Il Blog di Carlo lazzeroni

Incuria zona Cittadella


Settembre 30th, 2008 by Carlo Lazzeroni


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Anche in questo mese di settembre le presenze turistiche nella nostra città sono state da record. La zona della Cittadella, via quasi obbligata per i turisti che visitano la nostra città, continua ad essere particolarmente degradata come testimoniano le numerose segnalazione dei cittadini nelle lettere inviate alla stampa.  L’area intorno alla Cittadella avrebbe grosse potenzialità (parco giochi, verde, recupero dei vecchi macelli) ma fino ad oggi tra Comune e Sovrintendenza è un passaggio di responsabilità per il recupero dell’area pricipale. Non so se anche il marciapiede che costeggia il parco giochi (quello di via Nicola Pisano)  non sia di competenza del Comune di Pisa, ma certo è (le prime due foto lo testimoniano) che si tratta di una vera vergogna vederlo abbandonato in quel modo. Tra l’altro risulta inoltre molto pericoloso camminarci sopra perchè molto scivoloso e divelto.

Per quanto riguarda il verde in città ci lamentiamo spesso della carenza ma invece la vera novità di quest’anno è che nel marciapide del lungarno Simonelli che proprio dalla Cittadella porta al Ponte Solferino è comparsa una “gradevole” erbetta… è proprio vero che a forza di chiedere il verde nella nostra città è successo un vero miracolo, quello di avere anche i marcipaiedi verdi…

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Il mercato delle biciclette rubate va avanti indisturbato


Settembre 25th, 2008 by Carlo Lazzeroni


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A Pisa si usava dire che le biciclette nella nostra città le rubavano i livornesi…e quindi il fenomeno sembra venire da lontano. Certo è che negli ultimi anni ha raggiunto livelli insostenibili. Al di là delle battute, mi pare sia apprezzabile l’impegno dell’amministrazione e quello di ingegnosi privati per dare vita a sistemi che disincentivino il furto, come quello della  punzonatura delle biciclette.
Allo stesso tempo però credo non sia ammissibile, come cittadini, arrendersi all’idea che le biciclette che giornalmente ci vengono rubate vengano vendute il giorno successivo davanti alla Mensa universitaria in via dei Martiri. Tutti lo sanno, dagli amministratori alle forze dell’ordine, si scrive sui giornali, il fenomeno va avanti tranquillamente! Si sa, l’Italia è un paese strano. Non credo neanche sia giusto arrendersi all’idea di vedere, in un grosso parcheggio vicino al centro forum a Pisanova, che ci sia qualcuno che vende biciclette usate (?) con due 2 roulotte fisse, parcheggiate come se fosse ormai un vero e proprio negozio di biciclette. Se tale venditore ha tutti i permessi e dimostra che quelle biciclette non vengono dal mercato delle bici rubate sono disposto a chiedere pubblicamente scusa e ad acquistare da lui ben 5 biciclette (quelle che mi sono state rubate negli ultimi tre anni). Ma tutto ciò è in regola? Anche in questo caso tutto tace e le istituzioni non intervengono. Insomma va bene escogitare sistemi per limitare i danni, ma vedere uno scatto d’orgoglio delle istituzioni per combattere con forza il sistema dell’illegalità che sta dietro questo mercato è chiedere troppo?
Un’ultima considerazione: molto spesso si parla, in un sistema di mercato, di forza del consumatore. E’ allora possibile pensare di chiedere a tutti coloro che devono acquistare una bici (e magari proprio dopo che una gli è stata rubata), di fare uno sforzo per non comprare le bici davanti alla mensa o comunque dalla provenienza sospetta? E’ ovvio che comprare bici rubate vuol dire foraggiare il business del furto. E’ vero che comprare una bici nuova o usata in un negozio può essere un bello sforzo economico in più. Sarebbe però un bel segno di civiltà oggi, e un gesto concreto per limitare domani questo mercato che si sta sempre di più ampliando.

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Aforismi e pensieri


Settembre 22nd, 2008 by admin


Auguri Arsenale della Pace per i tuoi 25 anni…

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Spero che la terza guerra mondiale sia quella che il pianeta combatterà per la Pace. Sapere che a Torino da 25 anni c’è un Arsenale che produce armi di convinzione di massa per questo nuovo tipo di conflitto mi fa sinceramente piacere.
Marco Boglione - Presidente BasicNet s.p.a. 

Il Sermig pensavo fosse solo un luogo di ritrovo per persone meno fortunate ed abbienti, ma col tempo ho capito che tutto ciò è troppo riduttivo…col tempo ho capito che dentro quelle mura ci sono felicità e salvezza…anche per gente come me, che apparentemente ha tutto…tutto sì…ma solo nel momento in cui ti accorgi che senza amore, senza affetto e senza rispetto nel prossimo,  la notorietà, la ricchezza e la bellezza valgono zero…Per ciò nei momenti più cupi vado là…e nello stesso tempo in cui entro lì dentro, mi sento sollevato, mi sento felice, mi sento al riparo.
E’ per questo che sono convinto che lì dentro ci sia la SALVEZZA!!!
Gigi Buffon - portiere Juve e nazionale
SCUOLA


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Finchè la scuola in Italia non sarà libera, nemmeno gli italiani saranno liberi.
Luigi Sturzo

A vent’anni sognavo di poter un giorno fondare una scuola in cui si potesse apprendere senza annoiarsi, e si fosse stimolati a porre problemi e a discuterli; una scuola in cui non si dovessero sentire risposte non sollecitate a domande non poste; in cui non si dovesse studiare al fine di superare gli esami.
Karl Popper

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La Scuola e la rivoluzione da fare


Settembre 16th, 2008 by Carlo Lazzeroni


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Ci troviamo nel periodo del rientro dei ragazzi nelle scuole e ne
approfitto per una riflessione “scomoda” sul sistema scolastico italiano. Non voglio entrare nel merito delle proposte della Ministra Gelmini (alcune mi pare vadano nella giusta direzione, altre come quella sul maestro unico un pò meno)  ma mi fa comunque un certo senso di orrore sapere che alcune insegnanti (?) scatenano proteste dentro la scuola arrivando ad accogliere vestite a lutto i bambini al primo giorno di scuola.L’articolo di Sergio Romano apparso sul Corriere della Sera mi dà diversi spunti per poter esprimere alcune idee al riguardo per una vera rivoluzione per il bene della nostra scuola:

1.  andrebbe ribaltata la concezione che sta dentro il sistema educativo italiano, composto da scuole simili che si propongono la formazione di cittadini “simili”. E’ l’idea derivante dalla rivoluzione francese e che ci accomuna ad altri paesi dell’Europa continentale. Questo sistema scolastico fondato sul principio di eguaglianza ha avuto diversi meriti nell’Italia del passato, ma oggi appare più che mai fiacco ed andrebbe sostituito con quello presente nel Nord Europa e nel mondo anglosassone che tende a selezionare presto, ad esaltare le qualità individuali e la diversità. All’allievo che ha poca inclinazione per certe discipline viene suggerito di abbandonarle e di concentrarsi su quelle per cui hanno maggiore predilezione. Le scuole in questo sistema godono di maggiore autonomia ma sono soggette, molto più di quanto accade in Italia, alle ispezioni degli organi preposti.

2. In una nuova prospettiva di diversificazione dell’offerta formativa sarebbe opportuno riprendere con forza il tema della scuola privata, “libera” o come si vuol definire. Dimenticato da tutti in nome dell’errore dogmatico, tipico dell’Italia, per cui esiste l’equiparazione tra ciò che è pubblico con ciò che è statale. La vera rivoluzione in questo senso sarebbe l’introduzione del buono scuola affidato ai genitori per poterlo spendere nell’istituto pubblico (statale o privato che sia) che giudicano migliore per i propri figli. Si darebbe così alle famiglie il diritto di scelta secondo le proprie convinzioni filosofiche, culturali, morali e religiose, così come sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e della nostra Costituzione repubblicana. 

3. Con un sistema “aperto” nell’educazione crescerà il numero delle scuole e il loro livello qualitativo, perchè imporrebbe a ciascuna scuola di diventare migliore creando una libera, moderna, efficiente e plurale offerta formativa. Una scuola magari più aperta alla creatività, all’arte, alla musica e alla pratica sportiva.

4.  oggi l’Italia, dopo l’America Latina, è il paese dove il successo educativo è determinato dallo status della famiglia e dove la mobilità sociale è particolarmente scarsa. E’ anche il paese dove i ricchi e i politici (anche di sinistra) sono per la scuola pubblica ma mandano i propri figli nella scuola privata, prima in Italia e poi all’estero. Ecco, anche a me piacerebbe mandare i miei figli nella scuola scelta dalla signora Veronica Lario Berlusconi per i suoi o nell’altra, sempre privata, scelta dall’On. Walter Veltroni per i suoi.  Con il buono scuola questo sarebbe possibile:  per i genitori che non se lo possono permettere, pagare due volte, prima attraverso le tasse e poi attraverso l’eventuale retta, è la vera ingiustizia del nostro sistema attuale scolastico pubblico-privato. 

A proposito di insegnanti: gli insegnanti in Italia sono pagati poco, troppo poco. Ma iniziare a riconoscere una diversità di trattamento anche economico ad essi, premiando i migliori, sarebbe una buona partenza anche per la “piccola rivoluzione” che la ministra Gelmini sta tentando di fare.

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“La cocaina sta distruggendo la mia generazione”


Settembre 10th, 2008 by admin


giorgia_a-180x140.jpgParla la mamma che si è gettata dalla finestra col figlio di 4 mesi, qualche settimana fa a Milano, caso più eclatante di come la cocaina, tra il silenzio di tutti, stia distruggendo la nostra generazione.

«Non volevo uccidere il mio bimbo. Sono caduta miseramente. In ospedale mi disprezzavano: li comprendo». «A Milano la coca si trova ovunque».   
«Pensavo di essere una buona madre. Dalla vita, ho avuto tutto. Tutto. Ma la cocaina è un demonio. E io sono caduta miseramente». 

Giorgia, perché quel volo dalla finestra?
«Volevo saltare giù e scappare. Non volevo ammazzare né me, né il mio bambino. Anzi, pensavo che qualcuno volesse ucciderlo».
E invece?
«Invece ero piena di coca. E l’ho quasi ammazzato».
Secondo il giudice, ha cercato di salvarlo. La polizia ha parlato di un coca-party.
«Avevamo “tirato” prima di cena. Poi ne avevamo comprata altra. Non finivamo più».
Ma c’era il suo bambino: non ci ha mai pensato?
«Prima non ci pensavo. Poi durante la gravidanza mi ero fermata. Ci sono ricascata».
Il mondo della moda, dove lei lavora. La Milano-bene, una vita agiata…
«Il mio lavoro non c’entra. Non c’entra nemmeno essere ricchi. Oggi la coca la trovi dappertutto. Tira il tassista, il netturbino, tira chiunque, qui a Milano».
Si è mai domandata — una ragazza come lei, bella, con un’occupazione, con tanti affetti, amici — perché è diventata prigioniera della droga?
«Una famiglia stupenda, un bambino fantastico, lo sa che c’è gente che mi invidia? Sì, la vita mi ha dato tutto. Mi chiedo, adesso: ne valeva la pena?».
E quale risposta s’è data?
«Sono caduta miseramente. Dopo il parto è ripresa la vita di sempre, gli amici, i locali. È la notte che ti frega. Ci ricaschi. La coca la trovi sempre, te la offrono. Tu, la compri. La prendi e subito ti senti libera: di parlare, di decidere. Ma la cocaina è il demonio dei nostri tempi. È un tumore che ti mangia dentro. Qui in ospedale, appena ricoverata guardavo i medici e gli infermieri: mi disprezzavano. Li comprendo».
Il Tribunale le ha tolto il figlio, adesso ricoverato con una clavicola rotta.
«Mi manca toccarlo, sentire il suo odore. Riaverlo? Giuro che farò tutto il possibile. Sarà un percorso lungo, con il mio compagno. Quello che ho, adesso me lo merito».
E la cocaina?
«Basta. Serve più severità. A Milano tutto è accettato. Bisogna prendere tutti gli spacciatori e buttare la chiave. La cocaina sta distruggendo la mia generazione, cos’altro ancora accadrà? Domani saremo tutti degli assassini, che ammazzeranno gli altri e loro stessi?».

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Violenza negli stadi e Ultras del Pisa


Settembre 8th, 2008 by Carlo Lazzeroni


tifoseria-in-curva-nord.jpgI dati emersi dal dossier elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive, e come questi sono apparsi sui media, ha fatto molto discutere nella nostra città. Non poteva essere altrimenti, visto che gli ultras del Pisa risulterebbero tra i più cattivi d’Italia e allo stesso tempo le curve di Fiorentina e Lazio, Livorno ecc… tutto d’un tratto sarebbero diventati luoghi “pacifici”. E’ ovvio che queste classifiche risultino molto parziali ed è quindi ingiusto che i media abbiano riportato, con l’enfasi dei giorni scorsi, queste notizie mischiando tra l’altro cose che non stanno affatto insieme, come il collegamento tra la vendita di “vere e proprie armi” su alcune bancarelle del duomo e gli Ultras del Pisa.
Tali classifiche appaiano frutto di diversi parametri che sembrano portare appunto a situazioni ben poco credibili (un po’ come succede per l’assegnazione della bandiera blu alle località balneari.)
Con questo non voglio dire che gli ultras del Pisa siano dei “santi” (non a caso sono ben 50 quelli colpiti dal daspo - divieto di andare allo stadio) e purtroppo episodi molto spiacevoli sono lì a testimoniarlo: l’accoltellamento di un tifoso napoletano nel 2005,  mentre stava pacificamente raggiungendo la propria automobile, è il caso più eclatante da ricordare.
E certo anche a Pisa, un po’ come accade in tutta Italia, non è possibile per famiglie o tifosi ospiti camminare per le strade del centro con sciarpe e maglie della propria squadra del cuore senza rischiare per la propria incolumità. Ma questo è un problema più ampio che riguarda la scarsa cultura sportiva del nostro paese.
Allo stesso tempo però perché non sottolineare anche gli aspetti positivi che gli ultras del Pisa hanno dato negli ultimi anni? Penso al coinvolgimento e alla solidarietà verso gli immigrati in un ambiente dove il razzismo la fa da padrone (e i cori di scherno ai giocatori di colore, in quasi tutti gli stadi, ne sono il segno più vergognoso).
Penso inoltre a tutte le sensibilizzazioni e raccolte di soldi per nobili cause fatte in questi anni. E poi come non segnalare il crescente attaccamento della Curva Nord e di tutto lo stadio verso i propri giocatori, al di là del risultato delle singole partite e di come vanno a finire i campionati. Con questo attaccamento sono diminuiti i cori più beceri contro le tifoserie avversarie, contro le decisioni  arbitrali e contro le forze dell’ordine; insomma l’applauso ai propri beniamini a fine gara nonostante la prova espressa non è forse un segnale, forse piccolo ma secondo me molto importante, verso un approccio all’”inglese”, intendo dire di vera sportività, così poco usuale in Italia?
E’ certo quindi che molto c’è da lavorare nel nostro paese e anche a Pisa per risolvere la piaga della violenze della domenica da parte di quella minoranza che pensa solamente a delinquere sfruttando la causa calcistica, ma mi pare che servirebbe maggiore equilibrio: la diffusione di dati come quelli elaborati dall’Osservatorio, così come la proibizione di trasferte da parte delle tifoserie, sono davvero la strada più idonea per migliorare la situazione del nostro calcio?

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