Il Blog di Carlo lazzeroni

Rom: una terza via oltre i rimpatri di Sarkozy (e Filppeschi) e i progetti come “Città sottili”


Settembre 3rd, 2010 by Carlo Lazzeroni


rom.jpgLa decisione di rimpatriare i rom presa dal presidente Sarkozy ha fatto molto discutere in questi giorni. A partire da questa scelta e dalle politiche sul tema intraprese a Pisa, mi piacerebbe provare a discutere di questo argomento, così spinoso e complesso, anche per il variegato mondo che costituisce la minoranza etnica dei rom e sinti.
Credo innanzitutto che quanto intrapreso da Sarkozy, condiviso verbalmente anche dal nostro ministro Maroni, sia un passo molto pericoloso che ci fa rivivere una storia di intolleranza che speravamo di non vedere mai più riproposta in Europa.
Questo rischio di deriva culturale e politica non viene solo da destra ma, a livello locale, è stato intrapreso con azioni concrete anche da amministratori di sinistra: a Pisa infatti lo scorso anno, per limitare e contenere il crescente numero di rom presenti in città e il pericoloso proliferare di campi abusivi, diverse famiglie di rom sono state “aiutate” a lasciare il territorio del Comune con il viaggio pagato e un bonus di uscita di 1500 euro. Ho espresso su queste politiche tutti i miei dubbi “etici”, così come avevo espresso critiche ancora prima alle decisioni portate avanti dalla precedente amministrazione (sempre di centro-sinistra), che aveva messo in piedi il progetto di inclusione sociale denominato “Città sottili”, che proprio in questi giorni si è concluso con la consegna ai rom delle case appositamente costruite. Tale progetto infatti, oltre al censimento dei rom presenti nel territorio e il tentativo di scolarizzazione dei ragazzi, prevedeva la costruzione di una serie di villette a schiera nel campo di Coltano, lo storico e più grande insediamento rom nel Comune di Pisa. Questo progetto all’inizio così tanto decantato dalla sinistra pisana e non solo (il segretario dei Ds Piero Fassino in televisione a Porta a Porta lo citò come esempio riuscito (sic!) per risolvere il “problema” dei Rom), ha mostrato tutti i limiti di un processo troppo “burocratico”, che tra vari ritardi si sta per concludere oggi tra i malumori e le tensioni del mondo dei rom (molti infatti come era prevedibili rimarranno fuori dagli alloggi, perché il progetto era limitato a quelli presenti in quel campo diversi anni fa quando tale progetto prese avvio) e grossi malumori tra i pisani (è un classico sentire dire tra i cittadini pisani più in difficoltà, con un po’ di cinismo, “l’amministrazione aiuta gli zingari invece di pensare a noi!”).
E comunque è un dato di fatto che il progetto Città sottili, come prevedibile, non risolve la questione dei molti altri rom presenti in città che vivono in altri insediamenti abusivi che nel frattempo si sono costituiti.
Ma al di là delle questioni economiche a me di questo progetto lasciavano forti dubbi i tentativi di voler integrare e omologare alla nostra cultura quella di popoli ed etnie di così antiche tradizioni e culture che nascono e rimangono nel tempo molto diverse dalle nostre: culture con cui è giusto convivere, ma che non vanno cercate di omologare a quella nostra. Per questo credo che potevano essere utilizzati quei tanti soldi avuti per il progetto città sottili (più di 900 milioni di euro sono costate soltanto le villette costruite) per un patto diritti-doveri da mettere in piedi con il coinvolgimento dei Rom del territorio.
Questo patto che il sindaco di Pisa doveva portare avanti, insieme naturalmente agli altri sindaci delle città dove esistono grossi insediamenti rom, doveva essere incentrato  nell’individuazione di una o più aree per rom, da poi rendere vivibili da un punto di vista igienico-sanitario con roulotte, prefabbricati o costruzioni di legno; da un controllo periodico per la salvaguardia di tali aree e poi si doveva passare con l’aiuto e il coinvolgimento di mediatori culturali, associazioni e magari uno o più figure di riferimento-rappresentanza dei rom (a Roma il sindaco Alemanno ha deciso di delegare un Rom, come persona di propria fiducia per i rapporti con le comunità rom e sinte della Città) per un percorso di convivenza possibile. E questa convivenza passa nel riconoscere e rispettare una cultura come quella nomade,  ma chiede allo stesso tempo con forza che in nome di una certa cultura non si sfruttino ad esempio i minori per l’accattonaggio e non si tollerino furti o borseggi che una parte di questi nomadi usano fare con troppa disinvoltura. E per quanta riguarda la doverosa istruzione e scolarizzazione, invece che costringerli a frequentare le nostre scuole, con costi e risultati insoddisfacenti, forse si poteva pensare a predisporre corsi scolastici da fare all’interno dei campi rom.
Costruire insomma un tipo di integrazione e di società più all’americana che alla francese o all’europea, tesa cioè a cercare di costruire una società dove le varie culture convivano esaltandone le differenze, piuttosto che cercare a tutti i costi l’uguaglianza e l’omologazione.
Tra le due opzioni “estreme”, cioè le espulsioni alla Sarkozy (e alla Filippeschi) e il tentativo di inclusione sociale di progetti troppo dispendiosi e farraginosi come quello di Città sottili, mi pare questa una via possibile per coniugare il rispetto delle persone, delle culture e dei popoli con quella di una cittadinanza che chiede sempre di più maggiore sicurezza e il rigoroso rispetto delle regole. 

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La tessera della discordia e il calcio ad un bivio


Agosto 28th, 2010 by Carlo Lazzeroni


tessera-del-tifoso.jpgIl mondo del calcio si è rimesso in moto in queste ore, con la (grande?) novità della tessera del tifoso.
Abbiamo assistito in questi giorni a veementi proteste degli ultras un po’ in tutta Italia, a divisioni tra tifosi della stessa squadra (nella mia città, Pisa, domenica scorsa si è arrivati allo scontro, prima verbale e poi fisico, tra la minoranza più oltranzista della curva e la maggioranza degli sportivi che ha invece accettato di fare la tessera) e, per finire in bellezza, alla violenta contestazione al ministro dell’interno Maroni, con assalti da parte degli ultras bergamaschi durante un comizio ad una festa leghista. Ma cosa è questa tessera e perché è tanto ostacolata? La tessera del tifoso è una sorta di bancomat personale con cui i tifosi avranno una serie di servizi  (acquistare i biglietti in modo più veloce, passare attraverso varchi preferenziali negli stadi, accedere allo stadio anche nei casi di partite soggette a restrizioni per ragioni di sicurezza). Il punto più importante infine è che questa serve necessariamente per assistere ad una partita in trasferta, visto che le società hanno l’obbligo di vendere i biglietti riservati ai settori ospiti esclusivamente ai possessori della tessera del tifoso.Insomma non è una schedatura vera e propria ma poco ci manca. Per questo è chiaramente rifiutata dagli ultras e perché, con questo sistema i tifosi sottoposti alla Daspo non potranno più, contrariamente e quanto avveniva fino ad ora, eludere il provvedimento di divieto ad entrare negli stadi. Insomma questa tessera non sarà la panacea di tutti i mali, ma è un passo avanti per responsabilizzare tutti gli sportivi che vanno allo stadio. E quei tifosi che non hanno niente da temere con la giustizia, forse ci guadagnano qualcosa. Ma questo provvedimento non potrà, da solo, cambiare un sistema calcistico che nel tempo sta diventando insostenibile. Servirà molto altro per provare a mettere in campo quella rivoluzione culturale di cui il calcio avrebbe bisogno. Vediamo alcuni spunti: innanzitutto, l’istituzione di questa tessera dovrebbe bloccare, fin da subito, le decisioni prese dall’Osservatorio Nazionale delle manifestazioni sportive  e il Casms (Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive) di negare ai tifosi di una squadra ospite di partecipare ad una trasferta, o di disputare partite a porte chiuse. Questo infatti va proprio contro la nuova filosofia che servirebbe per migliorare il nostro calcio. La politica e le istituzioni che garantiscono la sicurezza dovrebbero, d’accordo con la Figc, avere inoltre maggior coraggio e ridurre drasticamente la militarizzazione della domenica, con intere zone delle città chiuse e blindate per una partita di calcio. Ogni cittadino di buon senso sa, con la crisi in corso e con i problemi di criminalità che abbiamo, che lo sproporzionato numero di forze dell’ordine negli stadi è un costo non più sostenibile, oltre che un affronto allo sport, quello vero. A questo proposito qualcosa si sta muovendo; ad esempio, negli ultimi anni la città di Firenze ha sperimentato la graduale riduzione di impiego delle forze di polizia e solo nelle aree più esterne dello stadio. Su questo tema dovrebbero rischiare di più anche le società calcistiche, che in troppi casi tengono rapporti troppo stretti con i violenti di casa propria. Alle società invece dovrebbe essere affidata, attraverso gli steward,  la completa gestione della sicurezza negli impianti, con la polizia soltanto in supporto. Inoltre basterebbe poco per prendere iniziative tese a svelenare il clima tra opposte tifoserie, ad esempio organizzando “terzi tempi” tra tifosi, con punti di accoglienza prima e dopo la gara per i tifosi ospiti. E infine si dovrebbe avere il coraggio di abbattere le barriere degli stadi, da noi troppe volte concepiti come un campo di battaglia, con divisioni e gabbie per i tifosi. In attesa di costruire nuove stadi più adatti ad accogliere bambini e famiglie, che almeno si facciano delle piccole migliorie su quelli vecchi. Se in Inghilterra e in altri paesi europei non esistono divisioni tra tifosi e tra i tifosi e il terreno di gioco, se ai mondiali o agli europei è normale per i tifosi vedere le gare stando fianco a fianco, perché non deve essere possibile, nei nostri stadi, vedere tifosi di squadre avversarie sedere gli uni accanto agli altri? Come in Inghilterra, serve anche da noi il pugno durissimo contro chi sgarra (ricordo che all’interno degli stadi inglesi esistono delle celle dove i tifosi sono messi in attesa di essere arrestati), ma anche una nuova cultura sportiva di vivere il calcio che, guarda caso, viene evidenziato da ogni allenatore italiano che va ad allenare all’estero. Non sarà facile e sarà un processo lungo, ma siamo ad un bivio. La tessera del tifoso deve essere solo un piccolo tassello inserito in una serie di azioni per dare vita ad una nuova era: senza, il calcio sopravvivrà ancora per un po’, ma non avrà un grande futuro.
   

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Il tormentone della Mattonaia, tra ritardi ed indugi


Agosto 16th, 2010 by Carlo Lazzeroni


mattonaia.jpgDovrebbe tenersi a breve l’apertura di una nuova asta, e sarebbe ormai la terza, per il complesso della Mattonaia, al centro ormai di un vero e proprio tormentone. Dal 1985 infatti, data di inizio dei lavori del progetto dell’architetto Carmassi, l’ex chiostro di San Michele in Borgo non sembra trovare pace nè proprietari, dopo aver subito negli anni ferite varie dovute all’incuria, al degrado e a diverse occupazioni. Speriamo che questa sia la volta buona, anche se i dubbi esistono, probabilmente anche perchè il Comune di Pisa non è riuscito mai riuscito ad ultimare i lavori della piazza pubblica, e questo è probabilmente un ostacolo alla vendita del complesso. Se anche questa asta dovesse andare deserta, comunque ci sono due offerte private che però, a detta del Comune, presenterebbero alcune criticità. Forti critiche però mi pare possano essere fatte al Comune di Pisa sulla gestione di questa vendita. Perchè, come di solito si fa in questi casi, non sono stati messi all’asta separatamente gli 11 alloggi (da 67 a 130 mq) e i 7 fondi commerciali (da 17 a 70 mq)? Ci sono stati impedimenti tecnici? Probabilmente si pensava che la vendita di tutto il blocco fosse più semplice e veloce…
Certo che gli uffici comunali avrebbero dovuto organizzarsi molto meglio per garantire la buona riuscita della vendita all’asta dei singoli appartamenti e negozi, ma da tale operazioni si sarebbe guadagnato molto di più e con quei soldi si sarebbe potuto completare i lavori alla piazza. Inoltre si sarebbero potuto evitare possibili speculazioni edilizie, sempre in agguato di fronte ad un unico acquirente. Perchè il Comune non ha seguito queste procedure? Speriamo che almeno con questa nuova asta il Comune riesca a trovare il giusto acquirente che consenta, attraverso il trasferimento di nuove famiglie, di ridare vita sociale ed economica a una parte così vitale del centro della città. 

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Rebeldia e i limiti della decenza


Agosto 6th, 2010 by Carlo Lazzeroni


rebeldiapisa.jpgTorno a parlare della vicenda Rebeldia perchè sta veramente superando il limite della decenza. Esistono due aspetti: un problema più generale, quello degli spazi pubblici per l’associazionismo, e uno più specifico che riguarda il progetto di riqualificazione chiamato “Sesta Porta”, con la conseguente esigenza che Rebeldia lasci al più presto lo stabile occupato in Via Battisti.

Sul primo aspetto, è bene ricordare che il cartello di associazioni Rebeldia (poche sono in realtà quelle riconosciute e con uno statuto) ha ricevuto dall’amministrazione comunale, cioè da tutti noi, molto di più di quanto abbiano mai ricevuto molte associazioni che operano gratuitamente sul territorio per la crescita sociale e culturale della città. Rebeldia infatti, dopo alcune occupazioni in città, trovò la compiacenza della giunta Fontanelli, che nel 2005 le diede in comodato gratuito, per la durata di un anno, lo stabile di Via Battisti.
Sono passati cinque anni e Rebeldia si trova ancora lì, a protestare e chiedere spazi che gli vengono continuamente offerti, ma che rifiuta perché “giustamente” li vuole anche scegliere. Ebbene, per quanto tempo la maggioranza dei cittadini pisani e tutte le associazioni che lavorano per il bene comune nell’anonimato, e senza una sede dove trovarsi, dovrebbero continuare a subire in silenzio e accettare l’idea che solo chi infrange ripetutamente le regole trova ascolto nella pubblica amministrazione e in certa intellighenzia della città?

Esiste poi un problema più specifico, di questo ultimo periodo, legato al progetto Sesta Porta: come i rappresentanti di Rebeldia sanno bene, per rispettare il crono-programma dell’opera, i lavori dovevano iniziare nel mese di luglio. Il ritardo nell’avvio dei lavori porteranno a dover pagare, da noi cittadini naturalmente, penali molto salate, fino ad  una cifra quantificata in 1 ml e 800 mila euro se questo ritardo arrivasse ad un anno: considerata la situazione, purtroppo non è che sia un’ipotesi così lontana.
A complicare questa vicenda legata ai tempi c’è anche la sentenza giudiziaria di qualche giorno fa che ha sancito che Rebeldia deve lasciare quello stabile, e questo era abbastanza scontato, ma concedendo tempo agli occupanti fino alla fine di ottobre. E il rischio di pagare le penali aumentano…
Abbiamo inoltre assistito un’ulteriore gioco al “buonismo” da parte dei tre candidati alla carica di Rettore dell’Università di Pisa che, peggio dei politici in campagna elettorale, hanno difeso in maniera congiunta Rebeldia, chiedendo all’amministrazione comunale e agli altri attori interessati, tra cui l’Università stessa, di non prendere decisioni affrettate, di rimandare ogni decisione sulla questione, arrivando ad offrire la disponibilità anche per i locali dell’edificio ex-ASNU, richiesto a gran voce da Rebeldia ma scartato invece in più occasioni dall’attuale dirigenza dell’Università. Cosa si fa insomma per qualche voto in più…soprattutto se a pagare sono i pisani!

Su entrambi gli aspetti di questa vicenda, le responsabilità dell’amministrazione comunale sembrano molteplici. Il Comune di Pisa infatti, continua negli anni a privilegiare rapporti con associazioni che “alzano di più i toni e le richieste” e che, predicando la disubbidienza civile, occupano spazi privati o pubblici; in tal modo si favoriscono così palesi ingiustizie nel mondo associativo e giovanile. E di fronte a tutto ciò, sotto la minaccia dell’inizio dei lavori, l’amministrazione continua a perdere tempo e soldi (sempre nostri naturalmente) per trovare nuovi edifici da destinare ai “disubbidienti”. Insomma, oltre il danno la beffa!
Così come errori di sottovalutazione l’amministrazione ha commesso per quanto riguarda l’inizio dei lavori del progetto Sesta Porta. Arrivare nella situazione in cui siamo, senza avere certezze sulla disponibilità dell’edificio di Via Battisti e con il pagamento delle penali alle porte, mi pare il fallimento di una qualsiasi buona amministrazione.

Per chiudere: ce un’altra sentenza, sempre di questi giorni, che dà ragione ai molti cittadini che abitano vicino a Rebeldia e che chiedevano solamente di poter dormire la notte, facendo rispettare i limiti acustici che i “disubbidienti” disattendevano nelle loro attività. Peccato che la sentenza sia arrivata così in ritardo, ma si sa i tempi della giustizia sono lunghi. Sembra però che questi abitanti, d’accordo con quelli che vivono nei pressi dell’ex-Ansu, abbiano una proposta da fare all’amministrazione comunale: individuare la nuova dimora di Rebeldia, nel primo alloggio utile, accanto all’abitazione del nuovo Rettore che sarà eletto a breve.

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Nuova pista di Peretola e i rischi del sistema aeroportuale toscano


Luglio 28th, 2010 by Carlo Lazzeroni


aeroporti.jpgIeri la Giunta Regionale, guidata da Enrico Rossi, ha dato il via libera alla modifica del Pit, atto che dà il via all’iter per la costruzione della nuova pista a Peretola, che aprirebbe nuovi scenari nell’offerta aeroportuale della toscana. Si tratta anche di una svolta politica nella sinistra toscana, fortemente voluta dal sindaco Renzi e che ha trovato in Rossi l’alleato essenziale, dopo anni in cui la maggioranza regionale risultava scettica e contraria a tale opzione. Naturalmente siamo all’inizio di un percorso difficile con un progetto che dovrà superare  la valutazione di impatto ambientale e le resistenze politiche della sinistra radicale e anche in molti esponenti del Pd, tra cui lo scettico  presidente della Provincia di Firenze Barducci e i contrari sindaci di Campi e Sesto. 
Allo stesso tempo Rossi ha iniziato a parlare con forza di trovare forme di collaborazione stretta e magari di gestione unica dei due aeroporti toscani. Queste proposte sono da tempo in campo e trovano anche ampie convergenze: il punto è capire cosa vuol dire e come si fanno. Specialmente ora, con questa novità della pista fiorentina, che in qualche modo potrebbe cambiare la situazione di forza tra i due maggiori aeroporti toscani, il Peretola e il Galilei di Pisa.
Ma vediamo innanzitutto un po’ di numeri che riguardano gli aeroporti italiani, con i dati riferiti al 2009, comparati anche con quelli del 2008. In questa classifica Roma Fiumicino è sempre prima (33.415.945 passeggeri ma con -4% rispetto al 2008), seguita dai due di Milano (Malpensa con -8,8% rispetto al 2008) e da Milano Linate (-10,5%). Al quarto posto c’è Bergamo (+9,7%). A seguire Venezia (-2,8%), Catania (-1,9%), Napoli (-5,1%), Bologna (+15, 5), Roma Ciampino (-0,4%) e Palermo (-1,6%).
In queste prime dieci posizioni gli unici a crescere rispetto al 2008 sono Bergamo e Bologna, grazie alla forte crescita dei voli low cost. E’ quello che è successo anche al Galilei di Pisa che in questa classifica del 2009 (un anno difficile anche per le compagnie aeree e gli aeroporti) risulta fuori dalle prime dieci posizioni, ma continua a crescere anche se la concorrenza di Bologna, (non di Firenze), inizia a farsi sentire grazie a scelte politiche e infrastrutturali che in Toscana non sono state fatte e di cui invece Bologna ha goduto, grazie ai tempi di percorrenza ferroviaria della Tav.
I dubbi derivanti dall’ operazione della nuova pista di Peretola quindi ci sono tutti perché il rischio è di togliere in qualche modo un presente positivo per Pisa (e anche per Firenze), sicuramente da migliorare, per un futuro ancora da realizzarsi e da quantificare nei volumi, nei passeggeri e nei guadagni complessivi, in favore principalmente di Peretola. E’ impossibile e indimostrabile, grazie alla nuova pista, arrivare a dire infatti che ci sarà un aumento di milioni di passeggeri in più sia per Pisa che per Firenze.
L’analisi dell’esistente ci mostra inoltre una serie di fattori importanti: che l’utente di Peretola deve pagare delle tasse aeroportuali più alte rispetto a Pisa; che Pisa e Firenze distano solo 81 chilometri per ferrovia e questa però non si riesca a percorrere in un tempo europeo al di sotto dei 45 minuti; che nel raggio di 100 km da Firenze, oltre a Peretola e a Pisa, c’è appunto la concorrenza di Bologna a 97 km, servita in Alta Velocità; che una nuova pista a Peretola – se dovesse arrivare a 3-4 milioni di passeggeri come sarebbe auspicabile - renderebbe l’aria irrespirabile in un’area di Firenze che risulta congestionata di opere pubbliche e private (Castello, Parco della Piana, Università, nuovo stadio multi sportivo, Scuola Carabinieri) in corso d’opera.
Insomma forse sarebbe stato meglio, come molti osservatori chiedono da tempo, che la politica toscana agisse, sempre in un’ottica di integrazione, per creare una rete seria di collegamento tra il capoluogo e il porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa, con un servizio vero di navetta tra la stazione Centrale di Pisa e il Galilei e un collegamento serio e veloce con Firenze (di max. 45 minuti) Santa Maria Novella e il Peretola.
E’ l’opinione anche di una voce autorevole in materia come quella di Giulio De Carli, amministratore delegato di One Works, che ha elaborato per conto di Enac e del ministero dei trasporti, il nuovo piano nazionale degli aeroporti. Da quanto si evince da questo studio, molti aeroporti (ben 24) non potrebbero più stare sul mercato e dovranno essere chiusi o drasticamente ridimensionati perché hanno un bacino di traffico insufficiente o vincoli infrastrutturali insuperabili. A questi scali lo Stato non dovrebbe più fornire nessun aiuto o sostegno finanziario, promuovendo lo spostamento del traffico verso scali più efficienti.  La conclusione principale di policy del piano è quella di fare sistema a livello nazionale e a livello di macro-aree, invitando gli enti locali a fare scelte impopolari per evitare sprechi per scali che sono mal collocati, mal collegati e sottocapitalizzati. Altolà alla polverizzazione aeroportuale e alle guerre di campanile insomma.
E a proposito di Toscana, De Carli qualche mese fa dichiarava queste cose:
“Una pista più lunga per l’aeroporto di Firenze parallela all’autostrada? Sono contrario a forzare le situazioni. E’ bene che gli aeroporti crescano in maniera armonica e quello fiorentino ha due limiti forti nella montagna da un lato e nell’autostrada dall’altro.
Pisa? Eccellenza in Europa. Entrambi gli scali hanno lavorato bene in questi anni. Firenze ha un futuro radioso ma da scalo per affari, una sorta di London Airport in riva all’Arno…
Non si ragiona per aeroporti e campanili, ma per aeroporti, bacini di traffico e livelli di servizio che le infrastrutture devono offrire alla popolazione. La scelta di Pisa come aeroporto principale della Toscana non è stata una scelta sbagliata perché Firenze ha dei limiti infrastrutturali che sono sotto gli occhi di tutti e non è conveniente nè per chi gestisce l’aeroporto nè per gli utenti forzare l’attuale situazione. Firenze e Pisa sono aeroporti che devono svolgere il loro ruolo in modo coordinato per garantire la disponibilità di infrastrutture che servono al bacino di traffico. Se il bacino è sbilanciato su Firenze bisogna collegarlo meglio a Pisa. Ma a Pisa c’è un aeroporto che sta in una condizione ambientale più favorevole a far volare e a gestire i passeggeri.
Un’ora? Distanza europea. Il vero problema sono la qualità dei servizi con i quali si accede all’aeroporto. Il treno che garantisce l’accesso allo scalo pisano non offre certo un servizio di qualità e quindi su questo punto occorre lavorare.”
In conclusione se il pisano Rossi nei prossimi cinque anni avesse portato a compimento questa integrazione di cui parla anche De Carli, invece di dare l’ok alla nuova pista di Peretola, avrebbe probabilmente fatto crescere veramente il sistema aeroportuale toscano a beneficio di tutti i cittadini, fiorentini compresi. Speriamo di sbagliarci.

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La città inaccessibile


Giugno 23rd, 2010 by Carlo Lazzeroni


barriere-architettoniche.jpgSi parla spesso di abbattimento delle barriere architettoniche. Si presentano piani, finanziamenti: tante belle parole che si scontrano poi con i tanti muri formati da marciapiedi e accessi vietati. Se lasciamo da parte il nostro sguardo distratto, ci rendiamo conto di quanto Pisa e molte altre città italiane (purtroppo è un problema comune) siano inaccessibili per i diversamenti abili.
Tale ostilità si manifesta in maniera palese quando si gira la città con un passeggino. Tutto ciò è molto collegato anche con una certa incuria della città (lo stato pietoso dei marciapiedi solo per fare un esempio), e l’inciviltà delle persone (quante volte si parcheggia senza fare caso se si ostacola una discesa dal marciapiede). Basterebbe un po’ di attenzione e di cura in più da parte della pubblica amministrazione,  dei pubblici esercizi e dei cittadini e si potrebbe rendere più facile la vita a coloro che sono costretti a muoversi su una sedia a rotelle. Anche i mezzi pubblici come gli autobus e i treni ancora oggi risultano poco friendly, anche solo per anziani che fanno fatica a fare gradini troppo alti. Così come è sconcertante che nuovi spazi pubblici non siano dotati di apposite pedane. Potrei citare mille esempi, ma proprio nei giorni scorsi ho fatto caso al giardino recuperato pochi anni fa in Via S. Antonio. Questo risulta dotato di un ingresso a scalini che blocca l’accesso ai disabili e anche a chi ha un semplice passeggino. Per un giardino non male proprio…

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Il pasticcio dell’area camper a Marina di Pisa


Giugno 9th, 2010 by Carlo Lazzeroni


camper-1.jpgNella vicenda dell’area camper a Marina di Pisa si dimostra ancora una volta una grave carenza di pianificazione da parte dell’amministrazione comunale. E’ noto da molto tempo che la realizzazione del porto turistico avrebbe fatto sì che l’area situata alla foce dell’Arno, molto frequentata dai camperisti, avrebbe dovuto trovare una nuova sistemazione. Oppure il Comune, attraverso una  scelta legittima, avrebbe dovuto dire chiaramente che non desiderava investire in un’area camper anche se sarebbe miope rinunciare a molti turisti che, nonostante le critiche di qualcuno, portano vita sul litorale, insieme a soldi alle casse comunali e agli esercizi del litorale. Ma quello che veramente non è accettabile è vedere un’amministrazione che si trova a prendere decisioni sempre di fronte ad un’”emergenza”: in questo caso, l’arrivo di decine e decine di camper che posizionandosi in Piazza Viviani e non solo, hanno provocato le comprensibili proteste da parte degli abitanti. Ma il Comune cosa ha fatto in tutti questi mesi? Ha dovuto aspettare il caos, prevedibile, dei primi we estivi per individuare ed organizzare un’area camper in fretta e furia. Tra l’altro quest’area è provvisoria, quindi con relativo spreco di risorse e mi pare anche con un grosso rischio di insuccesso, vista la posizione non proprio felicissima in cui è stata localizzata.
L’area camper è provvisoria, ma c’è già un’idea di farla una definitiva? Dove sarebbe localizzata? Perché il Comune di Pisa ha atteso tanto tempo per trovare una soluzione definitiva? Secondo me una soluzione opportuna sarebbe quella di individuare uno spazio un po’ più lontano dal mare, ma più bello e accogliente anche per i camperisti, utilizzando ad esempio una parte della pineta nei pressi del campo sportivo di Marina o, se fosse possibile, anche in quella lungo la bigattiera tra Marina di Pisa e Tirrenia.

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Via Marsala: garantire legalità e costruire un nuovo patto sociale


Maggio 25th, 2010 by Carlo Lazzeroni


prendo-casa.jpgIl clima di tensione che si sta verificando in questi giorni dopo l’occupazione dell’immobile di Via Marsala ci deve portare ad una serie di riflessione sul disagio abitativo nella nostra città e sul rispetto delle regole della convivenza civile, usando anche un linguaggio della verità. La prima considerazione è quella di ribadire con forza il rifiuto della minaccia fisica e della violenza e per questo è doveroso esprimere la massima solidarietà alla Giunta e personalmente al Sindaco per quanto accaduto nei giorni scorsi.
La prima parola d’ordine che deve scaturire da quanto successo in questi giorni è quindi legalità. Al contrario, a Pisa alcune associazioni hanno l’abitudine di usare il metodo dell’occupazione di alloggi di proprietà privata o addirittura pubblica (perciò di tutti
noi) per poi trattare con il Comune rivendicando diritti inesistenti.
Succede, oggi come nel passato, nell’universo giovanile ed associazionistico (il caso Rebeldia è l’ultimo caso) e lo stesso sta accadendo in maniera pericolosa per gli alloggi, utilizzando in questo caso anche il disagio sociale vissuto da famiglie con minori. Ma questo sistema di illegalità va respinto con forza e l’amministrazione comunale deve una volta per tutte andare avanti sulla strada della legalità per il rispetto dovuto alle moltissime famiglie in disagio che non pensano neanche lontanamente ad usare metodi illegali e violenti.
E’ normale che in queste ore il Comune abbia provato a trovare mediazioni per limitare il disagio sociale e garantire l’ordine pubblico, ma il segnale di rispetto delle regole deve uscire con forza una volta per tutte. Troppe volte invece, anche in passato, c’è stata un’ambiguità di fondo per non rompere con le frange più estremiste della sinistra. E il messaggio conseguente che ne uscirebbe  è devastante: chi urla e chi usa l’illegalità ottiene corsie preferenziali.
Il secondo tema forte che scaturisce da quanto sta succedendo è il crescente disagio sociale dal punto di vista dell’emergenza abitativa. Questa non può essere risolta con un generico “servono più case”. E’ sicuramente vero che in Italia abbiamo investito poco sul tema edilizia pubblica rispetto ad altri paesi ma è anche vero che è necessario un cambio di approccio culturale rispetto a tutto il tema. Oggi nella maggioranza delle case popolari ci vivono le stesse famiglie, spesso figli e nipoti, di chi  aveva avuto la casa anni fa. Serve invece, di fronte a nuove emergenze sociali, che si strutturi un sistema che consideri la casa popolare non come proprietà per una vita intera, ma come una situazione provvisoria, di alcuni anni, da verificare caso per caso ma che deve portare ad un ricambio ciclico dell’utilizzo delle abitazioni per non sfavorire coloro che hanno bisogno e rischiano di rimanere per anni fuori dalle graduatorie. Solo così si potranno evitare ingiustizie palesi che una situazione statica di aiuto alle persone si porta dietro come conseguenza naturale.
Di fronte ad una crescente povertà, il rispetto delle regole di accesso nelle graduatorie e il relativo monitoraggio dovrà essere ancora più costante ed efficiente. In questo senso l’amministrazione comunale ha dato segnali importanti di rispetto delle regole, di accertamenti per evitare che “falsi poveri” usufruiscano delle case lasciando fuori molti veri poveri.
Ma per il rispetto della legalità e delle regole e per mettere in pratica questo approccio  culturale sull’accesso alla casa serve una massima compattezza della politica e delle associazioni che si occupano del tema, per provare ad esercitare delle politiche per la casa che lascino da parte la ricerca del consenso ma che siano tese ad assicurare la massima equità, trasparenza e giustizia. Vale la pena provarci.
 

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Pisa e l’assenza di politiche per il turismo


Maggio 16th, 2010 by Carlo Lazzeroni


turismo-a-pisa.jpgI turisti che anche in questo periodo stanno arrivando nella nostra città confermano come questa rimanga una tappa obbligatoria per migliaia di persone provenienti da tutto il mondo. Tutto questo nonostante che l’amministrazione non riesca a mettere in piedi interventi adeguati per migliorare l’accoglienza di coloro che scelgono Pisa per qualche ora della giornata o per qualche giorno.
Da anni si parla di grandi progetti che dovrebbero migliorare il volto di Pisa anche da questo punto di vista; progetti che però tardano ad essere avviati e nel frattempo i turisti si trovano ad arrivare in una città che pare rassegnata a “tirare a campare” e a vivere di rendita, grazie alla presenza della piazza più bella del mondo ed ad una situazione geografica e logistica favorevole.
Più volte è stato raccontato cosa si trovano a vivere coloro che arrivano in pullman o con i propri mezzi al parcheggio scambiatore di Via Pietrasantina: il primo biglietto da visita della città è un percorso pedonale abbastanza “desolante” e pieno di ostacoli che li dovrebbe portare alla Torre; si inizia con l’attraversamento del passaggio a livello tra via Rindi e via del Marmigliaio e poi di Via Contessa Matilde, attraversamento quest’ultimo che, nonostante il semaforo, rappresenta un’impresa non facile per i gruppi di turisti e possibile causa di intoppi per gli automobilisti che se li trovano davanti.
C’è, inoltre, l’assalto dei molti venditori abusivi e la vista dei molti chiostri che da anni non dovrebbero trovarsi più in quella piazza.
Girando in città un turista si trova poi in forte difficoltà per l’assenza di servizi igienici pubblici gratuiti o a piccola offerta, tranne quelli, non sempre aperti e mai segnalati, di sotto le logge dei Banchi.
E ancora, se un turista chiedesse ad un cittadino pisano dove trovare un ufficio informazioni credo che la maggioranza degli intervistati non saprebbe cosa rispondere. In realtà ne risultano quattro, gestiti dall’ente provinciale preposto, l’APT (agenzia pisana per il turismo): al Duomo,  all’Aeroporto, in Piazza Vittorio Emanuele II  e di fronte al Comune di Pisa.
Sarebbe importante un ufficio dentro o nei pressi della Stazione ferroviaria e, più in generale, un miglioramento delle strutture e, soprattutto, un’attività di marketing più appropriata per  una città che praticamente di turismo vive (distribuzione di piantine della città, supporto di personale qualificato magari con postazioni internet per prenotazioni istantanee nelle diverse strutture ricettive della città).
E’ vero che ormai prima di partire, molti prenotano tramite internet ma avere uno o più uffici di informazioni di un certo livello sarebbe il miglior biglietto da visita per coloro che si trovano ad arrivare nella nostra città.
E a proposito di prenotazioni tramite internet. Pochi giorni fa i sindaci di Pisa e Lucca, insieme alla società che gestisce l’aeroporto Galilei, hanno presentato alla stampa un progetto di coordinamento che punta ad offrire, nel periodo di bassa stagione, un pacchetto che incentivi la visita e la sosta sul territorio nelle due città, dei molti turisti che atterrano nello scalo pisano.
Tutto ciò dovrebbe avvenire attraverso il nuovo portale www.visitpisalucca.it che però al momento risulta vuoto. E’vero che il progetto è proiettato per il futuro, ma visto che è stato presentato in pompa magna, iniziare ad inserire in quel sito qualche politica di marketing o, se ancora non c’è, qualche piccola informazione turistica che già esiste nel web, non sarebbe affatto male.
Speriamo, Pisa ha le carte in regola per vincere le sfide che il mondo globalizzato offre da un punto di vista turistico. Gli amministratori e gli operatori preposti per lo sviluppo turistico potrebbero fare sicuramente qualcosa in più.

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Agenzia Casa del Comune: perchè non aiutare i residenti?


Aprile 24th, 2010 by Carlo Lazzeroni


 

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In questi giorni si sta preparando il regolamento dell’Agenzia Casa del Comune di Pisa, strumento che dovrebbe aiutare molte persone e famiglie che si trovano nella cosiddetta fascia grigia di povertà, a risolvere il problema della casa.
Dalla proposta della Giunta Comunale scaturisce che potranno usufruire di tale strumento i residenti a Pisa e tutti coloro che, anche di altri Comuni, ci lavorano; sono elencati inoltre una serie di condizioni-punteggi da assegnare per stabilire la graduatoria.
Come componente (uditore) della seconda commissione consiliare ho proposto, per conto dell’Unione di Centro, un emendamento, a prima vista un po’ provocatorio, che potesse essere utile per aprire una riflessione. Tale emendamento prevedeva di dare alcuni punteggi, considerando gli anni di residenza nel Comune di Pisa (da un max. di 4 punti per coloro che ci risiedono da oltre venti anni ad un minimo di 1 punto per coloro che ci risiedono da 5).
Questa proposta serviva evidentemente da un lato a non fare superare in graduatoria i residenti pisani da coloro che vivono nei comuni limitrofi che lavorano a Pisa, dall’altro a favorire nella graduatoria coloro, italiani o stranieri che siano, che da un po’ di anni hanno deciso di investire sul nostro territorio contribuendone lo sviluppo, rispetto a coloro che magari si sono trasferiti nella nostra città da pochi mesi.

Il Partito democratico ha votato contro questi emendamenti anche se la maggioranza di questo ha riconosciuto l’importanza di prevedere qualche punteggio per i residenti a Pisa. Vedremo che cosa proporrà. Certo è che una proposta che qualcuno ha definito di stampo “leghista”, risulta molto più soft di quella che il nuovo presidente della Giunta Regionale Enrico Rossi sembra avere in testa: per quanto riguarda le case popolari ha proposto infatti che vi possano partecipare, tra gli immigrati, solo quelli che abbiano la residenza da almeno 10 anni, portata poi a 5 anni dopo le insistenze della sinistra radicale. Insomma anche a sinistra qualcuno, il problema di come gestire una situazione difficile, come quello dell’assegnazione degli alloggi, se lo sta proponendo.

Vorrei discuterne anch’io, pacatamente, e trovare le soluzioni più idonee per evitare inutili conflitti sociali e guerre tra poveri che potrebbero far fallire il progetto di una società mlticulturale, multietnica e multireligiosa che io invece auspico.

 

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