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Responsabilità genitoriali: una proposta interessante per una maggiore equità nelle valutazioni delle condizioni familiari

Nel mese di dicembre la consigliera regionale dell’Emilia Romagna Silvia Noè, capogruppo dell’Unione di Centro, ha presentato un’interessante proposta di legge, (PDL sostegno alla genitorialità con relazione) che ha l’obbiettivo di promuovere azioni rivolte al sostegndelle responsabilità genitoriali, valorizzando e rafforzando il ruolo dei genitori, anche qualora essi non siano conviventi o vi sia un solo genitore. Questo progetto di legge intende andare oltre al concetto di nucleo familiare anagrafico per l’accesso e la compartecipazione al costo dei servizi per l’infanzia e scolastici, prevedendo la valutazione della condizione familiare, lavorativa ed economica di entrambi i genitori. L’introduzione di questo principio di equiparazione consentirà poi di dare pari opportunità e pari responsabilità ai genitori dei figli frequentanti i servizi, con evidente maggiore equità rispetto a sistemi impostati sulla valutazione del nucleo familiare anagrafico.
Questa proposta mi pare una proposta intelligente per evitare quelle disparità del sistema che rischiano di penalizzare pesantemente le coppie sposate rispetto a quelle conviventi, con residenze diverse. Per non parlare del fenomeno delle “false separazioni”, messe in atto dai molti furbi del nostro paese, proprio per eludere un sistema che penalizza le famiglie.

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Spazi via A. Pisano: diamo la parola ai cittadini

E così dopo mesi e mesi in cui il Comune di Pisa, e in particolare l’assessore Ciccone, aveva garantito che mai e poi mai gli spazi di via A. Pisano sarebbero stati concessi direttamente alle associazioni del progetto Rebeldia, ecco la svolta negli ultimi giorni.
Cosa ha fatto cambiare idea al Comune? Ufficialmente, ma si rasenta il ridicolo, un dossier prodotto da Rebeldia che rassicurerebbe il Comune: perchè si spiegherebbe che fare l’assegnazione in forma diretta è giuridicamente possibile.  Non mi appassionano i tecnicismi giuridici. Qui si tratta innanzitutto di una questione di uguaglianza tra associazioni e di rispetto. Non bisogna essere scienziati del diritto per poter contestare la decisione del Comune di Pisa di dare eventualmente gli spazi di via A. Pisano in forma diretta. Fare un bando di gara (escludendo alcune associazioni che avevano tutti i titoli per partecipare) e poi invece assegnare direttamente quegli spazi ad altre associazioni che non hanno partecipato al bando (perchè quei titoli richiesti per partecipare non avevano), non mi sembra il massimo della trasparenza.
E’ chiaro, come vado dicendo da tempo, che ci sono pressioni politiche (l’avvicinamento tra la maggioranza e Sel si fa sentire).
Visto però che ormai sono questioni politiche, faccio una proposta al Comune: apra veramente alla città su questa questione. La ascolti, ma sul serio. Proponga quindi le forme di partecipazione dei cittadini previste oggi dai regolamenti comunali e dalle leggi regionali.

 Lo può fare in due modi: 
- i
stituendo un referendum, come previsto dallo Statuto del Comune di Pisa, da svolgersi tra gli aventi diritto della città di Pisa o della zona in cui insiste lo spazio di via a. Pisano (Ctp n. 2). Esempio potenziale titolo referendum consultivo da sottoporre ai cittadini: “Sei favorevole all’assegnazione diretta degli spazi di via A. Pisano?

- richiedendo l’istituzione di un percorso strutturato di partecipazione, come previsto dalla Legge Regionale sulla Partecipazione, la n. 69/2007, per rendere protagonisti i cittadini pisani e i residenti del quartiere coinvolto.
Esempio potenziale titolo progetto di partecipazione: “Per una riqualificazione creativa e partecipata degli spazi di via A. Pisano”.

Il Comune mostri un pò di coraggio e un pò di fantasia…

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Coraggio, una Rai senza partiti

di Paolo Conti

L’occasione che si presenta, in questo primo trimestre 2012, per cominciare a liberare la Rai dalla stretta della politica è forse irripetibile: alla fine di marzo scadrà l’attuale Consiglio di amministrazione. Uno snodo ideale per varare una rapida riforma dei criteri di nomina della governance. A nessuno schieramento conviene più tenere in vita un meccanismo che include uno spoils system a ogni cambio di governo. Con le regole della legge Gasparri si accetta la prospettiva di un Cda fotocopia del governo in carica: e di lì discendono nomine «di area» nei tg e nelle reti attribuite con riti e criteri da Prima Repubblica, con tanto di bilanciamento per l’opposizione del momento. Il recente caso Minzolini è la punta più visibile di un iceberg tuttora vasto e solido.
Dovrebbe essere interesse parallelo, e lungimirante, del centrodestra e del centrosinistra trovare una soluzione condivisa così come sta avvenendo in altri essenziali settori della vita economica, fiscale, sociale. La prospettiva di un commissariamento appare impraticabile sia per metodo (il 2011 chiude con un pareggio di bilancio) che per merito (la Corte costituzionale ha vietato da anni all’esecutivo ingerenze dirette nel servizio pubblico). Con ogni probabilità l’idea di un Consiglio più snello (cinque membri?) con un presidente non più mero arbitro e con un amministratore delegato dotato di poteri simili a quelli di qualsiasi grande azienda audiovisiva potrebbe funzionare e almeno avviare il cambiamento.
Mario Monti ha scelto una tribuna Rai, quella di Fabio Fazio, per annunciare imminenti decisioni proprio sulla Tv pubblica. Viale Mazzini, ha detto, è «una forza del panorama culturale» ma occorrono «ulteriori passi in avanti» promettendo decisioni entro «qualche settimana». Monti riconosce alla Rai un ruolo importante nella vita sociale del Paese ma sa che bisogna allinearla al clima di un’Italia ormai diversa e alle regole degli altri Paesi europei. E sa anche che per la Rai occorre, forse più che altrove, un’intesa bipartisan. Sarebbe un vantaggio generale sostenerlo su questa via.
Ma qui è obbligatorio riflettere su un altro punto. Ha ancora senso una commissione parlamentare di Vigilanza Rai, ampia e pletorica, che nomina quasi tutto il Cda? Sergio Zavoli rappresenta per tutti un equilibrato e solido punto di riferimento. Ma la questione di fondo è un’altra. Nessuna Tv pubblica europea è sottoposta all’esame sia di un’Autorità (l’Agcom) che di un organismo bicamerale come quello italiano, continuamente dilaniato da fratture e polemiche (al punto da provare a stravolgere il senso stesso di una legge, come accadde nel marzo scorso con la par condicio quando Pdl e Lega tentarono di trasformare i talk show in tribune elettorali). Presidenti, consiglieri, direttori generali, direttori di rete e tg vengono continuamente convocati per audizioni che, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno effetti tangibili sulla qualità dei programmi e dell’informazione.
Che la Rai debba essere sottoposta a un periodico e attento controllo parlamentare, è fuor di dubbio trattandosi di tv pubblica. Ma continuare a sottoporla a un mini-Parlamento troppo spesso litigioso significa negarle ancora, al di là di facili slogan, ogni vera prospettiva di autentica autonomia sia gestionale che editoriale.

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