. Anzi,  molto spesso prende proprio il peggio della nostra società bloccata (ma i giovani con i paraocchi non si ribellano: a loro basta urlare slogan per difendere la scuola pubblica. SIC! Usando poi le stesse parole usate dai loro genitori, a volte dai nonni, a partire dal ‘68… Che noia ragazzi!)
Non per questo però i giovani dalle buone intenzioni si devono abbattere. Il cambiamento nasce da una nuova classe dirigente che, come invocato dal Pontefice, o sarà autenticamente libera e profetica o non sarà.
In bocca al lupo, a partire dai giovani del Pd che, a differenza di molti altri giovani impegnati in politica, hanno la fortuna di votare, o almeno di provarci.

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Contro il razzismo serve lo sforzo di tutti, ma non quello degli intolleranti


Ottobre 6th, 2008 by Carlo Lazzeroni


immigrati.jpgGli episodi di razzismo che si stanno verificando nel nostro paese non sono  assolutamente da sottovalutare: vanno combattuti con durezza accertando anche, come denunciato in alcuni casi, le eventuali responsabilità da parte di coloro che dovrebbero far rispettare la legge.
Qualcuno nei mesi scorsi a livello nazionale mi pare abbia un po’ esagerato sul tema della sicurezza e, attraverso una politica d’immagine incentrata sui proclami piuttosto che sui fatti concreti, ha contribuito a creare un crescente clima di ostilità indiscriminata nei confronti degli stranieri.
Allo stesso tempo c’è il rischio che la situazione di disagio vissuta dagli extracomunitari sia utilizzata da associazioni e gruppi antagonisti, che al loro interno hanno persone intolleranti e violente. E questo non gioca a favore della causa degli extracomunitari.
Nelle manifestazioni che si sono svolte a Pisa nei giorni scorsi gli immigrati hanno fatto sentire la loro voce contro il razzismo e contro alcune ordinanze del sindaco Filippeschi. Unire le due cose non mi sembra opportuno: dire no al razzismo è sacrosanto, un po’ meno protestare per ordinanze del sindaco tese al rispetto della legge.
Alla luce di quanto successo mi pare che serva che gli immigrati e i loro responsabili-rappresentanti, come il presidente della consulta provinciale, facciano la loro parte:
- evitando innanzitutto i rapporti con coloro che usano l’illegalità come forma di vita e di lotta politica, e che proprio nei giorni scorsi si sono macchiati di un ulteriore atto di violenza nei confronti di giovani esponenti politici che manifestavano pacificamente;
- si facciano promotori di un dialogo più forte con le istituzioni per cercare di arginare e risolvere il fenomeno del razzismo ma allo stesso tempo prendano posizione contro chi delinque o ha atteggiamenti sbagliati. Ad esempio sul tema dei parcheggiatori abusivi. Perché un conto per le persone è trovarsi di fronte qualcuno che vuole vendergli degli oggetti per strada, o nelle vicinanze del duomo, un altro conto è “subire” la richiesta di dover pagare due volte ad un  parcheggio. Oltre a versare soldi al Comune dover pagare l’extracomunitario con la paura magari di vedersi danneggiata l’auto. Essere contro questa pratica che si è sviluppata a Pisa in questi ultimi mesi non c’entra nulla con il razzismo, ma è a tutela di tutti coloro che avvertono questa come una piccola violenza anche se i parcheggiatori abusivi fossero italiani.
Rispetto all’ordinanza del Sindaco sulla merce contraffatta, mi pare che la sua azione sia corretta e coraggiosa, ma sarebbe opportuno individuare delle priorità da parte dell’amministrazione: mi ripeto, ma in questa fase mi sembra assolutamente importante combattere coloro che stazionano in questi parcheggi rispetto a coloro che vendono, seppur  abusivamente, gli oggetti in zona Duomo.  Dal sindaco inoltre credo sia urgente aspettarsi, oltre gli attestati di solidarietà nei confronti degli esponenti del Pdl vittime di episodi di violenza, di porre fine ad un rapporto di ambiguità con quelle organizzazione  che praticano quotidianamente la violenza e l’intolleranza, sia verbale che fisica, nei confronti degli altri, siano di volta in volta le forze dell’ordine, semplici cittadini o esponenti politici che hanno il solo “difetto” di pensarla in maniera diversa da loro.

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