Luglio 28th, 2010 by Carlo Lazzeroni
Ieri la Giunta Regionale, guidata da Enrico Rossi, ha dato il via libera alla modifica del Pit, atto che dà il via all’iter per la costruzione della nuova pista a Peretola, che aprirebbe nuovi scenari nell’offerta aeroportuale della toscana. Si tratta anche di una svolta politica nella sinistra toscana, fortemente voluta dal sindaco Renzi e che ha trovato in Rossi l’alleato essenziale, dopo anni in cui la maggioranza regionale risultava scettica e contraria a tale opzione. Naturalmente siamo all’inizio di un percorso difficile con un progetto che dovrà superare la valutazione di impatto ambientale e le resistenze politiche della sinistra radicale e anche in molti esponenti del Pd, tra cui lo scettico presidente della Provincia di Firenze Barducci e i contrari sindaci di Campi e Sesto.
Allo stesso tempo Rossi ha iniziato a parlare con forza di trovare forme di collaborazione stretta e magari di gestione unica dei due aeroporti toscani. Queste proposte sono da tempo in campo e trovano anche ampie convergenze: il punto è capire cosa vuol dire e come si fanno. Specialmente ora, con questa novità della pista fiorentina, che in qualche modo potrebbe cambiare la situazione di forza tra i due maggiori aeroporti toscani.
Ma vediamo innanzitutto un po’ di numeri che riguardano gli aeroporti italiani, con i dati riferiti al 2009, comparati anche con quelli del 2008. In questa classifica Roma Fiumicino è sempre prima (33.415.945 passeggeri ma con -4% rispetto al 2008), seguita dai due di Milano (Malpensa con -8,8% rispetto al 2008) e da Milano Linate (-10,5%). Al quarto posto c’è Bergamo (+9,7%). A seguire Venezia (-2,8%), Catania (-1,9%), Napoli (-5,1%), Bologna (+15, 5), Roma Ciampino (-0,4%) e Palermo (-1,6%).
In queste prime dieci posizioni gli unici a crescere rispetto al 2008 sono Bergamo e Bologna, grazie alla forte crescita dei voli low cost. E’ quello che è successo anche al Galilei di Pisa che in questa classifica del 2009 (un anno difficile anche per le compagnie aeree e gli aeroporti) risulta fuori dalle prime dieci posizioni, ma continua a crescere anche se la concorrenza di Bologna, (non di Firenze), inizia a farsi sentire grazie a scelte politiche e infrastrutturali che in Toscana non sono state fatte e di cui invece Bologna ha goduto, grazie ai tempi di percorrenza ferroviaria della Tav.
I dubbi di questa operazione quindi ci sono tutti perché il rischio è di togliere in qualche modo un presente positivo per Pisa (e anche per Firenze), sicuramente da migliorare, per un futuro ancora da realizzarsi e da quantificare nei volumi, nei passeggeri e nei guadagni complessivi, in favore principalmente di Peretola. E’ impossibile e indimostrabile, grazie alla nuova pista di Peretola, arrivare a dire infatti che ci sarà un aumento di milioni di passeggeri in più sia per Pisa che per Firenze. L’analisi dell’esistente ci mostra inoltre che l’utente di Peretola deve pagare delle tasse aeroportuali più alte rispetto a Pisa, che Pisa e Firenze distano solo 81 chilometri per ferrovia e questa però non si riesca a percorrere in un tempo europeo al di sotto dei 45 minuti, che poco importa se nel raggio di 100 km da Firenze, oltre a Peretola e a Pisa, c’è appunto la concorrenza di Bologna a 97 km, servita in Alta Velocità. E poco importa ancora se una nuova pista a Peretola – se dovesse arrivare a 3-4 milioni di passeggeri come sarebbe auspicabile - renderebbe l’aria irrespirabile in un’area di Firenze che risulta congestionata di opere pubbliche e private (Castello, Parco della Piana, Università, nuovo stadio multi sportivo, Scuola Carabinieri) in corso d’opera.
Insomma forse sarebbe stato meglio, come molti osservatori chiedono da tempo, che la politica toscana agisse, sempre in un’ottica di integrazione, per creare una rete seria di collegamento tra il capoluogo e il porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa, con un servizio vero di navetta tra la stazione Centrale di Pisa e il Galilei e un collegamento serio e veloce con Firenze (di max. 45 minuti) Santa Maria Novella e il Peretola.
E’ l’opinione anche di una voce autorevole in materia come quella di Giulio De Carli, amministratore delegato di One Works, che ha elaborato per conto di Enac e del ministero dei trasporti, il nuovo piano nazionale degli aeroporti. Da quanto si evince da questo studio, molti aeroporti (ben 24) non potrebbero più stare sul mercato e dovranno essere chiusi o drasticamente ridimensionati perché hanno un bacino di traffico insufficiente o vincoli infrastrutturali insuperabili. A questi scali lo Stato non dovrebbe più fornire nessun aiuto o sostegno finanziario, promuovendo lo spostamento del traffico verso scali più efficienti. La conclusione principale di policy del piano è quella di fare sistema a livello nazionale e a livello di macro-aree, invitando gli enti locali a fare scelte impopolari per evitare sprechi per scali che sono mal collocati, mal collegati e sottocapitalizzati. Altolà alla polverizzazione aeroportuale e alle guerre di campanile insomma.
E a proposito di Toscana, De Carli qualche mese fa dichiarava queste cose:
“Una pista più lunga per l’aeroporto di Firenze parallela all’autostrada? Sono contrario a forzare le situazioni. E’ bene che gli aeroporti crescano in maniera armonica e quello fiorentino ha due limiti forti nella montagna da un lato e nell’autostrada dall’altro.
Pisa? Eccellenza in Europa. Entrambi gli scali hanno lavorato bene in questi anni. Firenze ha un futuro radioso ma da scalo per affari, una sorta di London Airport in riva all’Arno…
Non si ragiona per aeroporti e campanili, ma per aeroporti, bacini di traffico e livelli di servizio che le infrastrutture devono offrire alla popolazione. La scelta di Pisa come aeroporto principale della Toscana non è stata una scelta sbagliata perché Firenze ha dei limiti infrastrutturali che sono sotto gli occhi di tutti e non è conveniente nè per chi gestisce l’aeroporto nè per gli utenti forzare l’attuale situazione. Firenze e Pisa sono aeroporti che devono svolgere il loro ruolo in modo coordinato per garantire la disponibilità di infrastrutture che servono al bacino di traffico. Se il bacino è sbilanciato su Firenze bisogna collegarlo meglio a Pisa. Ma a Pisa c’è un aeroporto che sta in una condizione ambientale più favorevole a far volare e a gestire i passeggeri.
Un’ora? Distanza europea. Il vero problema sono la qualità dei servizi con i quali si accede all’aeroporto. Il treno che garantisce l’accesso allo scalo pisano non offre certo un servizio di qualità e quindi su questo punto occorre lavorare.”
In conclusione se il pisano Rossi nei prossimi cinque anni avesse portato a compimento questa integrazione di cui parla anche De Carli, invece di dare l’ok alla nuova pista di Peretola, avrebbe probabilmente fatto crescere veramente il sistema aeroportuale toscano a beneficio di tutti i cittadini, fiorentini compresi. Speriamo di sbagliarci.
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Luglio 23rd, 2010 by admin
IL NO DI RICHARD
Ti stacchiamo la spina?» E Richard disse no
Richard Rudd aveva sempre detto alla famiglia che se gli fosse accaduto qualcosa non avrebbe mai voluto essere tenuto in vita da una macchina. Ma si sbagliava. Dopo essere rimasto paralizzato nell’ottobre 2009 in un incidente in moto, il 43enne inglese autista di autobus ha fatto il possibile per far capire ai medici che non voleva morire. Con un segno dell’occhio, per tre volte di seguito, ha detto sì al medico che gli chiedeva se voleva vivere ancora. E così è stato. Oggi, trascorsi nove mesi da quel momento cruciale, Rudd rimane paralizzato e bisognoso di cure costanti ma riesce a comunicare con i familiari e le figlie, Charlott di 18 anni e Bethan di 14: sorride, muove gli occhi e la testa. «Quando è arrivato il momento di decidere – racconta il padre – non avevamo dubbi. Ci aveva sempre detto che non avrebbe voluto vivere appeso a un filo». Ma fortunatamente i medici che lo avevano in cura all’ospedale Addenbrooke di Cambridge, hanno voluto provarci ancora. Hanno sollevato le palpebre del paziente e gli hanno chiesto di muovere gli occhi verso sinistra se non voleva morire. Rudd l’ha fatto tre volte e a quel punto era chiaro che capiva e lo hanno tenuto in vita.
PAESE DIFFICILE (1)
Giampaolo Ganzer è stato condannato in primo grado a 14 anni per traffico di droga. Non si tratta di un narcos qualsiasi, bensì di un generale dei carabinieri, comandante del Ros. Il cacciatore di trafficanti trattato alla stregua dei criminali ai quali dava la caccia. Quattordici anni di carcere, 65 mila euro di multa e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici è la sentenza dei giudici di Milano. Il generale Ganzer è stato condannato in relazione all’operazione «Cobra» iniziata nel febbraio 1994 e terminata nel novembre 1994 e all’operazione «Cedro uno», iniziata nell’ottobre 1995 e finita nel settembre 1997.
Il generale incassa la solidarietà e fiducia dell’arma dei carabinieri e del ministro dell’interno Maroni.
Certo è difficile vivere in un paese dove capi di governi e gran parte di forze politiche del passato sono stati accusati di collusioni con la mafia, che il primo partito italiano e l’attuale presidente del consiglio sarebbero stati costituiti con l’avallo e su spinta della mafia, che il capo dei Ros sia un trafficante di droga, ecc…
PAESE DIFFICILE (2)E’ difficile vivere anche in un paese dove dovremmo compatire chi, a bordo di una fiammante fuori serie, vediamo varcare il cancello di una lussuosa villa che ha appena affittato a Porto Cervo, Capri, Forte dei Marmi, Positano, oppure, perché no, Portofino e Taormina: nel 47% dei casi, secondo Contribuenti.it, infatti risulterebbe nullatenente o pensionato con la social card nel portafoglio…
EROI PER VENDOLA“Vincere per gli eroi dei nostri giorni, come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani” …
Niki Vendola
EROI
“Gli uomini passano ma gli ideali restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”
Giovanni Falcone “La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità…”
Paolo Borsellino
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Luglio 21st, 2010 by Carlo Lazzeroni
La decisione del Tar di accogliere i ricorsi presentati dalla Bresso sulle presunte irregolarità di alcune liste che appoggiavano il governatore Cota, mi pare che rischi di portare a vivere l’ennesimo pasticcio all’italiana. Il Tar ha fatto, probabilmente, il proprio dovere secondo le norme: ma il problema in questo caso sarebbe tutto politico e del sistema su cui una democrazia si regge.
Se ci sono state, e questo sicuramente è successo, irregolarità nella presentazione delle liste, queste andavano sicuramente fermate: ma prima, non dopo le elezioni.
Dopo il regolare esercizio del voto, si possonoricontare le schede, ma solo se ci sono state delle irregolarità sull’espressione di voto. Questo non è avvenuto nel caso in oggetto ed è assurdo mettere in dubbio un’elezione, togliendo voti a quei cittadini che hanno espresso la preferenza per delle liste che chiaramente erano collegate al candidato presidente Roberto Cota.
Queste non dovevano trovarsi sulla scheda elettorale: ma se ci sono, come si fa ad annullare quei voti correttamente espressi dai cittadini? Vedremo quale decisioni saranno prese nei prossimi mesi, ma il criterio finora adottato credo che indebolirebbe la nostra democrazia. Ricordiamo tra l’altro quello che successe negli Stati Uniti nelle elezioni contestate del 2000 tra Bush e Al Gore, con il decisivo voto in Florida. In quel caso emersero forti irregolarità nel processo di voto ma, di fronte alla decisione della Corte Suprema di non ricontare i voti perché i tempi sarebbero stati troppo lunghi per la proclamazione, lo sconfitto Al Gore accettò quella decisione e, dal giorno dopo, la democrazia americana si mise in moto come nulla fosse accaduto.
Nel caso del Piemonte il risultato è chiarissimo e non può essere messo in dubbio per delle irregolarità commesse dai presentatori delle liste. Chi si è reso colpevole di chiare irregolarità andrà multato e perseguito a norma di legge. Si può anche pensare di revocare il seggio di consigliere regionale eletto in quelle liste, dandolo ad altre liste che appoggiavano lo stesso candidato presidente. Ma mettere in dubbio la vittoria di Cota e della sua maggioranza ricontando le schede (con una forzatura si vorrebbe rendere valido il voto solo se espresso al candidato presidente quando era possibile invece per l’elettore dare il voto solo alla lista che automaticamente andava anche al presidente collegato) oppure fare ripetere le elezioni sarebbero una ferita alla nostra democrazia. Evitatecela.
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Luglio 19th, 2010 by admin

Spunti interessanti da questa intervista, pubblicata da City, a Giuseppe Faso, autore del ”lessico del razzismo democratico”. Il suo centro interculturale aiuta le scuole ad insegnare l’italiano ai bimbi di origine straniera.
Leggi l’intervista
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Giugno 29th, 2010 by Carlo Lazzeroni
Non fosse una cosa seria, potremmo dire che siamo alle comiche finali, o meglio allo sbando più completo. Di fronte al crescente sentimento dell’antipolitica, spesso giustificato, il governo Berlusconi tocca il fondo. Da un giorno all’altro si è inventato il ministero dell’attuazione del federalismo, qualcuno dice per arginare lo strapotere della Lega. Strano però, perché il ministro individuato, Aldo Brancher, sottosegretario con delega alle Riforme, da anni è considerato l’uomo di Forza Italia e del PDL più vicino alla Lega.
Per giorni sembra di assistere ad un teatrino con Bossi e la Lega che si lamentano di questa operazione insieme a Tremonti e a molti uomini del PDL (e non solo i “soliti finiani”), che attaccano apertamente l’idea di questo nuovo ministero. Berlusconi però va avanti e qualche giorno fa Brancher diventa ministro; poi il “fattaccio”, quando a poche ore di distanza dal giuramento di fronte al presidente della Repubblica, il neo ministro dichiara di volersi avvalere del legittimo impedimento (Brancher è indagato per appropriazione indebita nel processo della Banca Antonveneta che si sta tenendo in questo periodo). E questo fa emergere con brutale e disarmante chiarezza il perché di questo nuovo ministero creato, è il caso di dirlo, ad personam. Meno male che il Presidente della Repubblica risponde in maniera perentoria al Ministro opponendosi a questa manovra perversa e costringendolo ad una sorta di marcia indietro. Certo è che questa classe dirigente sembra sempre più chiusa in se stessa e incapace di riformarsi, arrivando così ben presto a decretarne la propria fine. Il punto è che di fronte a tale sfrontatezza si rischia anche di compromettere la credibilità della democrazia, della politica tutta, della separazione dei poteri. Credo che reagire con forza sia necessario e la richiesta della mozione di sfiducia nei confronti del ministro sia un atto dovuto. In uno Stato di diritto sarebbe il minimo.
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Giugno 15th, 2010 by admin
RESPINTA LA RICHIESTA DI CONFERIRE LA CITTADINANZA ONORARIA A GIUSEPPE ENGLARO
Giovedì scorso il Consiglio Comunale ha respinto (15 a favore, 18 contrari e 2 astenuti) la richiesta di conferire a Beppino Englaro la cittadinanza onoraria di Pisa. Sul tema mi ero già espresso (vedi il post sull’argomento) e fa piacere che il lavoro e le argomentazioni portate avanti da partiti politici dell’opposizione (Popolo della Libertà e Unione di Centro) e dai loro rispettivi consiglieri comunali, da associazioni e da tanti cittadini pisani, abbiano trovato forza e siano stati condivisi anche da alcuni consiglieri della maggioranza che, andando oltre mere logiche di appartenenza, hanno permesso di ottenere un risultato insperato e storico per la nostra città. Hanno votato a favore i consiglieri di Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista, Partito Socialista e gran parte del Partito Democratico, (con la presidente del Consiglio comunale, Titina Maccioni).
Hanno votato contro il Popolo della Libertà, l’Unione di Centro, 4 consiglieri del Pd (Del Torto, Passarelli, Mazzeo e Bongiovanni) e 2 consiglieri della lista civica Per Pisa (Gorreri e Ventura).
2 gli astenuti (Cammilli e De Neri del Pd).
RICORDANDO UN NUOVO MARTIRE CRISTIANO
“Fratelli carissimi, il Signore Nostro vi doni la pace. Prego perché questa sua pace sia sempre con voi. Il compito di un vescovo non é solo quello di interessarsi delle persone che gli sono state affidate, istruirle e guidarle, ma anche e soprattutto pregare per loro. So bene come sta diminuendo il numero della comunità cristiana in Anatolia, vedo bene le sue necessità e sono consapevole del bisogno della preghiera reciproca. Sono quasi tre anni che la bontà del Signore mi ha mandato tra voi. Non posso certo dire che sono stati anni facili. Molti problemi e preoccupazioni hanno cacciato la mia tranquillità e anch’io come Pietro in mezzo al mare ho gridato al Signore: “Aiutami sto affogando”. Ma nello stesso tempo devo dire che ringrazio il Signore per essere stato con voi e per essere stato un pezzo della nostra Chiesa in Anatolia. Le difficoltà che ho vissuto forse dimostrano veramente quanto ho amato o no questa comunità.
Vi invito a leggere le lettere di san Paolo e sia lui sempre la guida delle Chiese in Anatolia da lui fondate e interceda presso Dio perché come Lui possiamo testimoniare il Vangelo”.
Mons. Luigi Padovese - Lettera Pastorale di due anni fa
SCELTA GIUSTA
“Una giovane sposa in stato interessante fu un giorno ricoverata in ospedale per un attacco di appendicite: i medici dovettero applicarle del ghiaccio sullo stomaco e, alla fine di questi trattamenti, le consigliarono di abortire il bambino: a loro parere si trattava della miglior soluzione, perché il bambino sarebbe nato con qualche disabilità.
Ma la giovane e coraggiosa sposa decise di non interrompere la gravidanza e il bambino nacque. Quella signora era mia madre, e il bambino ero io. Sarò di parte ma credo di poter dire che quella scelta sia stata la scelta giusta. Spero che possa essere di incoraggiamento per tante madri che si trovino in situazioni difficili ma vogliano salvare la vita del loro bambino”.
Andrea Bocelli al pianoforte durante un concerto
UNA NUOVA COSCIENZA
Io come uomo
io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
che tocca il fondo
ma forse al peggio non c’è mai una fine.
Nel frattempo la vita non si arrende
e la gente si dà un gran da fare
tanti impegni tante storie
con l’inutile idea di colmare
la mancanza
di una nuova coscienza
di una vera coscienza.
È come se dovessimo riempire un vuoto profondo. E allora ci mettiamo dentro: rimasugli di cattolicesimo, pezzetti di sociale, brandelli di antichi ideali, un po’ di antirazzismo, e qualche alberello qua e là.
La decadenza
che viviamo
è un malessere
che ci prende pian piano.
È una specie di assenza
che prevede una sosta obbligata
è la vita che medita
ma si è come assopita.
Siamo vivi
malgrado la nostra apparenza
come uomini al minimo storico di coscienza.
È come se la vecchia morale non ci bastasse più. In compenso se ne sta diffondendo una nuova che consiste nel prendere in considerazione più che altro i doveri degli altri… verso di noi. Sembrerà strano ma sta diventando fortemente morale tutto ciò che ci conviene.
Praticamente un affare.
La decadenza
che subiamo
è uno scivolo
che va giù piano piano.
È una nuova esperienza
che ti toglie qualsiasi entusiasmo
e alla lunga modifica il tuo metabolismo.
Siam lì fermi malgrado la grave emergenza
come uomini al minimo storico di coscienza.
E pensare che basterebbe pochissimo. Basterebbe spostare a stacco la nostra angolazione visiva. Guardare le cose come fosse la prima volta. Lasciare fuori campo tutto il conformismo di cui è permeata la nostra esistenza. Dubitare delle risposte già pronte. Dubitare dei nostri pensieri fermi, sicuri, inamovibili. Dubitare delle nostre convinzioni presuntuose e saccenti. Basterebbe smettere di sentirsi sempre delle brave persone. Smettere di sentirsi vittime delle madri, dei padri, dei figli. Smascherare, smascherare tutto: smascherare l’amore, il riso, il pianto, il cuore, il cervello. Smascherare la nostra falsa coscienza individuale.
Subito. Qui e ora.
Sì, basterebbe pochissimo. Non è poi così difficile. Basterebbe smettere di piagnucolare, criticare, fare il tifo e leggere i giornali. Essere certi solo di ciò che noi viviamo direttamente. Rendersi conto che anche l’uomo più mediocre può diventare geniale se guarda il mondo con i suoi occhi. Basterebbe smascherare qualsiasi falsa partecipazione. Smettere di credere che l’unico obiettivo sia il miglioramento delle nostre condizioni economiche perché la vera posta in gioco… è la nostra vita. Basterebbe smettere di sentirsi vittime del denaro, del lavoro, del destino e persino del potere, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza naturale della stupidità degli uomini. Basterebbe rifiutare, rifiutare la libertà di calpestare gli altri, ma anche la finta uguaglianza. Smascherare la nostra bontà isterica. Smascherare la nostra falsa coscienza sociale.
Subito. Qui e ora.
Basterebbe pochissimo. Basterebbe capire che un uomo non può essere veramente vitale se non si sente parte di qualcosa. Basterebbe abbandonare il nostro smisurato bisogno di affermazione, abbandonare anche il nostro appassionato pessimismo e trovare finalmente l’audacia di frequentare il futuro con gioia.
Perché la spinta utopistica non è mai accorata o piangente. La spinta utopistica non ha memoria e non si cura di dolorose attese.
La spinta utopistica è subito. Qui e ora.
Io come uomo
io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
che tocca il fondo
ma forse al peggio non c’è mai una fine.
Perché non c’è nessuno che dia un senso
alle cose più semplici e vere
alla vita di ogni giorno
all’urgenza di un uomo migliore.
Io vedo un uomo
solo e smarrito
come accecato da false paure.
Ma la vita non muore
per le bombe
per la plastica o le acque del mare
e le ansie un po’ inventate
son pretesti per non affrontare
la mancanza di una vera coscienza
che è la sola ragione
della fine di qualsiasi civiltà.
Giorgio Gaber / Sandro Luporini
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Giugno 12th, 2010 by admin
Articolo tratto da Liberal:
Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi figura a buon diritto nel pantheon dei padri della nuova Italia, il cui processo di gestazione comincia in parallelo con l’arrivo delle truppe francesi nel nostro Paese, sulla scia delle convulsioni politico-militari seguite alla Rivoluzione francese. È questa la ragione che, alla vigilia del 150° dell’Unità, spiega l’organizzazione del convegno internazionale Sismondi e la nuova Italia da parte dell’Associazione di studi sismondiani, che si è tenuto dal 9 all’11 giugno a Pescia
(con apertura il 9 mattina a Firenze presso il Gabinetto G.P. Vieusseux e chiusura a Pisa l’11, presso la facoltà di Economia), con la partecipazione di studiosi italiani e stranieri delle diverse discipline interessate a questa straordinaria figura di intellettuale dell’800: dalla critica letteraria alla teoria politica, dalla scienza economica alla ricerca storica.
Leggi tutto l’articolo (Prima pagina) (Seconda pagina)
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Giugno 9th, 2010 by Carlo Lazzeroni
Nella vicenda dell’area camper a Marina di Pisa si dimostra ancora una volta una grave carenza di pianificazione da parte dell’amministrazione comunale. E’ noto da molto tempo che la realizzazione del porto turistico avrebbe fatto sì che l’area situata alla foce dell’Arno, molto frequentata dai camperisti, avrebbe dovuto trovare una nuova sistemazione. Oppure il Comune, attraverso una scelta legittima, avrebbe dovuto dire chiaramente che non desiderava investire in un’area camper anche se sarebbe miope rinunciare a molti turisti che, nonostante le critiche di qualcuno, portano vita sul litorale, insieme a soldi alle casse comunali e agli esercizi del litorale. Ma quello che veramente non è accettabile è vedere un’amministrazione che si trova a prendere decisioni sempre di fronte ad un’”emergenza”: in questo caso, l’arrivo di decine e decine di camper che posizionandosi in Piazza Viviani e non solo, hanno provocato le comprensibili proteste da parte degli abitanti. Ma il Comune cosa ha fatto in tutti questi mesi? Ha dovuto aspettare il caos, prevedibile, dei primi we estivi per individuare ed organizzare un’area camper in fretta e furia. Tra l’altro quest’area è provvisoria, quindi con relativo spreco di risorse e mi pare anche con un grosso rischio di insuccesso, vista la posizione non proprio felicissima in cui è stata localizzata.
L’area camper è provvisoria, ma c’è già un’idea di farla una definitiva? Dove sarebbe localizzata? Perché il Comune di Pisa ha atteso tanto tempo per trovare una soluzione definitiva? Secondo me una soluzione opportuna sarebbe quella di individuare uno spazio un po’ più lontano dal mare, ma più bello e accogliente anche per i camperisti, utilizzando ad esempio una parte della pineta nei pressi del campo sportivo di Marina o, se fosse possibile, anche in quella lungo la bigattiera tra Marina di Pisa e Tirrenia.
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Giugno 3rd, 2010 by Carlo Lazzeroni
Lunedì è stata una giornata molto triste per coloro che sperano nel processo di pace in Medio Oriente. Molto triste, innanzitutto, perchè in un blitz evitabile, compiuto in acque internazionali, sono rimaste uccise delle persone e perchè la democrazia israeliana conseguentemente si trova ancora più isolata. L’ho difesa spesso in passato nelle proprie azioni, anche in quelle ”forti”, per due ragioni principali: in nome della salvaguardia della sua sicurezza e per il fatto che è uno Stato che nasce per dare una patria a coloro che avevano subito un’immane tragedia per colpe “nostre”. Da lunedì però è la democrazia israeliana e i suoi amici sono più deboli così come, nel fronte opposto, chi cerca la via della convivenza pacifica tra due popoli e due Stati e non la sua cancellazione.
E per poter giustificare un’azione scellerata come quella vista lunedì non basta dire che le navi di “pacifisti” avevano collusioni con Hamas e non erano composte solo di autentici pacifisti (che sono in generale una rarità) e che molto probabilmente insieme a cibo e viveri portavano anche armi. Come dice Bernard-Henri Levy nell’articolo che allego sotto “schierarsi con lo Stato degli ebrei implica il dovere di criticarne gli errori”. E anche per questo, credo che il governo italiano, da amico di Israele, poteva astenersi, invece di votare contro, nella mozione approvata dall’Onu che chiedeva una commissione d’inchiesta internazionale: del resto l’azione spropositata è avvenuta in acque internazionali…
LA PAURA DI ESSERE SOLO AL MONDO. E’ QUESTO LO SBAGLIO DEL MIO AMICO ISRAEL - di B.H. Levy
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